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PIWI: i vini prodotti da vitigni resistenti

Forse, negli ultimi tempi, vi sarà capitato di sentire parlare di vini PIWI o di vitigni resistenti. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e perché si stanno diffondendo sempre di più anche nel nostro paese.

Che cosa sono i vini PIWI e i vitigni resistenti? - Drinks&Co

I vini PIWI e i vitigni resistenti

Quando si parla di Pilzwiderstandsfähige Rebsorte – o PIWI, per chi non domina il tedesco – si parla di “varietà di vite resistenti alle crittogame”, cioè incroci tra alcune varietà di vite da vino e delle varietà di vite americane resistenti alle malattie fungine.

Le viti, proprio come gli umani, si ammalano. Le malattie fungine della vite furono importate involontariamente dall’America nel XIX secolo, con l’introduzione di alcune varietà di vite americane in Europa. Queste, insieme alla devastante fillossera, per poco non decretarono la fine della viticoltura europea. Per questo motivo, ogni anno, numerosi interventi fitosanitari sono obbligatori in tutto il paese, allo scopo di contenere una possibile infezione (e un possibile disastro).

La scopo dei vitigni resistenti è quello di “giocare in anticipo” sulla natura evitando di dover utilizzare sostanze chimiche e ricorrere ai trattamenti anticrittogamici. Come? Unendo la resistenza delle piante americane alla qualità dei vitigni europei.

Stiamo parlando, quindi, di una viticoltura attenta alla sostenibilità ambientale: non a caso questi incroci vengono spesso definiti “super bio”.

La storia dei PIWI

In realtà, lo studio di vitigni “incrociati” non è per nulla una cosa degli ultimi anni. Tra il 1880 e il 1935, infatti, vennero condotte numerose ricerche e prove per rendere le viti più resistenti ai funghi. I risultati, però, furono piuttosto deludenti, tanto che, ancora oggi, quando si sente parlare di vitigni resistenti – o ibridi, ma meglio evitare il termine – qualcuno tende a storcere il naso.

Gli studi e gli incroci condotti ai giorni nostri, invece, sono notevolmente più sofisticati e complessi rispetto a quelli del passato. Gli ottimi risultati ottenuti nelle prove di vinificazione, infatti, hanno evidenziato il rispetto delle caratteristiche varietali e hanno fatto sì che questi vitigni venissero accettati dalla Comunità Europea per la produzione dei “Vini di Qualità”.

Vini PIWI e vitigni resistenti: cosa sono? - Drinks&Co

La selezione dei PIWI

Innanzitutto, va sottolineato che il processo di selezione delle viti PIWI non è per nulla semplice o breve, ma può durare anche alcune decine di anni!

La prima fase consiste nel creare gli incroci, per poi ottenere delle piantine da seme che vengono esposte al fungo. Infine, si selezionano gli esemplari resistenti, che saranno poi valutati anche da un punto di vista enologico. Durante il processo, è possibile ricorrere all’utilizzo di alcuni marcatori per evidenziare i genotipi che contengono i geni della resistenza.

Le varietà più diffuse e la situazione in Italia

Nel campo dei PIWI, sono i tedeschi che dominano la scena, seguiti da austriaci e svizzeri. Di conseguenza, anche le varietà PIWI più diffuse sono di origine germanica. Tra queste ricordiamo il Bronner, il Cabernet Carbon, il Cabernet Cortis, il Gamaret, l’Helios, il Muscaris, il Johanniter, il Prior, il Regent e il Solaris.

In Italia, invece, le regioni che più credono nei vitigni resistenti sono quelle del Nord-Est: Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.

Voi cosa ne pensate? I vitigni PIWI rappresentano davvero la viticoltura del futuro?

 

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Vini e nomi strani: parolacce e proposte osé

In vino veritas, sostiene un famoso modo di dire. Il vino, quando è troppo, può far uscire la nostra parte peggiore o quella più animale. A volte, però, non è neanche necessario berlo, ma solo leggere ad alta voce il nome della nostra bottiglia. Eh già, perché alcune cantine puntano su una strategia di marketing piuttosto, come dire, volgare, ma senza dubbio divertente e vincente! Ecco dei nomi davvero strani dati a dei vini.

