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Ciak, si beve! I drink resi celebri dalla TV

Quante volte abbiamo sognato di trasportarci nella nostra serie TV preferita e vivere almeno una giornata con i nostri beniamini? Magari bere qualcosa insieme a loro al bar. Ecco, allora, cosa dovreste ordinare per fare bella figura con Homer, JD, Carrie e Karen.

Duff, Cosmopolitan e Appletini: i drink resi celebri dalle serie TV - Drink&Co

Birra Duff – I Simpson

“Tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa: io credo che tra un attimo mi farò una birra.”

C’è forse una puntata in cui Homer non si fa una birra? La Duff, infatti, è una vera e propria protagonista nella longeva serie animata ideata da Matt Groening. La bevanda prende ispirazione dalle classiche birre americane di massa, economiche e di qualità scarsa.

La Duff, con gli anni, è diventata talmente celebre che è normale che qualcuno abbia provato a lanciare il marchio anche nella realtà. Le prime “imitazioni” sono apparse in Australia. Negli anni ’90, l’azienda Lion Nathan creò la propria Duff Beer, la cui produzione, però, fu presto interrotta in seguito a una causa legale avanzata (e vinta) dalla Fox, che detiene i diritti sul merchandising dei Simpson negli USA e in Australia, appunto. Successivamente, nel 2006, l’imprenditore messicano Rodrigo Conteras iniziò a commercializzare la sua Duff in Sudamerica, Europa (anche in Italia) e Asia, dove la casa di produzione non poteva far valere i diritti di copyright.

Qualche anno fa, la Fox ha finalmente deciso di lanciare la Duff ufficiale sul mercato, in modo da bloccare ulteriori contraffazioni. La ricetta di questa premium lager è stata ideata dal birraio inglese Paul Farnsworth, e presenta un aroma al caramello con accenni fruttati.

Appletini – Scrubs

“Un melatini per favore. Vacci piano con il tini.”

Il Dottor John Dorian, JD per gli amici, dopo un’altra estenuante giornata passata in ospedale, ama rilassarsi, in compagnia dell’inseparabile Turk, con il suo cocktail preferito: l’Appletini, o Melatini nella versione italiana. Si tratta di un cocktail semplice, preparato con vodka e succo di mela e presentato nella classica coppetta Martini. JD, però, non è un gran bevitore, per questo chiede sempre ai barmen di stare “easy on the tini!”, cioè di mettere poca vodka.

In una delle puntate, il cocktail costa caro a JD, che è costretto a sborsare ben 100 dollari!

Scrubs, Sex & The City, I Simpson, Will & Grace: i cocktail resi famosi dalle serie TV - Drinks&Co

Cosmopolitan – Sex & The City

“Ciao, per favore, vorrei un cheeseburger, patatine fritte e un Cosmopolitan.”

Ritorna la coppetta Martini, ma questa volta per parlare di un cocktail iconico: il Cosmopolitan. Il Cosmopolitan – i cui ingredienti sono Vodka, triple sec ( o Cointreau), succo di limone e succo di mirtillo rosso – era già in voga in tutti i locali di Manhattan nei primi anni ’90. A rendere trendy questo drink in tutto il mondo, però, ci ha pensato la serie Sex and The City, andata in onda dal 1998 al 2004.

Carrie Bradshaw e le sue amiche non bevevano altro che “Cosmo”, il cui bel colore rosato lo rendeva un “accessorio” adatto a ogni loro outfit. Ormai divenuto un simbolo di eleganza e mondanità, il drink conobbe un vero e proprio boom negli anni della messa in onda della serie. Berlo era un po’ come stare a New York!

Dry Martini – Will & Grace

“Un altro martini tesoro… e non occupare spazio con quelle inutili olive.”

Karen Walker è una dei quattro protagonisti della serie Will & Grace. Milionaria, politicamente scorretta e pluridivorziata, ama i vestiti delle grande firme, i sonniferi e…i superalcolici! Karen non sarebbe Karen se non avesse sempre in mano una bella coppetta con dentro il suo cocktail preferito, un Martini Dry: Gin, Vermut Dry e scorza di limone. In effetti, ha ragione sulle olive: il cocktail va servito senza, altrimenti diventa un Dirty Martini.

Una menzione particolare, poi, merita Sheldon Cooper, protagonista di The Big Bang Theory, che al bar ordina un Virgin Cuba Libre. Una cola, in pratica, e pure light!

 

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Vodka Finlandia

Questa vodka nasce in Finlandia, terra dove il sole in estate non tramonta per ben 72 giorni. Nel 2011, Vodka Finlandia ha vinto il premio di Migliore Vodka al Mondo alla Ultimate Spirits Challenge.

