Vini e nomi strani: parolacce e proposte osé

Di Karin Mosca
Parolacce e proposte osé: i nomi del vino più strani - Drinks&Co

In vino veritas, sostiene un famoso modo di dire. Il vino, quando è troppo, può far uscire la nostra parte peggiore o quella più animale. A volte, però, non è neanche necessario berlo, ma solo leggere ad alta voce il nome della nostra bottiglia. Eh già, perché alcune cantine puntano su una strategia di marketing piuttosto, come dire, volgare, ma senza dubbio divertente e vincente! Ecco dei nomi davvero strani dati a dei vini.

Vino e parolacce

Avete litigato con il capo al lavoro? Vi hanno tagliato la strada in macchina? Avete fatto due ore di fila alle poste? Tranquilli, nulla che un bel calice di vino non possa sistemare! E se le convenzioni sociali vi impediscono di affacciarvi alla finestra e urlare insulti a chiunque, nessuno vi potrà impedire di leggere a voce alta delle etichette su delle bottiglie.

In questo caso, optate per un Bastardo (che in Portogallo non è altro che una varietà di uva), un Rosso Bastardo (che prende il nome dal paesino umbro da cui provengono le uve) o un Fat Bastard, se vi sentite ancora più arrabbiati. Non dimentichiamoci, poi, dell’intramontabile Nero di Troia, varietà il cui nome deriverebbe dall’omonima città pugliese o dalla leggenda di Diomede, reduce dalla guerra di Troia, che portò con sé in Puglia dei vitigni tipici della sua terra, la Grecia. 

In Australia esiste anche un vino che si chiama Bitch, termine un po’ forte per indicare una donna di facili costumi.

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Vini sexy

L’alcol, si sa, libera i freni inibitori! Ecco allora che i nomi di alcuni vini diventano dei chiari messaggi subliminali, che corrono in aiuto dei più timidi e pudici.

Il Soffocone di Vincigliata è un vino toscano prodotti dall’artista svedese Bibi Graetz. Il nome si rifà, chiaramente, alla fellatio ed è stato ispirato dalle numerose coppiette che, a quanto pare, si appartano vicino alla Cantina Testamatta. Anche lo Scopaio potrebbe apparire come un invito piuttosto esplicito, ma in realtà prende il nome dalla località Lo Scopaio a Castagneto Carducci, in Provincia di Livorno. La selezione di vini Orgasmo, infine, invitano a chiudere la serata in bellezza, anche se ai più romantici suggeriamo il Barbera Baciami Subito, della cantina La Scamuzza.

Vini con nomi sexy e piccanti - Drinks&Co

Sono molti, poi, i riferimenti al sesso femminile. Il Bernarda di Christian Trinchero, ad esempio, è nato dall’unione dei nomi di due famosi vitigni piemontesi, il barbera e il bonarda, ma è stato il voluto doppio senso che ha contribuito a renderlo famoso. Il Merlo della Topa Nera, prodotto da Gino Fuso Carmigiani in provincia di Lucca, invece, è proprio un omaggio al sesso femminile.

Proprio come il Nero di Troia, anche il Passerina è un vitigno dal nome particolare, diffuso nelle Marche, in Abruzzo, in Emilia Romagna e nel Lazio. I piccoli acini di questa varietà risultano particolarmente buoni ai passeri, che ne vanno ghiotti, e non mancano di certo le cantine che hanno approfittato del doppio senso. La cantina Lepore, ad esempio, ha chiamato il suo vino Passera delle Vigne.

Infine, la fattoria Uccelliera ha lanciato un vino chiamato Ficaia, termine che in dialetto toscano ha un significato molto più innocente: albero di fico. Esiste, poi, un vino frizzante che si chiama La Monella, prodotto dall’azienda Braida, ottimo se vi sentite piuttosto esuberanti!

I vini con i nomi più strani: parolacce e proposte osé -Drinks&Co

Non dimentichiamoci degli uomini: il vino non fa distinzioni di genere! Il Bricco dell’Uccellone prodotto sempre dall’azienda Braida, in realtà, non voleva essere un riferimento al membro maschile, ma un omaggio alla vecchia vicina di casa del vignaiolo, una signora soprannominata appunto “uccellone” per la sua abitudine di vestirsi di nero.

Il Pelaverga non è un invito a radersi le parti basse, ma semplicemente il nome di un vitigno a bacca nera piemontese, coltivato perlopiù in provincia di Cuneo. Esistono anche uno spumante biologico che si chiama Addio cugghiuna (letteralmente, “addio coglioni” in siciliano) e un brand di vini dal nome Deunasega, espressione empolese traducibile come “accipicchia!”

E se il biologico ormai si fa strada sempre più sulle tavole degli amanti del vino, esiste ancora chi preferisce una vinificazione più tradizionale, come Rodolfo Cosimi, che intitola il suo Brunello di Montalcino Bionasega, a mo’ di provocazione.

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Prodotto con uve Sangiovese, Canaiolo e Colorino, questo vino intenso nasce sulle dolci colline di Fiesole. Si apre al naso con eleganti aromi di frutti di bosco, arricchiti da piacevoli tocchi speziati di cacao. In bocca risulta straordinariamente morbido e rotondo, dai tannini equilibrati.

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Il nome ha una storia curiosa. La prima uva utilizzata per produrre questo vino cresceva nella vigna di nonna Caterina, antenata della famiglia Braida. In cantina, il nonno aveva poi l’abitudine di segnare col gesso la botte di Barbera più esuberante, scrivendo appunto “la monella”.

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I Braida hanno una passione per i nomi più strani. Questo Barbera d’Asti è dedicato a una donna che viveva vicino alle vigne di famiglia. Il suo naso ricordava il becco di un uccello e vestiva sempre di nero: tutto ciò le valse il soprannome di “uccellone”!

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