Nomi di vini osé e cattivi - Drinks&Co

Vino e parolacce

Avete litigato con il capo al lavoro? Vi hanno tagliato la strada in macchina? Avete fatto due ore di fila alle poste? Tranquilli, nulla che un bel calice di vino non possa sistemare! E se le convenzioni sociali vi impediscono di affacciarvi alla finestra e urlare insulti a chiunque, nessuno vi potrà impedire di leggere a voce alta delle etichette su delle bottiglie.

In questo caso, optate per un Bastardo (che in Portogallo non è altro che una varietà di uva), un Rosso Bastardo (che prende il nome dal paesino umbro da cui provengono le uve) o un Fat Bastard, se vi sentite ancora più arrabbiati. Non dimentichiamoci, poi, dell’intramontabile Nero di Troia, varietà il cui nome deriverebbe dall’omonima città pugliese o dalla leggenda di Diomede, reduce dalla guerra di Troia, che portò con sé in Puglia dei vitigni tipici della sua terra, la Grecia. 

In Australia esiste anche un vino che si chiama Bitch, termine un po’ forte per indicare una donna di facili costumi.

Parolacce e proposte osé: i nomi del vino più strani - Drinks&Co

Vini sexy

L’alcol, si sa, libera i freni inibitori! Ecco allora che i nomi di alcuni vini diventano dei chiari messaggi subliminali, che corrono in aiuto dei più timidi e pudici.

Il Soffocone di Vincigliata è un vino toscano prodotti dall’artista svedese Bibi Graetz. Il nome si rifà, chiaramente, alla fellatio ed è stato ispirato dalle numerose coppiette che, a quanto pare, si appartano vicino alla Cantina Testamatta. Anche lo Scopaio potrebbe apparire come un invito piuttosto esplicito, ma in realtà prende il nome dalla località Lo Scopaio a Castagneto Carducci, in Provincia di Livorno. La selezione di vini Orgasmo, infine, invitano a chiudere la serata in bellezza, anche se ai più romantici suggeriamo il Barbera Baciami Subito, della cantina La Scamuzza.

Vini con nomi sexy e piccanti - Drinks&Co

Sono molti, poi, i riferimenti al sesso femminile. Il Bernarda di Christian Trinchero, ad esempio, è nato dall’unione dei nomi di due famosi vitigni piemontesi, il barbera e il bonarda, ma è stato il voluto doppio senso che ha contribuito a renderlo famoso. Il Merlo della Topa Nera, prodotto da Gino Fuso Carmigiani in provincia di Lucca, invece, è proprio un omaggio al sesso femminile.

Proprio come il Nero di Troia, anche il Passerina è un vitigno dal nome particolare, diffuso nelle Marche, in Abruzzo, in Emilia Romagna e nel Lazio. I piccoli acini di questa varietà risultano particolarmente buoni ai passeri, che ne vanno ghiotti, e non mancano di certo le cantine che hanno approfittato del doppio senso. La cantina Lepore, ad esempio, ha chiamato il suo vino Passera delle Vigne.

Infine, la fattoria Uccelliera ha lanciato un vino chiamato Ficaia, termine che in dialetto toscano ha un significato molto più innocente: albero di fico. Esiste, poi, un vino frizzante che si chiama La Monella, prodotto dall’azienda Braida, ottimo se vi sentite piuttosto esuberanti!

I vini con i nomi più strani: parolacce e proposte osé -Drinks&Co

Non dimentichiamoci degli uomini: il vino non fa distinzioni di genere! Il Bricco dell’Uccellone prodotto sempre dall’azienda Braida, in realtà, non voleva essere un riferimento al membro maschile, ma un omaggio alla vecchia vicina di casa del vignaiolo, una signora soprannominata appunto “uccellone” per la sua abitudine di vestirsi di nero.