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Cointreau

Il Cointreau è un liquore ottenuto dalla distillazione, in alambicchi di rame, di scorze, fiori ed olii essenziali di arance provenienti dalla Spagna, dall’Africa e dal Brasile. Perfetto alleato di tutti i barmen!

10 curiosità sulla tequila

Buon Tequila Day a tutti! Oggi vi sveliamo dieci curiosità sul prodotto messicano più conosciuto nel mondo!

Tequila Day: 10 curiosità sulla tequila

1 – La tequila si ricava dall’agave blu

La tequila, è noto, si ricava dalla pianta dell’agave. La varietà utilizzata è l’agave blu (o azul), la cui coltivazione è concentrata soprattutto attorno alla città di Tequila. Non a caso, il nome scientifico di questa pianta è Agave tequilana.

2 – La tequila è solo messicana

Tutta la tequila che viene bevuta nel mondo – circa 55 milioni di litri all’anno – viene prodotta nell’area tra la città di Tequila e quella di Guadalajara, zona che copre un raggio di soli 150 km circa. La tequila, infatti, può essere elaborata solo in Messico, più precisamente nello stato di Jalisco e in alcune zone limitate negli stati di Guanajuato, Michoacán, Nayarit e Tamaulipas.

3 – Prende il suo nome dalla città di Tequila

Il nome della tequila deriva dalla città omonima situata nello stato messicano di Jalisco. Il nome della città di Tequila deriva a sua volta da quello della popolazione dei nativi che abitavano la zona, i Tequili. È proprio in corrispondenza della città (fondata nel 1666) che la tequila, nel XVI secolo, iniziò ad essere prodotta dai conquistadores, i quali cercavano un sostituto locale al loro tanto amato brandy. Gli spagnoli si ispirarono al pulque, un liquore bianco di origine azteca ottenuto dalla fermentazione dell’agave.

4 – La tequila e il mezcal sono due cose diverse

Tequila e mezcal sono due cose diverse, non confondiamo! In cosa differiscono, ve lo abbiamo raccontato qui.

5 – È un dono degli dei

Secondo gli aztechi, l’agave era un dono della dea della fertilità Mayáhuel. Con la pianta, infatti, si era in grado di soddisfare tutti i bisogni della comunità: era fonte d’acqua e zuccheri; vi si poteva produrre il pulque (destinato a nobili e sacerdoti); le sue fibre venivano utilizzate per creare oggetti e vestiti; era ottima come cibo per gli animali; veniva utilizzata come combustibile.

6 – Guai a chiedere un Tequila Bum Bum in Messico!

La tradizione messicana vuole che la tequila venga bevuta da un piccolo bicchiere, liscia e tutta d’un fiato, preceduta da un po’ di sale – da leccare dal dorso della mano – e seguita da una fetta di limone. Il Tequila Bum Bum, però, è un’altra cosa: è un cocktail versione shot, ottenuto dalla tequila mescolata all’acqua tonica. Voi mettereste mai della tonica nel vostro bicchierino di limoncello?

Quanto ne sai sulla Tequila?

7 – Nella tequila non c’è mai il verme!

È assolutamente impossibile trovare in circolazione una bottiglia di tequila che contenga un verme. Il “gusano”, infatti, si trova solo nel mezcal. Si tratta di un bruco che vive nella pianta di agave e che viene raccolto con cura dai contadini messicani, i jimadores. In Messico è un onore bere il bicchiere con il verme, l’ultimo della bottiglia: si dice, infatti, che esso doni vigore sessuale a chiunque lo inghiottisca.

8 – Senza pipistrelli, non ci sarebbe la tequila

Il Leptonycteris curasoae e il Leptonycteris nivalis, due specie di pipistrello in pericolo di estinzione, sono attirati dall’odore del fiore dell’agave, che si schiude solo di notte. Gli animali si impregnano di polline e, volando di qua e di là, favoriscono la riproduzione della pianta. Oggi, gli edifici e le strutture create dall’uomo impediscono ai pipistrelli di arrivare alle piante nelle coltivazioni, le quali sono destinate a non fiorire e a non riprodursi.

9 – Era la bevanda preferita di Frida Kahlo

“Dottore, se mi lascia bere questa tequila, prometto che al mio funerale non tocco un goccio”. Frida Kahlo, artista messicana dallo spirito rivoluzionario, icona dell’indipendenza femminile, era una grande appassionata di tequila. Nonostante i suoi problemi di salute, non smise mai di berla.

10 – Il Margarita è uno dei 10 cocktail più bevuti al mondo

Tequila, triple sec e succo di lime/limone. Ogni anno, il Margarita si conferma nella Top 10 dei cocktail più bevuti al mondo. Secondo la leggenda, la nascita di questo drink risale ai primi anni del Novecento ed è legata all’attrice Marjorie King. Si dice, infatti, che la star americana fosse intollerante agli alcolici, ad eccezione della tequila, ovviamente!

