Uno studio prova a verificare che sapore avrà il vino tra qualche decennio

Di Antonio Moschella

L’aumento della temperatura globale fa sì che le uve maturino più velocemente. Alcuni produttori ritengono che questo potrebbe essere uno dei vantaggi del cambiamento climatico, ma è probabile che ciò sia sbagliato. Così un team di ricercatori tedeschi ha effetuato uno studio lungo un anno su come l’anidride carbonica influisce sullo sviluppo delle viti.

L’università di Geisenheim è una referenza in Germania come centro di ricerca del vino, e si è proposta di analizzare le conseguenze di un aumento globale di anidride carbonica. A tal fine hanno esposto artificialmente le viti ad una maggiore concentrazione di gas che vienedistribuito uniformemente attraverso dei ventilatori. Quello che vogliono ottenere è una simulazione di condizioni alle quali le viti saranno esposte nel futuro: “Vogliamo sapere che sapore avrà il vino tra 35 anni”, spiega Claudia Kammann, coordinatrice del progetto.

Secondo gli esperti, i gas serra (CO2, metano e protossido di azoto, ecc) sono la causa principale del riscaldamento globale, e questo fa sì che la crescita, la fioritura e la raccolta delle piante siano più rapide. Quindi il peso del mosto (un indicatore di scadenza) è aumentato in modo significativo. Questo permette ai vigneti tedeschi possono di sviluppare varietà come Cabernet Sauvignon e Merlot, che sono native del Mediterraneo.

Tuttavia, l’influenza diretta dei CO2 sulle piante non era stata completamente studiata. Il progetto FACE2FACE (Free Air Carbon Dioxide Enrichment) mira a scoprire se l’aumento della percentuale di CO2 nell’aria pergiudica crescita, resa e qualità di viti o le rende più vulnerabili ai parassiti.

L’ipotesi in questione è che anche se il CO2 supplementare può promuovere la crescita delle viti, e può modificare la concentrazione di nutrienti nelle uve. “Spesso il contenuto di azoto diminuisce”, dice Kammann.

In parallelo, si è visto anche come l’uva reagisce a un parassita come la falena della vita. Per questo viene controllata ogni pianta e in tutto il mondo ci sono sensori che misurano continuamente l’umidità del terreno e le tensioni. La piantagione è divisa in 6 anelli, di cui 3 sono soggetti a una porzione extra di CO2. Le varietà piantate sono di casi Riesling e Cabernet Sauvignon, dalle quali si ottengono 12 liquidi diversi, circa 20 litri ogni anello.

Le alte temperature degli ultimi mesi hanno fatto sì che la vendemmia dei Riesling iniziasse a metà settembre. Ma mentre alcuni produttori di vino ritengono che l’aumento di peso del mosto e il cambiamento climatico potrebbero essere utili, le estati diventeranno più secche.

Ciò si tradurrebbe in perdite quantitative e qualitative: se scarseggiano l’acqua e le notti fresche, il Riesling perde la sua caratteristica acidità fruttata, qualcosa che potrebbe accadere in questa vendemmia, come è avvenuto nel 2003.

La rapida maturazione dell’uva Riesling, una varietà bianca del Reno, la rende più incline a funghi in caso di umidità. O, per paura della Botrytis cinerea, i viticoltori sono costretti ad accelerare i loro raccolti, secondo l’associazione dei viticoltori del Reno.

“Non conosciamo tutte le conseguenze del cambiamento climatico sulla vite”, ha detto Kammann. Ma è sicuro che questa serie di fattori influenzerà il gusto del vino.

 TAGS:Marchesi Antinori Tignanello 2010Marchesi Antinori Tignanello 2010

Marchesi Antinori Tignanello 2010: un vino rosso con DO Toscana con cabernet sauvignon e cabernet franc di 2010 e 13.5º

Ti potrebbe interessare...

Lascia un commento