Tag: vino bio

PIWI: i vini prodotti da vitigni resistenti

Forse, negli ultimi tempi, vi sarà capitato di sentire parlare di vini PIWI o di vitigni resistenti. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e perché si stanno diffondendo sempre di più anche nel nostro paese.

Che cosa sono i vini PIWI e i vitigni resistenti? - Drinks&Co

I vini PIWI e i vitigni resistenti

Quando si parla di Pilzwiderstandsfähige Rebsorte – o PIWI, per chi non domina il tedesco – si parla di “varietà di vite resistenti alle crittogame”, cioè incroci tra alcune varietà di vite da vino e delle varietà di vite americane resistenti alle malattie fungine.

Le viti, proprio come gli umani, si ammalano. Le malattie fungine della vite furono importate involontariamente dall’America nel XIX secolo, con l’introduzione di alcune varietà di vite americane in Europa. Queste, insieme alla devastante fillossera, per poco non decretarono la fine della viticoltura europea. Per questo motivo, ogni anno, numerosi interventi fitosanitari sono obbligatori in tutto il paese, allo scopo di contenere una possibile infezione (e un possibile disastro).

La scopo dei vitigni resistenti è quello di “giocare in anticipo” sulla natura evitando di dover utilizzare sostanze chimiche e ricorrere ai trattamenti anticrittogamici. Come? Unendo la resistenza delle piante americane alla qualità dei vitigni europei.

Stiamo parlando, quindi, di una viticoltura attenta alla sostenibilità ambientale: non a caso questi incroci vengono spesso definiti “super bio”.

La storia dei PIWI

In realtà, lo studio di vitigni “incrociati” non è per nulla una cosa degli ultimi anni. Tra il 1880 e il 1935, infatti, vennero condotte numerose ricerche e prove per rendere le viti più resistenti ai funghi. I risultati, però, furono piuttosto deludenti, tanto che, ancora oggi, quando si sente parlare di vitigni resistenti – o ibridi, ma meglio evitare il termine – qualcuno tende a storcere il naso.

Gli studi e gli incroci condotti ai giorni nostri, invece, sono notevolmente più sofisticati e complessi rispetto a quelli del passato. Gli ottimi risultati ottenuti nelle prove di vinificazione, infatti, hanno evidenziato il rispetto delle caratteristiche varietali e hanno fatto sì che questi vitigni venissero accettati dalla Comunità Europea per la produzione dei “Vini di Qualità”.

Vini PIWI e vitigni resistenti: cosa sono? - Drinks&Co

La selezione dei PIWI

Innanzitutto, va sottolineato che il processo di selezione delle viti PIWI non è per nulla semplice o breve, ma può durare anche alcune decine di anni!

La prima fase consiste nel creare gli incroci, per poi ottenere delle piantine da seme che vengono esposte al fungo. Infine, si selezionano gli esemplari resistenti, che saranno poi valutati anche da un punto di vista enologico. Durante il processo, è possibile ricorrere all’utilizzo di alcuni marcatori per evidenziare i genotipi che contengono i geni della resistenza.

Le varietà più diffuse e la situazione in Italia

Nel campo dei PIWI, sono i tedeschi che dominano la scena, seguiti da austriaci e svizzeri. Di conseguenza, anche le varietà PIWI più diffuse sono di origine germanica. Tra queste ricordiamo il Bronner, il Cabernet Carbon, il Cabernet Cortis, il Gamaret, l’Helios, il Muscaris, il Johanniter, il Prior, il Regent e il Solaris.

In Italia, invece, le regioni che più credono nei vitigni resistenti sono quelle del Nord-Est: Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.

Voi cosa ne pensate? I vitigni PIWI rappresentano davvero la viticoltura del futuro?

 

Ti potrebbe interessare:

 

Il vino bio ha un sapore migliore di quello normale?

 TAGS:undefinedQuella dei vini biologici è una tendenza al rialzo, sia in Spagna che in paesi come la Francia, dove la cultura bio si è ormai imposta da molto tra i consumatori. Più che una moda, si tratta di una tendenza che, oltre ad aggiungere valore al prodotto, riduce al minimo l’impatto ambientale del raccolto per mano dell’ uomo.

Tuttavia, possiamo dire che il vino bio migliore delvino convenzionale? Sia negli Stati Uniti e in Francia in Spagna, sono stati condotti due studi in cui tutto sembra indicare che il vino biologico, in condizioni simili, abbia un sapore migliore rispetto al resto dei vini.

In particolare, lo studio statunitense, condotto dalla Kedge Business School e la University of California di Los Angeles (UCLA), e che comprende il portale francese Notre-planet.info, indica che i vini della California certificati come bio sono migliori. Per condurre lo studio, i suoi leader hanno preso come punto di partenza più di 74.000 referenze valutate da esperti di The Wine Advocate, Wine Enthusiast e Wine Spectator. Dopo aver effettuato i pesi appropriati, il risultato è stato che i vini organici hanno una media di 4,1 superiore rispetto ai vini convenzionali su una scala di 100 punti.

Mentre i risultati sono applicabili solo a vini prodotti in California, uno studio simile in Francia presenta alcuni risultati preliminari del genere, mentre manca la pubblicazione di risultati conclusivi. Lo studio è stato condotto dal Kedge Business School e, ad oggi, suggerisce che in Francia il vino biologico ha un sapore migliore di quello che non lo è.

Come sempre, però, su Uvinum sosteniamo che il vino migliore è quello che più piace alla persona che sta bevendo e che fattori come la società, lo stato d’animo e il matrimonio influiscono su questa scelta. Tuttavia, se qualcosa è vero è che una vinificazione che prende in considerazione l’ambiente e lo rispetta contribuisce ad arricchire lo stesso l’ambiente, il territorio e la biodiversità, il che presenta un enorme vantaggio per tutti e anche per il vino.

 TAGS:Albet i Noya 3 Macabeus 2015Albet i Noya 3 Macabeus 2015

Albet i Noya 3 Macabeus 2015

 

 

 TAGS:Serras del Priorat 2014Serras del Priorat 2014

Serras del Priorat 2014