Ora sai qualcosa di più su questo distillato portabandiera del Messico. E ricorda: se la vita ti regala limoni, tu prendi sale e tequila!

 

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Tequila Herradura Reposado

La Tequila Herradura Reposado è stata insignita di numerosi riconoscimenti. E se la si assaggia, il motivo non è difficile da capire.

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Tequila Patrón Silver

Tequila Patrón Silver: un distillato di pregiata fattura, prodotto sulle colline di Jalisco fin dal 1989. 

Vodka: un distillato, mille usi!

Quando sentiamo la parola “vodka”, la prima cosa a cui pensiamo sono le serate di festa passate con gli amici e gli epici mal di testa del giorno dopo. Dopo questo articolo, però, è possibile che a questa parola assocerete anche le pulizie domestiche!

Scopri in quanti modi può essere usata la vodka! - Uvinum

La vodka, infatti, è un ottimo alleato contro sporco, batteri, odori nauseanti, insetti… Scopriamo insieme i mille usi di questo distillato!

Evitare che le lenzuola scoloriscano

Siete amanti di lenzuola e biancheria da casa di colore nero? Per evitare che si scoloriscano, spruzzateci sopra un miscela di acqua e vodka prima del lavaggio.

Pulire le finestre

Quando finite di pulire le finestre e tutte le superfici lisce di casa, vi consigliamo di passare anche uno straccio impregnato di vodka: eliminerà il grasso rimasto, ucciderà i batteri e darà brillantezza.

Contro le macchie ostinate

Avete provato con qualsiasi prodotto sul mercato, ma quella macchia sul vostro vestito preferito proprio non se ne va! Fate un ultimo tentativo sfregando la parte di tessuto (o tappeto) rovinata con un panno imbevuto di vodka, risciacquate e lasciate asciugare in un luogo ben ventilato. Questo trucco aiuta a sconfiggere anche i cattivi odori che rimangono intrappolati nei tessuti.

In cucina, invece, potete usare la vodka come sgrassatore, per eliminare le incrostazioni e le macchie di unto più difficili. Il distillato, infine, si rivela perfetto contro le macchie di muffa alle pareti: spruzzatecelo sopra aiutandovi con un nebulizzatore, aspettate 15 minuti e poi rimuovete il tutto con una spazzola.

Lucidare l’argento

L’argenteria esposta in salotto non è più brillante come un tempo? I vostri gioielli sono ormai rovinati? Prendete tutto e immergetelo nella vodka. Dopo che avrete risciacquato con dell’acqua e asciugato, il vostro argento tornerà come nuovo!

Repellente anti-zanzare

Con la bella stagione la voglia di stare all’aria aperta è tanta. Peccato per quelle odiose zanzare che hanno deciso di banchettare proprio con la vostra pelle! Se avete dimenticato a casa lo spray antipuntura, potete provare a spruzzare sul corpo un po’ di acqua mista a vodka. Gli insetti ci penseranno due volte prima di aggredirvi!

Sapevi che la vodka allunga la vita dei fiori recisi? Scopri i mille usi della vodka - Uvinum

Allungare la vita dei fiori recisi

Ricevere fiori fa sempre piacere, vederli appassire un po’ meno. Per allungare la vita del vostro bouquet, aggiungete un goccio di vodka e un cucchiaino di zucchero all’acqua nel vaso.

Suggerimento bonus: spruzzate una miscela di vodka e acqua sulle foglie delle vostre piante per renderle più lucenti e per tenere lontani parassiti e insetti.

Contro la puzza di piedi

Sembra strano, ma è così! Alla prossima pedicure, immergete i vostri piedi nella vodka per eliminare il cattivo odore, spesso causato dai batteri (che vengono uccisi dall’alcool). Prendete anche un batuffolo di cotone imbevuto di vodka e passatelo tra le dita dei piedi per un’efficacia al 100%!

Potete anche spruzzare della vodka sulle scarpe da ginnastica per renderle meno maleodoranti.

Per capelli bellissimi!

La vodka è uno dei migliori alleati che possiate mai incontrare per i vostri capelli! Aggiungere qualche goccia della bevanda nello shampoo aiuta a rendere i capelli più lucidi e brillanti, facendoli apparire più sani. Riduce anche la caduta dei capelli.

Se, invece, il vostro problema è la forfora, lasciate in infusione del rosmarino tritato in una tazzina di vodka. Dopo esservi fatti lo shampoo, prendete un cucchiaino del composto e massaggiatelo sul cuoio capelluto. Lasciate riposare per un’ora circa e risciacquate con acqua tiepida. La vodka, infatti, equilibra i livelli di PH e normalizza la produzione di sebo.