Il Pelaverga non è un invito a radersi le parti basse, ma semplicemente il nome di un vitigno a bacca nera piemontese, coltivato perlopiù in provincia di Cuneo. Esistono anche uno spumante biologico che si chiama Addio cugghiuna (letteralmente, “addio coglioni” in siciliano) e un brand di vini dal nome Deunasega, espressione empolese traducibile come “accipicchia!”

E se il biologico ormai si fa strada sempre più sulle tavole degli amanti del vino, esiste ancora chi preferisce una vinificazione più tradizionale, come Rodolfo Cosimi, che intitola il suo Brunello di Montalcino Bionasega, a mo’ di provocazione.

 

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Domani sarà la notte più paurosa di tutto l’anno, la notte di Halloween! Il nostro suggerimento è sempre lo stesso: tenete pronta una bella scorta di bottiglie di vino! Questa volta, però, vi proponiamo di stupire (o spaventare) i vostri amici con dei vini dai nomi terrificanti…

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Benvenuti nel castello di Dracula! Rosso come il sangue, questo vino sprigiona succose note di lampone, viola, amarena e sambuco e rivela un gusto dolce e fruttato. Non è un caso che sia stato scelto proprio il vitigno Marzemino per l’elaborazione di questo vino malefico. Nella celebre opera di Mozart, Don Giovanni esclama “Versa il vino! Eccellente Marzemino!” giusto poco prima di essere inghiottito dalle fiamme dell’inferno. Anche la bottiglia, dallo stile antico e decorata con la “D” di Dracula, potrebbe benissimo essere stata ritrovata in un castello infestato!

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Questo Sauvignon Blanc è un vino fresco e delicato, caratterizzato da una bella mineralità e da un’acidità piacevole. Cosa c’è da temere, vi chiederete. Beh, la cantina Ponte del Diavolo prende il nome da una storia popolare, piuttosto inquietante, che riguarda il maestoso ponte medievale di Cividale del Friuli. Secondo la leggenda, i cittadini fecero un patto con il diavolo in persona: un ponte in cambio dell’anima della prima creatura che lo avesse attraversato. I cividalesi, però, si rivelarono più furbi del demonio e fecero passare sul ponte un animale – un cane, un gatto o un maiale, a seconda della versione. Il diavolo dovette accettare la sconfitta ma, ancora oggi, si sentono strani rumori, simili a grugniti, provenire dalle acque del fiume. 

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Vi sentite un po’ vampiri? Bene, allora bevete del sangue! Non vi preoccupate, non siamo impazziti: stiamo parlando del Sangue di Giuda “C’era una volta…” della cantina Losito e Guarini, un vino dolce, vellutato e dal profumo di frutti di bosco. Il nome del vino deriva da un’antica leggenda diffusa in provincia di Pavia. Giuda, infatti, dopo essersi pentito di aver tradito Gesù, rinacque nell’Oltrepò Pavese. La gente locale, inferocita, cercò di ucciderlo, ma egli si fece perdonare proteggendo le viti locali da qualsiasi tipo di malattia.

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Torniamo a parlare di ponti e promesse al diavolo. Il nome di questo vino rosato deriva da una leggenda legata alla città di Cahors e al suo monumento principale, il ponte Valentré. Poiché la costruzione del ponte stava tardando troppo (70 anni!), l’architetto deciso di chiedere aiuto al diavolo, promettendogli in cambio la sua anima.  A lavoro quasi ultimato, però, l’architetto cercò di ingannare il diavolo affidandogli un contenitore bucato per trasportare l’acqua necessaria ai lavoratori. Il diavolo, accortosi del trucco, iniziò a togliere, ogni notte, l’ultima pietra della torre centrale, quella che avrebbe determinato la fine del lavoro, che doveva essere quindi sostituita ogni mattina. Oggi, appollaiato su quella stessa torre, è possibile intravedere la statua in pietra del piccolo demonio.

