Storie di vino e pandemie

Di Karin Mosca
Il vino è stato spesso usato come rimedio nel corso delle pandemie più feroci della storia. Scopri di più - Drinks&Co

Nel corso della storia, l’uomo ha combattuto battaglie contro nemici invisibili. Alcune delle guerre più devastanti, infatti, sono state quelle contro gravi malattie, epidemie e pandemie.

Oggi potrebbe far sorridere – o forse no – ma, in passato, uno dei mezzi a cui si affidava la popolazione era il vino. Ecco un rapido excursus di come questa bevanda è stata protagonista durante alcuni dei periodi più bui della storia dell’umanità.

Vino e peste

La peste nera è stata una pandemia che ha avuto origine in Asia centrale-settentrionale negli anni ’30 del XIV secolo, e che si è diffusa in Europa a partire dal 1346. La peste fu una delle catastrofi più grandi per la storia europea: si stima, infatti, che morì un terzo della popolazione del continente, un tempo composta da circa 75-80 milioni di persone.

Nel corso degli anni in cui funestò la peste, diversi autori si dedicarono a scrivere consigli su come evitare il “male nero”. In quasi tutti questi “fogli illustrativi” medievali, veniva citato il vino. Tommaso del Garbo, autore di uno dei tanti Consigli contro la peste, consigliava di intingere il pane nel vino e di assumere quelli che erano i farmaci più in voga all’epoca, la triaca e il mitridato, oltre ai chiodi di garofano il cui profumo si pensava avesse un’azione disinfettante. Inoltre, chi veniva a contatto con un malato, doveva lavarsi le mani e sciacquarsi la bocca con vino e aceto. Vino e birra, inoltre, dovevano anche essere usati per disinfettare qualsiasi tipo di cibo, soprattutto la carne. La frutta era sconsigliata, in quanto era la prima a deperirsi.

In De bubone pestilentiae di Gabriele Falloppio, ma anche in altri numerosi saggi sulla peste, viene consigliato di mescolare il vino con erbe aromatiche, estratti di fiori, spezie, frutta, zucchero e miele per creare dei tonici curativi.

Una leggenda, inoltre, vuole che il Vin Santo toscano sia nato proprio nel 1348, in piena pestilenza. Si dice, infatti, che un frate francescano di Siena usasse il vino impiegato durante la messa per curare gli appestati. Si diffuse la convinzione che avesse proprietà terapeutiche miracolose e, per questo motivo, venne definito “santo”.

Vi è un altro aneddoto curioso che lega la peste al vino. L’Italia, purtroppo, è stata vittima di diverse ondate di peste nel corso del Medioevo e dell’Età Moderna. Durante la terribile peste bubbonica del 1630, a Firenze, coloro che vendevano il vino lo facevano attraverso delle “buchette per il vino”, delle piccole finestrelle poste a livello della strada attraverso cui avvenivano gli scambi. Per evitare di contagiarsi, i venditori passavano il fiasco pieno attraverso la finestrella e raccoglievano le monete con una paletta metallica. Le monete venivano, poi, disinfettate con l’aceto. Oggi, a causa del Coronavirus, queste buchette sono tornate attive.

Vino e febbre spagnola

Nei primi decenni del secolo scorso, la pandemia di influenza spagnola uccise oltre 50 milioni di persone. Di fronte agli scarsi risultati della Medicina contro questo temibile male, medici e farmacisti si sbizzarrirono nel consigliare i rimedi più diversi. Un medico francese, ad esempio, consigliava ai malati di bere molto, tantissimo vino rosso, fino a quando “il berretto appeso al pomello non fosse apparso doppio”. Inoltre, veniva anche consigliato di fumare molto e mangiare prosciutto.

Vino e Coronavirus

Rispetto al passato, oggi la Medicina ha fatto passi da gigante. Sappiamo, infatti, che il vino non può essere un antidoto contro una pandemia. Il consumo di alcool, infatti, non garantisce nessuna protezione dal COVID-19 né impedisce di esserne contagiati. Anzi, il consumo eccessivo di alcool è strettamente correlato alle infezioni virali, in quanto provoca effetti negativi sul sistema immunitario. Inoltre, nonostante alcuni esperti sostengano che il vino contribuisca a una migliore igienizzazione del cavo orale e della faringe, aree prese di mira dai virus, questo non è assolutamente condiviso da molti dei rappresentanti della comunità medica.

Il dibattito sul rapporto vino-salute è ancora aperto e le ipotesi sono numerosissime. Quello che sappiamo, però, è che il virus non può proliferare e essere trasportato attraverso il vino, in quanto la presenza di alcool, di un ambiente ipotonico e di polifenoli ne impedisce la sopravvivenza.

Per avere più informazioni sul rapporto tra alcool e Coronavirus, si può consultare la pagina dedicata sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

 TAGS:Fattoria del Cerro Rosso di Montepulciano 2019

Fattoria del Cerro Rosso di Montepulciano 2019

Si tratta di un vino elegante, estremamente equilibrato, che seduce l’olfatto con le sue note fruttate di amarena e con i suoi sentori leggeri di viola, mirto, cacao e vaniglia. In bocca, si rivela piuttosto strutturato, con un tannino ben integrato.

 TAGS:Varvaglione Primitivo di Manduria Chicca

Varvaglione Primitivo di Manduria Chicca

Portare in una bottiglia il fascino della cultura di un territorio unico, quello del Salento: è questo l’ambizioso obiettivo della cantina Varvaglione. Il Chicca è un vino dolce e fruttato, che esprime al naso delle succose note di frutta matura e spezie. In bocca, si rivela un rosso strutturato e potente, dai tannini ben presenti e dal gusto persistente.

 TAGS:Elena Walch Alto Adige Pinot Nero 2018

Elena Walch Alto Adige Pinot Nero 2018

L’Alto Adige Pinot Nero 2018 di Elena Walch è un vino che esalta il Pinot Nero e che fa da cantastorie per la forte identità dei rossi altoatesini. Un vino dalla bella tinta rosso rubino brillante, che nel bicchiere sprigiona aromi di frutta a bacche rosse con sentori di spezie e pepe bianco. In bocca, si rivela da subito capace di conquistare, rivelando una bella mineralità fresca e mantenendo la promessa del suo bouquet con un aroma speziato e delicato.

Ti potrebbe interessare...

Lascia un commento