 E voi conoscete altri modi per utilizzare la vodka? Fatecelo sapere!

 TAGS:Grey Goose Vodka 1L

Grey Goose Vodka 1L

La vodka Grey Goose è senza dubbio una delle vodka più famose al mondo. Non tutti sanno che questa vodka è prodotta a partire da grano tenero monorigine della Piccardia e da acqua della sorgente di Gensac-la-Pallue, distillata 5 cinque volte con alambicco a sei colonne continue. 

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Belvedere Vodka 1L

La Vodka Belvedere è distillata secondo antichi metodi polacchi. La segale viene raccolta nelle migliori piantagioni e distillata per 4 volte senza nessun tipo di additivo aggiunto, per poi essere diluita con l’acqua, filtrata 11 volte, del pozzo di proprietà della Polmos Zyrardow Distillery.

Vini di uve ibride: avranno un futuro?

Le uve ibride vengono utilizzate in varie parti del mondo per produrre vini. Ma non sono sempre son ben viste. Ad esempio, la Francia le proibisce nei vini classificati, ad eccezione del Baco Blanc nella distillazione di Armagnac; l’Austria consente il loro utilizzo nell’elaborazione e nella vendita dei vini Uhudler nel Südburgenland, ma concede loro il più basso livello di etichettatura. E negli Stati Uniti, nonostante gli inverni freddi che supportano queste uve, non sempre ricevono un caloroso benvenuto tra gli acquirenti di vino.


Gli ibridi (incroci deliberati tra due specie di vite) rappresentano meno del 5% dei vigneti del mondo. Secondo gli esperti di questo tipo di vini, come José Vouillamoz, coautore della guida Wine Grapes, questi vitigni ibridi sono stati creati principalmente per fornire resistenza contro le malattie fungine e le gelate. Secondo lui, il loro futuro è discutibile.

Il futuro dell’uva ibrida

Altri viticoltori statunitensi spiegano che gli ibridi per natura producono vini minori. E alcuni vedono questo tipo di vino come un segno del cambiamento, in un momento in cui le persone si incuriosiscono con le cose diverse e sperimentali. Quindi, per questo alcuni degustatori saranno disposti a ordinare un vino ottenuto da uve ibride.

D’altra parte, in alcune zone sono visti come qualcosa di positivo. Certi vitigni ibridi hanno una elevata capacità di sopportare i duri inverni alpini e ciò è utile a molti produttori per coltivare uve utilizzando tecniche biodinamiche, che sarebbero impossibili utilizzando vitigni autoctoni più fragili.

Negli Stati Uniti si considera che i vitigni ibridi saranno presto conosciuti come vitigni americani. Anche se al momento è poco chiaro il futuro, perché in realtà non c’è molta richiesta. Tutto dipenderà dall’introduzione di nuove uve, dai cambi di gusto dei consumatori o dai cambiamenti climatici che richiedono ai produttori di rivedere le coltivazioni.

Cosa succede in Europa e in Spagna?

L’Unione europea, dal canto suo, non mette ostacoli alla coltivazione dei vitigni ibridi e la successiva commercializzazione dei vini prodotti. Si vendono ufficialmente in Germania e in Italia. Tuttavia, in Spagna, sembra che la questione sia più complicata, dal momento che il governo ha approvato nel 2003 una legge “della Vite e del Vino“, nella quale si specifica che nello stato spagnolo può essere etichettato e commercializzato solo vino ottenuto da vitigni della specie europea Vitis Vinifera pura.


Vitigni ibridi

Alcune regioni spagnole stanno chiedendo al governo un cambio legislativo. In Galizia, per esempio, vorrebbero che il rosso di Barrantes fosse legalizzato. I sostenitori di questa causa sostengono che il rosso di Barrantes non può essere più dannoso per la salute di qualsiasi altro vino protetto da una denominazione di origine. Ammettono anche che presenta una percentuale maggiore di malvidina rispetto ad altri vini.

Voi cosa ne pensate delle uve ibride? Noi, nel frattempo, vi suggeriamo qualche vino più tradizionale:

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Quinta Sardonia Qs 2014

Questo vino è una bella dimostrazione di cosa la viticoltura biodinamica può regalare. È ottenuto dall’assemblaggio di diverse varietà di uva – Tinto fino, Cabernet sauvignon, Merlot e Malbec – nate nei vigneti di Villabáñez e Sardón de Duero (Valladolid).

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Luretta Rosso Dell Emilia Pantera 2010

È il vino più rappresentativo di casa Luretta, il vino del fondatore. È ottenuto da una miscela sapiente – le cui percentuali sono supersegrete – di uve Bonarda, Barbera e Cabernet Sauvignon, che dà vita a un vino dal seducente colore rosso rubino e dai profumi di ciliegia e spezie.