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Il nome di questo vino, “Casillero del Diablo” – “Deposito del Diavolo”, deriva da una leggenda legata direttamente alla famiglia Concha y Toro. Oltre un secolo fa, Don Melchor decise di conservare una partita dei vini migliori per sé. Si rese presto conto, però, che alcune bottiglie erano scomparse dal deposito. Per evitare altri furti, mise in giro la voce che il suo magazzino fosse abitato dal diavolo in persona. La gente della zona, molto superstiziosa, si spaventò molto, tanto che si decise di liberare, durante la notte, un toro inferocito, che vagasse per le tenute e proteggesse contro quei pochi banditi che avevano il coraggio di sfidare il demonio.

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“Un brindisi agli infami!” È questo il motto dei vini 19 Crimes, le cui etichette riportano le foto di veri criminali puniti con la deportazione. Dal 1783, infatti, chiunque avesse commesso uno dei 19 crimini puniti “by transportation” in Gran Bretagna e nelle sue colonie poteva scegliere tra la pena di morte o essere deportato in Australia. Ed  è grazie a questi briganti-pionieri che nacquero, dall’altra parte del mondo, un nuovo paese e una nuova cultura. Questo Red Blend è dedicato al giovane John Boyle O’Reilly, membro della Fratellanza Repubblicana Irlandese. Dopo essere fuggito negli Stati Uniti, John divenne un importante portavoce dei Feniani e della cultura irlandese come direttore del giornale di Boston The Pilot.

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I nonni sono fatti per viziarci e coccolarci, ma oggi i festeggiati sono loro! Se non avete ancora pensato a un regalo per la Festa dei Nonni, vi faranno comodo i nostri consigli.

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C’è forse un regalo per i nonni migliore che un vino dedicato a una nonna? Il “Nonna Concetta” Nerello Mascalese della cantina Calabretta è un vino elaborato secondo i dettami del movimento Triple A, con uve provenienti da viti plurisecolari coltivate in agricoltura biologica. Massimiliano, appartenente alla quarta generazione di viticoltori della famiglia Calabretta, ha voluto dedicare questo vino rosso, potente e corposo, alla nonna Concetta che, dopo la seconda guerra mondiale, aiutò il marito Salvatore a rendere l’azienda di famiglia un punto di riferimento per l’enologia siciliana. 

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Gerry Scotti è uno dei personaggi più amati della televisione italiana. I vini della sua linea “Nato in una vigna” vogliono essere un omaggio alla sua famiglia e alle sue origini. Uno dei momenti dell’infanzia a cui il presentatore è più legato è il periodo della vendemmia, quando grandi e piccini si univano in campagna per la raccolta dell’uva. Inoltre, la leggenda vuole che alla madre di Gerry si siano rotte le acque proprio mentre si riposava all’ombra di un melograno vicino alla vigna dove lavoravano il marito e il suocero. Questo Regiù Barbera 2018 è un vino vellutato, di grande struttura e persistenza, il cui bouquet sprigiona aromi di frutta rossa matura. Se poi pensiamo che “regiù”, in molti dialetti lombardi, significa “capo famiglia”, questo vino risulta particolarmente adatto a un nonno, non vi pare?

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I nonni e le loro storie: uno dei ricordi più belli legati all’infanzia. Ecco un vino che promette di farci sentire come in una fiaba: il Moscato dolce “C’era una volta” di Losito e Guarini. Si tratta di uno spumante ottenuto da uve 100% Moscato Bianco dell’Oltrepò Pavese, dal bouquet fruttato e floreale, e dal sapore dolce e fresco. Ottimo da stappare al momento del dolce, meglio se con la famosa torta della nonna.

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Il San Marzano di Borsci è forse uno di quei liquori un po’ dimenticati dalle nuove generazioni, ma che è tanto caro ai nostri nonni. Probabilmente, se apriste il mobiletto dei liquori, ne trovereste una bottiglia semivuota aperta da chissà quanti anni! Questa “Specialità Orientale”, però, merita di essere riscoperta. Forse i vostri nonni lo conoscono meglio come l’Elisir di Borsci, così chiamato in riferimento alla leggenda della pietra filosofale, capace di trasformare in oro i metalli. Infatti, grazie al suo sapore né troppo dolce né troppo amaro, questo liquore rende migliore ciò che è già si per sé buonissimo: usatelo per correggere il caffè e per insaporire dolci e gelati.