Calcio e vino: quando le passioni fanno gioco di squadra!

Verrebbe da dire dal campo alla vigna! Già, perché molti calciatori e allenatori hanno pensato bene di investire il loro tempo e i loro risparmi in un’altra passione, quella del vino. 

Sapevi che molti calciatori e allenatori si sono dedicati alla produzione di vino? - Uvinum

Ecco solo alcuni dei giocatori che hanno deciso di dedicarsi all’enologia.

Andrea Pirlo – Pratum Coller

Andrea Pirlo, ex giocatore della Juventus ed eroe della Nazionale 2006, ha fondato nel 2007 l’azienda biologica Pratum Coller. La tenuta si trova a Castel Mella, alle porte di Brescia, e ha all’attivo due rossi, un rosato e un bianco, un IGP Montenetto di Brescia, elaborato con Trebbiano di Lugana.

Gigi Buffon – Cantina Fabio Cordella

Qualche anno fa, la cantina Fabio Cordella ha deciso di lanciare una linea di vini chiamata “La selezione dei campioni”. Il portierone Gigi Buffon è stato invitato a mettere il suo nome su un Salento IGP Primitivo, un Salento IGP Rosato di Negroamaro e un Salento IGP Chardonnay.

Buffon, però, non è l’unico campione ad essere stato coinvolto dall’imprenditore Cordella. Nella “selezione” compaiono anche Wesley Benjamin Sneijder, Fabrizio Miccoli, Ronaldinho, Ivan Zamorano e Vincent Candela.

Paolo Rossi – Poggio Cennina

Il mitico Pablito, bomber dei Mondiali 1982, già da qualche anno, si dedica alla produzione di vino nelle colline aretine della Val d’Ambra. Nel suo resort Poggio Cennina, a Bucine, viene prodotto il Borgo Cennina, un rosso elaborato con uve Sangiovese e con piccole quantità di Merlot e Cabernet.

Luciano Spalletti – La Rimessa

Una delle passioni di Luciano Spalletti – da bravo toscano – è il vino. Qualche anno fa, il Mister ha comprato La Rimessa, un agriturismo di lusso a Montaione, e l’annessa vigna. Si è dedicato quindi alla produzione del suo Bordocampo IGT Toscana 2015, elaborato con uve Sangiovese e Merlot.

Damia­no Tommasi – Tenuta San Micheletto

Nel 2001, Damiano Tommasi si trasferisce nella Tenuta di San Micheletto a Fumane. Qui, insieme a Pietro Zardini, inizia a produrre i suoi vini. Il Ripasso 17 fa ri­ferimento al numero di maglia che il centrocampista ha indos­sato nei dieci anni passati alla Roma, mentre l’Amarone Ani­ma Candida è un omaggio al soprannome che Car­lo Zampa, speaker dell’Olim­pico, gli aveva assegnato.

Alessandro Gamberini – Casariccio

L’ex difensore del Chievo Verona, Alessandro Gamberini, ha acquistato un agriturismo a San Leolino, nel comune di Bucine. Oltre a un menù tipicamente Toscano, l’azienda agricola Casariccio offre anche tre vini di produzione propria: la Fonte, un vino da tavola elaborato con Sangiovese; il Casariccio, un Chianti DOCG prodotto con Sangiovese, Merlot e Cabernet; il Cinque, che prende il nome dal numero di maglia di Gamberini.

Andrès Iniesta – Bodega Iniesta

Non solo gli italiani sono stati sedotti dalla vigna! A Fuentalbilla, vicino ad Albacete, è possibile trovare il vigneto di proprietà di Iniesta. E i numeri sono importanti: con i suoi 200 ettari coltivati a vigna, la tenuta è la più grande della D.O. Manchuela. Presso la Bodega Iniesta si producono olio, formaggi e 18 tipi di vini tra bianchi, rossi, bollicine e biologici.

Siete curiosi di provare i vini dei vostri campioni?

 TAGS:Pratum Coller Marzi 2016

Pratum Coller Marzi 2016

Vino rosso elaborato con uve Marzemino in purezza accuratamente selezionate. È un vino fresco e schietto, ottimo per l’estate.

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Gianluigi Buffon Salento Primitivo 2015

Ottenuto da uve 100% Primitivo, presenta profumi intensi di ciliegia e prugna, con leggeri sentori speziati. Morbido e piacevolmente aspro, si consiglia l’abbinamento con piatti di carne

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La Rimessa Rosso Bordocampo Toscana 2015

La Rimessa Rosso Bordocampo Toscana 2015 è prodotto con uve Sangiovese e Merlot, raccolte e selezionate a mano. Tannini fitti e un’acidità ben equilibrata, lo rendono adatto all’abbinamento con formaggi e carni rosse.

Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

In fondo al mar: quando i vini invecchiano sott’acqua

No, i vini non invecchiano solo in oscure cantine. Alcuni produttori vinicoli preferiscono far riposare i loro vini sott’acqua, direttamente in mare, dove le condizioni ambientali sembrerebbero essere migliori e le caratteristiche organolettiche del vino vengono mantenute inalterate.

Le ragioni, se ci pensate, sono abbastanza chiare: assenza di ossigeno, assenza di luce, temperatura costante, immobilità. Non si potrebbe chiedere di meglio per far invecchiare il proprio vino in tranquillità!

lecantine acquatiche: quando i vini invecchiano sott'acqua - Uvinum

Come è nata l’idea?

L’idea di una cantina sott’acqua è nata nel 2010, grazie al ritrovamento di una nave affondata nel 1880 nell’arcipelago delle Aaland, fra Svezia e Finlandia. I sommozzatori trovarono 168 bottiglie di Champagne, molte delle quali firmate Veuve Clicquot, che probabilmente erano dirette alla corte russa.

Molte delle bottiglie sono state restituite alla casa madre, altre sono state destinate ad esami e prove in laboratorio, altre ancora sono state aperte. La tentazione di assaporare il frutto di 170 anni di sepoltura marina era troppo forte! Sebbene il perlage fosse quasi del tutto scomparso, il vino era inaspettatamente ancora integro.

Nel 2014, Veuve Clicquot ha dato il via al progetto “A cellar in the sea”, una cantina sotto il mare, a 42 metri di profondità, dove lasciare invecchiare lo Champagne in condizioni naturali. Il progetto prevede il posizionamento di diversi vini (una selezione di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi-Sec), in diversi tipi di contenitore, accanto al famoso relitto. I vini verranno tenuti sotto stretta osservazione e sottoposti ad esami di laboratorio per cinquant’anni.

Le cantine sommerse d’Europa

Il Mediterraneo è la culla delle cantine sommerse. In Grecia, nella stupenda isola di Santorini, la cantina Gaia Wines dispone le sue gabbie metalliche piene di bottiglie di vino Thalassitis, prodotto con la nobile uva Assyrtico, a una profondità di 25 metri per almeno 5 anni. In Croazia, invece, optano per un metodo un po’ più “vintage”. La cantina Edivovino ripone le sue bottiglie di vino in anfore di terracotta e le lascia riposare sul fondo del mare per 1-2 anni.

Anche gli spagnoli non si sono lasciati sfuggire l’occasione di utilizzare il mare come cantina. Vina Maris fa risposare il suo vino, sia bianco che rosso, in bottiglie sigillate a una profondità di 30 metri a largo di Calpe, vicino ad Alicante.  Nei Paesi Baschi, più precisamente a Plentzia, esiste anche un laboratorio che studia l’invecchiamento del vino sott’acqua: il Lseb – Laboratorio submarino envejecimiento bebidas.

Lo Château francese Larrivet Haut-Brion, invece, ha inabissato alcuni dei suoi pregiati Bordeaux nelle profondità dell’Oceano Atlantico.

Invecchiamento dei vini sott'acqua in Italia - uvinum

E in Italia?

In Italia, il pioniere delle cantine acquatiche è stato Piero Lugano, proprietario dell’azienda vinicola Bisson di Chiavari. Nel 2009, Lugano ha posizionato ben 6.500 bottiglie dello spumante Abissi sul fondale del golfo di Portofino. Oggi le bottiglie della sua Riserva Marina di Portofino sono oltre 30.000.

Dal 2010, la Tenuta del Paguro di Brisighella ha affondato migliaia di bottiglie di Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera al largo di Ravenna. Continuando a parlare di Mar Adriatico, il Lagunare rosso di Ornella Molon Traverso viene lasciato invecchiare per 6 mesi in botti calate nella Laguna di Caorle.

In Sardegna, la Cantina Santa Maria La Palma di Alghero fa riposare il suo Vermentino DOC nella stupenda Area Marina Protetta di Capo Caccia.

 

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Bisson Metodo Classico Dosage Zero Abissi 2015

Dopo la vinificazione, lo spumante viene imbottigliato, posizionato in gabbie di acciaio inox e immerso sott’acqua ad una profondità di 60 metri, alla temperatura costante di 15° per 18 mesi. 

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

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Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.

Game of Thrones: un gioco di bicchieri

Siete fan della serie e state aspettando con trepidazione il finale? Rilassatevi con un bicchiere di vino. Firmato Game of Thrones, ovviamente!

HBO, il network proprietario del marchio Game of Thrones, sta approfittando del successo stellare della serie TV per lanciare sul mercato gadget e prodotti di ogni tipo, compresi vini, birre e distillati. Alcuni sono, per il momento, dedicati al mercato statunitense, ma altri sono già disponibili in Europa.

Game of Thrones: i vini, le birre e i whisky dedicati alla serie - Uvinum

More wine!

Durante la serie sono molte le scene in cui i personaggi sorseggiano – e in alcuni casi tracannano – del vino, primi fra tutti Robert Baratheon, Cersei e Tyrion. Sembrerebbe, infatti, che il vino sia uno dei pochi personaggi capaci di sopravvivere a tutte le stagioni!

HBO e la Vintage Wine Estates, proprietaria di alcuni vigneti americani, hanno lanciato quattro diversi tipi di vino: un Red Wine, un Cabernet Sauvignon, uno Chardonnay e un Pinot Noir. Tutti e quattro vengono venduti in eleganti bottiglie con etichette riccamente decorate e riportanti il logo ufficiale della serie.

Il gravoso compito di ideare un nettare degno del trono di spade è stato assegnato al famoso enologo Bob Cabral, che ha accettato con entusiasmo la sfida di creare dei vini che rappresentassero al meglio i personaggi della sua serie preferita. Non ci resta altro che provarli!

Beer is coming

L’azienda americana Brewery Ommegang, specializzata in bevande di tradizione belga, è stata incaricata da HBO di realizzare una collezione di birre dedicate a Game of Thrones.

Della collezione fanno parte cinque diverse bottiglie: Hand of the Queen, una Barleywine Ale ispirata a Tyrion Lannister; Queen of the Seven Kingdoms, una bionda dedicata a un’altra bionda, Cersei; Mother of Dragons, una miscela di Porter Affumicata e Kriek in onore di Daenerys Targaryen; King in the North, una Imperial Stout fatta invecchiare in botte dedicata a Jon Snow; For the Throne, una Strong Golden Ale fermentata con succo di Pinot Grigio e Viognier. A chi è dedicata? Beh, a chi alla fine occuperà il Trono di Spade.

Things I do for whisky

Diageo e HBO hanno pensato di celebrare le otto stagioni della serie con otto bottiglie di Single Malt Scotch Whisky, ognuna delle quali è dedicata ad una casata:

  1. Alla casata Greyjoy, che regna sulle Isole di Ferro, è toccato un Talisker Select Reserve distillato sull’isola di Skye.
  2. Ai Lannister, si sa, piace il potere. A loro è stato assegnato un Lagavulin invecchiato 9 anni, whisky prodotto in una distilleria che da oltre 200 anni domina le coste di Islay. Appropriato, non trovate?
  3. La distilleria scozzese Dalwhinnie è situata ad alte latitudini, in un ambiente freddo e lontano. Ci poteva essere un whisky migliore per gli Stark, signori del Nord, che il Dalwhinnie Winter’s Frost?
  4. Alla famiglia Tully, i signori delle Terre dei Fiumi, è stato assegnato un Singleton of Glendullan Select, che nasce sulle rive del fiume Fiddich.
  5. Ai leggendari Targaryen, e più in particolare a Daenerys, è stato dedicato un Cardhu Gold Reserve. D’altronde, la distilleria Cardhu fu avviata principalmente da Helen Cumming e dalla nuora Elizabeth nell’800, in un’epoca in cui solo gli uomini potevano occuparsi di whisky. Girl power!
  6. Una bottiglia nera per i Guardiani della Notte! A loro è dedicato un Oban Bay Reserve, la cui distilleria sorge a strapiombo sulla baia che divide le Highlands occidentali dalle Islands scozzesi. Non vi ricorda il Castello Nero?
  7. Alla reale famiglia Baratheon non poteva che essere assegnato un whisky altrettanto reale: un Royal Lochnagar 12 Year Old.
  8. La distilleria Clynelish è situata nel mezzo di un paesaggio bucolico, fatti di verdi pascoli e ridenti colline. Ecco allora che il Clynelish Reserve sembra essere la scelta più ovvia per i Tyrell, i signori dell’Altopiano, dove si trovano le terre più fertili del Continente Occidentale.

E visto che senza Estranei Game of Thrones perderebbe una parte piuttosto importante della storia, è giusto che anche a loro venga dedicata una bottiglia: White Walker by Johnnie Walker. Da servire ghiacciato, ovviamente!

Come direbbe il Re Folle, drink them all!

 

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Johnnie Walker Game of Thrones White Walker

Un whisky che mette i brividi (servitelo ghiacciato!) è stato scelto per rappresentare gli spaventosi Estranei. Il loro è un blend di single malt Cardhu e Clynelish, distillerie situate nel nord della Scozia.