Settembre, è tempo di vendemmia!

Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare, sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi.

Così Cesare Pavese descriveva i giorni della vendemmia nel suo ultimo romanzo, La luna e i falò. Ma, esattamente, cosa si intende per vendemmia?

Vendemmia: come si svolge e perché é importante condurla bene - Drinks&Co

Che cos’è la vendemmia?

Con il termine vendemmia si indica la raccolta dell’uva destinata alla produzione del vino. I frutti, una volta raccolti, vengono poi trasportati in cantina, dove iniziano il processo di vinificazione. Un tempo, la vendemmia riuniva le famiglie e gli amici, che lavoravano insieme nei campi e festeggiavano con ricchi banchetti. Oggi, sebbene non sia più come quella dei “bei vecchi tempi”, la vendemmia mantiene comunque un significato rituale, un momento atteso da tutti i lavoratori che si sono presi cura delle vigne durante l’anno.

La raccolta può avvenire in tre periodi diversi: agosto-settembre, settembre-ottobre e ottobre-novembre. Le uve vengono raccolte quando raggiungono la giusta maturazione, cioè quando nell’acino il rapporto tra gli zuccheri e gli acidi ha raggiunto il valore ottimale. Inoltre, va valutata anche quella che è chiamata la “maturazione fenolica”, ossia quando gli aromi e i profumi sono completamente sviluppati.

La vendemmia può essere sia manuale che meccanica. La prima modalità richiede dei tempi maggiori, per questo viene normalmente adottata quando si devono produrre vini di alta qualità. I grappoli vengono raccolti e selezionati singolarmente dagli operatori. La seconda modalità, invece, viene condotta con macchine vendemmiatrici capaci di scuotere gli acini, orizzontalmente o verticalmente, staccare i grappoli dalla pianta e raccoglierli prima che questi cadano a terra. Ovviamente, i tempi e i costi vengono notevolmente ridotti.

Le regole della vendemmia

Durante la vendemmia, è necessario prestare attenzione alla qualità dell’uva che si sta raccogliendo. Ad esempio, non si deve raccogliere l’uva bagnata, in quanto potrebbe rovinare il mosto. Inoltre, vanno evitate le ore più calde: il calore potrebbe far fermentare l’uva una volta che questa venga staccata dalla pianta. Per evitare che ciò accada, la vendemmia avviene quasi sempre durante le prime ore del mattino, se non addirittura di notte.

Una volta raccolta, l’uva deve essere riposta in contenitori dalla capienza limitata, per evitare che gli acini si schiaccino sotto il peso degli altri grappoli. Non appena possibile, l’uva deve essere portata in cantina, prima che i processi di macerazione e fermentazione inizino spontaneamente quando i frutti sono ancora nelle cassette.

Ora che abbiamo capito quanto una vendemmia ben condotta sia di fondamentale importanza per la qualità finale del vino, perché non ce ne godiamo un buon calice?

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Cordero di Montezemolo Barbera d’Alba 2018

Il Cordero di Montezemolo Barbera d’Alba 2018 è ottenuto dall’assemblaggio di uve Barbera provenienti da vari vigneti della tenuta Monfalletto. È un vino complesso, con un bouquet che sprigiona note di mora, prugna, cacao e liquirizia. In bocca, sorprendono il sorso pieno e i tannini morbidi. Ottimo da accompagnare a piatti della tradizione culinaria piemontese.

 TAGS:Emidio Pepe Cerasuolo d'Abruzzo 2018

Emidio Pepe Cerasuolo d’Abruzzo 2018

Emidio Pepe Cerasuolo d’Abruzzo 2018 è elaborato con uve Montepulciano vinificate in bianco. Si tratta di un vino rosato dai profumi di confettura di fragola e lamponi, arricchiti da delicate sfumature di fiori ed erbe. Fresco e profondo allo stesso tempo, presenta un sorso pieno e un gusto persistente.

Cosa decide il prezzo di un vino?

Perché, se vado al discount, posso trovare una bottiglia di vino a 2€ e per altre, invece, dovrei aprire un mutuo? Alla fine, tutto proviene dalla stessa materia prima: l’uva, diffusa in tutto il mondo in grandi quantità! Quanti di noi hanno avuto il piacere (o il dispiacere) di assaggiare il vino fatto dal proprio nonno in campagna? Quello, forse, non ne valeva neanche 2€, eppure era bio e a km zero!

Cosa incide sul prezzo del vino? - Uvinum

In realtà, se ci riflettiamo, sono molti i fattori che incidono sul prezzo finale di un vino.

La vigna

Mantenere una vigna costa. Molto. Oltre all’investimento iniziale per comprarla, anche il mantenimento comporta alla cantina costi elevati. Si pensi ai macchinari, agli strumenti e ai prodotti necessari alla cura del vigneto. 

Inoltre, in vigna lavorano un sacco di persone… che bisogna pagare, naturalmente! Contadini, agronomi e viticoltori sono solo alcune delle figure che prendono parte alla fase iniziale di produzione del vino!

Quantità di produzione

Come dicevamo poco fa, tutto inizia con l’uva e con la vendemmia. La raccolta, ovviamente, porta dei costi fissi alla cantina (manodopera, macchinari, ecc.), che oltretutto non sono direttamente proporzionali alla quantità di frutta utilizzabile e di bottiglie prodotte.

In un anno in cui la raccolta risulta scarsa, quindi, i costi si fanno sentire maggiormente e vanno ammortizzati aumentando il prezzo del prodotto finale. Se un’annata risulta abbondante, invece, il numero di bottiglie prodotte sarà maggiore e non sarà necessario aumentarne il prezzo.

Tecniche di vinificazione e invecchiamento

La vinificazione, sembra banale spiegarlo, è quel processo attraverso il quale dall’uva si produce il vino. Il processo è lo stesso, ma le tecniche sono diverse! Alcune cantine, infatti, puntano alla quantità, mentre altre alla qualità dei loro prodotti: è la stessa differenza che si ha tra un prodotto “industriale” e uno “artigianale”. E un artigiano si paga di più!

Consideriamo, poi, il tempo. Un vino che ha affrontato un lungo periodo di maturazione, generalmente, costa di più e non solo perché non è stato possibile venderlo immediatamente per ricavarne un guadagno: far maturare un vino significa comprare materiali in cui farlo riposare e occupare spazio in cantina. Con il passare del tempo, e con sempre più (costose) botti da riporre in magazzino, la cantina, a un certo punto, è costretta ad allargarsi!

Il prezzo di una bottiglia di vino - Uvinum

Zona di produzione e cantina

Ogni zona di produzione ha le sue caratteristiche specifiche, ma alcune sono oggettivamente migliori di altre. Ci sono regioni vinicole storiche che ogni anno – grazie a particolarità nella composizione del terreno, a un microclima unico al mondo o a un vitigno autoctono rarissimo – sfornano vini di qualità eccelsa. In queste zone, il vino viene spesso elaborato secondo tecniche e tradizioni antiche, che i vignaioli si tramandano di generazione in generazione!

Per garantire la qualità dei loro prodotti, queste zone geografiche (indicate dalle sigle DOC, DOCG, IGT, IGP) sono protette da rigidi disciplinari, ideati appositamente per regolare il processo di produzione e le quantità di vino che è concesso produrre. Sono, ovviamente, delle restrizioni che mirano a difendere la qualità del prodotto e il territorio, ma che rendono il lavoro degli agricoltori e degli enologi più difficile e controllato.

Altro punto fondamentale: la cantina. Una cantina che ha saputo durare nel tempo, costruirsi una reputazione e farsi amare dai grandi critici del vino merita di essere ricompensata. È proprio come comprare una borsa di una grande firma!

La bottiglia

Bottiglia, tappo ed etichetta non sono certo regalati! Gli enologi sanno che la qualità di una buona confezione può incidere notevolmente anche sulla qualità del vino. Non vale la pena rischiare di mandare in malora anni e anni di attesa per risparmiare proprio sulla bottiglia!