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Lagavulin 9 Anni Game Of Thrones House Lannister

Questo Lagavulin invecchiato 9 Anni è dedicato alla casa dei Lannister. È un Single Malt che “ruggisce” come un leone, da apprezzare liscio o con una spruzzata d’acqua.

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Cardhu Gold Reserve Game of Thrones House Targaryen

Il Cardhu Gold Reserve è il whisky scelto per rappresentare i Targaryen. È un whisky passionale, che rinchiude in sé tutta la grinta delle donne. Fu Helen Cumming ad avviare la distilleria con l’aiuto della nuora, distillando e vendendo il whisky illegalmente!

Etichette d’autore: quando l’arte incontra il vino

Molti concorderanno sul fatto che fare vino è una vera e propria arte. In una società dove l’apparenza è tutto, però, un buon vino deve presentarsi sul mercato in maniera accattivante, con un packaging che attiri l’attenzione del consumatore e che lo invogli a compralo. Tanti sono coloro, magari meno conoscitori del settore, che scelgono un vino in base alla bellezza dell’etichetta, piuttosto che in base alla fama della cantina o al tipo di uva.

Ecco perché lo sforzo di un’etichetta ben fatta, che sia sì bella ma anche (e soprattutto) rappresentativa del vino e della cantina, merita di essere riconosciuto e premiato.

Vino e arte: le etichette d'autore - Uvinum

Etichetta Château Mouton Rothschild 1973

L’arte in etichetta

Data la premessa, non risulta strano se molti artisti nel corso degli anni abbiano collaborato con i vignaioli per mettere il loro tocco su una bottiglia. Château Mouton Rothschild, tenuta storica situata a Pauillac, ha fatto dell’etichetta d’autore una sua caratteristica distintiva. Dal 1945 lo Château ha collaborato con i più grandi artisti contemporanei: Georges Braque, Salvator Dalì, Joan Mirò, Marc Chagall, Wassily Kandinsky , Roberto Matta, Pablo Picasso, Andy Warhol, Francis Bacon, Robert Wilson… Non è certo un caso se una bottiglia di Château Mouton Rothschild può arrivare a costare centinaia di dollari!

Anche in Italia, terra d’arte, non potevano certo mancare esempi simili. Dal 1971 Alfredo Currado e la moglie Luciana, proprietari della cantina Vietti, affidano ad artisti diversi l’arduo compito di rappresentare visivamente le caratteristiche distintive di ogni annata. Claudio Bonichi, Mino Maccari, Pier Paolo Pasolini, Pierflavio Gallina, Janet Fish ,Wayne Thiebaud e Jerry N. Uelsmann sono solo alcune delle personalità che hanno prestato il loro talento al mondo del vino.

Celebri sono anche le etichette della casa siciliana Donnafugata, ideate da Gabriella Rallo e realizzate da Stefano Vitale. Lo scopo della cantina è quello di rappresentare, attraverso delle sinuose e colorate figure femminile, la personalità di ogni vino e l’amore per la propria terra.

Per altre case vinicole, la strategia è stata quella di riprodurre sull’etichetta opere già conosciute. La Tenuta di Sant’Anna, situata ad Annone Veneto, ha utilizzato le più famose opere di Velasquez, Gauguin, Bruegel e Botticelli, mentre la Pojer e Sandri di Faedo utilizza opere Dürer, artista che ha legato il proprio nome al luogo. Molte sono le cantine che si sono affidate alle opere di artisti locali per impreziosire le loro bottiglie: la cantina La-Vis, in Trentino, ha utilizzato dipinti del Segantini; la cantina Menfi di Agrigento si è affidata ai dipinti di Guttuso; l’Azienda Agricola Lorenzon di Ponte Piave, infine, ha scelto le opere di Pietro Longhi.

Quando il vignaiolo è anche artista

Se fare vino è un’arte, non deve sorprenderci se il vignaiolo, a volte, è un vero e proprio artista! È il caso di Sandro Chia, scultore e pittore che nel 1984 acquistò le cantine del Castello Romitorio di Montalcino e iniziò a impreziosirne le bottiglie con bozzetti e opere compiute.

C’è anche Carlo Hauner, artista e designer bresciano che negli anni ’70 iniziò a fare vino alle isole Eolie. Ed è proprio la Sicilia, con i suoi colori e i suoi paesaggi, il soggetto preferito per le etichette del suo passito Malvasia riserva delle Lipari.

Interessante è anche il caso delle etichette della linea “Comete” di Alois Lageder, cantina storica dell’Alto Adige. Ogni etichetta è decorata da una cometa bianca disegnata a mano, o meglio con un polpastrello, ed è quindi un’opera unica e irriproducibile.

Sembra inutile sottolineare che molte di queste bottiglie “artistiche” sono state prodotte in edizioni limitate e sono diventate oggetti ambiti da molti collezionisti.