Non dimentichiamoci, poi, del marketing! Una bella etichetta, magari decorata da qualche artista o firmata da qualche VIP, fa vendere di più… ma prima si deve investire! A tutto ciò, aggiungiamo anche i costi per tutti gli intermediari (grossisti, distributori, rappresentanti, negozianti, ecc.).

Anche se l’equivalenza “prezzo alto = qualità” è quasi sempre la più veritiera, esistono sul mercato dei vini buoni venduti a prezzi più accessibili. In base a tutti i fattori elencati, risulta evidente che le variabili sono molte. Quando si compra una bottiglia costosa, il consiglio è quello di informarsi prima di procedere all’acquisto, visitando i siti internet di critici e guide e comparando bene i prezzi di ogni negozio.

 

 TAGS:Tenuta Guado al Tasso Antinori Il Bruciato 2016

Tenuta Guado al Tasso Antinori Il Bruciato 2016

Il Bruciato è elaborato con uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah provenienti dai vigneti della Tenuta Guado al Tasso di proprietà della famiglia Antinori. È un vino intenso, dalle note fruttate e speziate, che in bocca si rivela strutturato e persistente.

 TAGS:Notte Rossa Negroamaro Rosato Salento 2018

Notte Rossa Negroamaro Rosato Salento 2018

Questo Negroamaro Rosato di Notte Rossa ci arriva da cuore del Salento. Le uve 100% Negramaro provengono da vigneti situati a un’altitudine di 100m sul livello del mare.  In bocca si rivela di buon corpo, fresco ed equilibrato.

Vini di uve ibride: avranno un futuro?

Le uve ibride vengono utilizzate in varie parti del mondo per produrre vini. Ma non sono sempre son ben viste. Ad esempio, la Francia le proibisce nei vini classificati, ad eccezione del Baco Blanc nella distillazione di Armagnac; l’Austria consente il loro utilizzo nell’elaborazione e nella vendita dei vini Uhudler nel Südburgenland, ma concede loro il più basso livello di etichettatura. E negli Stati Uniti, nonostante gli inverni freddi che supportano queste uve, non sempre ricevono un caloroso benvenuto tra gli acquirenti di vino.


Gli ibridi (incroci deliberati tra due specie di vite) rappresentano meno del 5% dei vigneti del mondo. Secondo gli esperti di questo tipo di vini, come José Vouillamoz, coautore della guida Wine Grapes, questi vitigni ibridi sono stati creati principalmente per fornire resistenza contro le malattie fungine e le gelate. Secondo lui, il loro futuro è discutibile.

Il futuro dell’uva ibrida

Altri viticoltori statunitensi spiegano che gli ibridi per natura producono vini minori. E alcuni vedono questo tipo di vino come un segno del cambiamento, in un momento in cui le persone si incuriosiscono con le cose diverse e sperimentali. Quindi, per questo alcuni degustatori saranno disposti a ordinare un vino ottenuto da uve ibride.

D’altra parte, in alcune zone sono visti come qualcosa di positivo. Certi vitigni ibridi hanno una elevata capacità di sopportare i duri inverni alpini e ciò è utile a molti produttori per coltivare uve utilizzando tecniche biodinamiche, che sarebbero impossibili utilizzando vitigni autoctoni più fragili.

Negli Stati Uniti si considera che i vitigni ibridi saranno presto conosciuti come vitigni americani. Anche se al momento è poco chiaro il futuro, perché in realtà non c’è molta richiesta. Tutto dipenderà dall’introduzione di nuove uve, dai cambi di gusto dei consumatori o dai cambiamenti climatici che richiedono ai produttori di rivedere le coltivazioni.

Cosa succede in Europa e in Spagna?

L’Unione europea, dal canto suo, non mette ostacoli alla coltivazione dei vitigni ibridi e la successiva commercializzazione dei vini prodotti. Si vendono ufficialmente in Germania e in Italia. Tuttavia, in Spagna, sembra che la questione sia più complicata, dal momento che il governo ha approvato nel 2003 una legge “della Vite e del Vino“, nella quale si specifica che nello stato spagnolo può essere etichettato e commercializzato solo vino ottenuto da vitigni della specie europea Vitis Vinifera pura.


Vitigni ibridi

Alcune regioni spagnole stanno chiedendo al governo un cambio legislativo. In Galizia, per esempio, vorrebbero che il rosso di Barrantes fosse legalizzato. I sostenitori di questa causa sostengono che il rosso di Barrantes non può essere più dannoso per la salute di qualsiasi altro vino protetto da una denominazione di origine. Ammettono anche che presenta una percentuale maggiore di malvidina rispetto ad altri vini.

Voi cosa ne pensate delle uve ibride? Noi, nel frattempo, vi suggeriamo qualche vino più tradizionale:

 TAGS:Quinta Sardonia Qs 2014

Quinta Sardonia Qs 2014

Questo vino è una bella dimostrazione di cosa la viticoltura biodinamica può regalare. È ottenuto dall’assemblaggio di diverse varietà di uva – Tinto fino, Cabernet sauvignon, Merlot e Malbec – nate nei vigneti di Villabáñez e Sardón de Duero (Valladolid).

 TAGS:Luretta Rosso Dell Emilia Pantera 2010

Luretta Rosso Dell Emilia Pantera 2010

È il vino più rappresentativo di casa Luretta, il vino del fondatore. È ottenuto da una miscela sapiente – le cui percentuali sono supersegrete – di uve Bonarda, Barbera e Cabernet Sauvignon, che dà vita a un vino dal seducente colore rosso rubino e dai profumi di ciliegia e spezie.

Vino e Yoga: una tendenza in aumento

Yoga, birra, pilates e molte altre bevande. Sebbene possa sembrare un’idea eccentrica, è realtà e sempre più centri e lezioni mirano alla moda del vino & yoga. Ed entrambi i concetti sono davvero salutari.

I benefici dello yoga sono riconosciuti da tutti, ma il vino offre un mondo di sensazioni in più e vantaggi per prendersi cura dell’organismo. Quindi se uniamo una cosa e l’altra, il risultato è magico.

Yoga nei vigneti

È una nuova tendenza che può essere interpretata in due modi. Da un lato, luoghi in cui è possibile praticare lo yoga e poi bersi un bicchiere di vino comodamente, e dall’altro lato, varie cantine dove è di moda il salutare ed oltre a vedere le campagne e i vigneti, possiamo anche dedicarci allo yoga.

Esercizio con un bicchiere di vino

Ma sembra che la tendenza stia andando oltre. Infatti, non è solo di moda andare nelle cantine e rilassarsi, ma anche fare esercizi e posture (asana come vengono chiamati nel mondo dello yoga) con un bicchiere di vino in mano.

Ad esempio, è di tendenza in molti posti a New York e, come abbiamo già detto, si estende anche ad altre bevande come la birra.

Senza dubbio, chi ama lo yoga lo considera una cosa strana. Poche posture di yoga si possono eseguire mentre proviamo a sostenere un bicchiere e beviamo allo stesso tempo. Si tratta di fare qualcosa di diverso, originale e divertente. Veramente serve per socializzare con gli altri, ovvero pratichi sport mentre bevi un bicchiere di vino o ti fai una birretta.

Benefici dello yoga

È interessante vedere come viene eseguita una lezione di questo tipo, dato che alcune persone dicono che alcune posture dello yoga, piuttosto complicate, non riescono bene senza bersi un sorso di vino.

Miglioramento della mente e del corpo grazie ad un’unica disciplina. Potrebbe essere una definizione di yoga, visto che tra i suoi benefici rientrano quelli del sistema cardiovascolare, oltre a saper gestire meglio lo stress e l’ansia grazie alla meditazione e al saper respirare correttamente. Uno studio dell’American College of Cardiology di Dubai ha dimostrato che i pazienti con malattie cardiache che praticano yoga, oltre ad esercizio aerobico, riducono fino al doppio i valori della pressione sanguigna, l’indice di massa corporea e il livello di colesterolo.

 

Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

 TAGS:Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.