Sotto il sole della Toscana: la regina del vino italiano

Di Karin Mosca
Sotto il sole della Toscana: la regina del vino italiano - Drinks&Co

Quando parliamo della Toscana, parliamo di una delle regioni vinicole più importanti d’Italia. E quando si parla di vino, la fama di questa regione non si ferma di certo ai confini nazionali. 

In Toscana, infatti, si trovano ben 11 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 41 denominazioni di origine controllata (DOC) e 6 indicazioni geografiche tipiche (IGT). Oggi, andiamo alla scoperta di alcune di queste denominazione, delle vere e proprie pietre miliari dell’enologia dello stivale.

Bolgheri, una delle denominazioni più famose della Toscana - Drinks&Co

Bolgheri e Bolgheri Sassicaia

Nonostante la DOC di Bolgheri sia una denominazione relativamente giovane, la sua storia è molto antica. Innanzitutto, stiamo parlando di quella fascia costiera compresa tra Bolgheri e Castagneto Carducci. Gli acquitrini della zona vennero bonificati da Etruschi e Romani, i primi a dedicarsi alla viticoltura. Dopo la caduta dell’Impero Romano, però,  nell’area costiera tornarono a dominare gli acquitrini e gli abitanti concentrarono la produzione solo sulle colline più interne. L’opera definitiva di bonifica della zona pianeggiante venne effettuata verso la fine dell’Ottocento, ma i contadini preferirono dedicarsi alla coltivazione dell’olivo e della frutta.

I primi vigneti furono impiantati a Bolgheri, durante la prima metà dell’Ottocento, per volontà di Guido Alberto della Gherardesca, appartenente a una potentissima famiglia di nobili pisani, proprietaria di praticamente tutti i terreni della zona. La vera figura chiave, però, fu Mario Incisa della Rocchetta, che sposò Clarice della Gherardesca nel 1930. A lui si deve l’idea di creare un vino bordolese in Maremma, avendo egli riconosciuto delle caratteristiche simile tra i suoli di Bordeaux e quelli della Toscana: l’intuizione si rivelerà geniale!

Per la DOC ufficiale bisognerà aspettare ancora qualche anno: arriverà nel 1994 e disciplinerà il Bolgheri Superiore e il Bolgheri Sassicaia, primo esempio di cru italiano.

Storia della denominazione Brunello di Montalcino - Drinks&Co

Brunello di Montalcino

Altro vino di punta della tradizione enologica italiana, nonché uno dei vini italiani più famosi al mondo. La zona di produzione del Brunello di Montalcino è limitata al solo comune di Montalcino, in provincia di Siena, mentre il nome Brunello deriva dal termine con cui, nella zona, veniva chiamato il vitigno Sangiovese.

L’origine di questo vino risale alla seconda metà dell’Ottocento per opera della famiglia Biondi Santi. Fino a quell’epoca, il vino più famoso della zona era un bianco dolce, il Moscadello di Montalcino. Clemente Santi, farmacista e appassionato di scienze naturali, invece, pensò bene di elaborare un vino rosso. Nel 1869, Clemente presentò il suo Brunello alla Fiera Agricola di Montepulciano, vincendo ben due medaglie d’argento

Una delle particolarità del Brunello di Montalcino è il lungo invecchiamento. Per rispettare il disciplinare, devono trascorrere cinque anni dal momento della vendemmia (sei per la versione riserva) prima della messa in commercio, di cui almeno due anni in botti di rovere e almeno quattro mesi in bottiglia (sei mesi per la riserva). 

Inoltre, il Brunello di Montalcino è stato il primo vino a ottenere la DOCG nel 1980. 

Chianti: il vino toscano per antonomasia - Drinks&Co

Chianti

Chianti: il vino toscano per antonomasia. L’area di produzione del Chianti, infatti, include un territorio piuttosto ampio della regione, in quanto può essere prodotto – tutto o in parte – in oltre 100 comuni delle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena.

Lo sviluppo della viticoltura in Toscana è da attribuirsi alla famiglia dei Medici (seconda metà del 1400), il cui vino preferito a corte era proprio quello prodotto nella zona del Chianti. Per la dinastia medicea, il vino era sí una bevanda deliziosa, ma anche un importante elemento da sfruttare in politica e nel commercio. Non per niente, il Palazzo Vecchio venne decorato, proprio in omaggio ai Granduchi di Toscana, con tralci e grappoli d’uva.

Ad eccezione di alcune rare apparizioni quattrocentesche e cinquecentesche del nome Chianti, il vino verrà chiamato, almeno fino al Seicento, “vermiglio” o “vino di Firenze”. È solo nel 1716 che gli “illustrissimi signori deputati della nuova congregazione sopra il commercio del vino” scrissero quello che è un vero e proprio disciplinare del Chianti, che condannava a pene severe tentativi di contraffazione e di traffico clandestino.

Molti anni più tardi, nel 1967, è stata approvata la DOC, mentre nel 1984 è stato il turno della DOCG. La denominazione Chianti, inoltre, può essere accompagnata dalla specificazione Superiore e dalle specificazioni geografiche Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli, corrispondenti alle rispettive sottozone geografiche.

Breve storia della denominazione Morellino di Scansano - Drinks&Co

Morellino di Scansano

La DOC Morellino di Scansano è stata approvata nel 1978, mentre il riconoscimento della DOCG è molto più recente (2007). La zona di produzione include tutto il Comune di Scansano e parte dei Comuni di Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna e Semproniano. Anche in questa zona, i numerosi ritrovamenti archeologici confermano gli Etruschi come i primi a coltivare la vite nella zona. 

Il declino dell’impero romano portò Scansano, così come tutta la Maremma, a vivere un periodo di crisi, con un conseguente degrado dovuto all’abbandono delle popolazioni. Fu l’instaurazione dell’Estatatura ai tempi di Pietro Leopoldo I di Lorena (1737 circa) che aiutò la ripresa e la valorizzazione del territorio maremmano. Da giugno ad ottobre, infatti, gli uffici pubblici della provincia di Grosseto venivano spostati a Scansano per sfuggire alla malaria, che dilagava nei territori paludosi. Lo stesso nome Morellino, secondo la tradizione, deriva dai cavalli – essi stessi detti “morelli” per il colore scuro del manto – che trainavano le carrozze delle famiglie benestanti e dei funzionari che si spostavano per la stagione estiva a Scansano.

Oggi, il Morellino di Scansano può essere gustato nella versione “Annata” o nella versione “Riserva”.

Vernaccia di San Giminiano

Non solo rossi! La Toscana è la culla di uno dei vini bianchi più famosi (e antichi) al mondo, la Vernaccia di San Giminiano. Il nome Vernaccia figura in documenti risalenti addirittura al 1200, epoca in cui non mancava mai sulla tavola di papi, re e ricchi mercanti. Ai tempi, la produzione si estendeva anche ad altre regioni come Liguria, Lombardia e Calabria, ma quella di San Giminiano si confermò fin da subito come un prodotto di punta. E indovinate chi furono tra i più grandi estimatori di questo vino? I Medici, ovviamente.

Il declino della Vernaccia si ebbe verso il Settecento, quando la moda delle nuove bevande esotiche (tè e caffè) e il diffondersi dei liquori fece perdere l’interesse dei mercanti verso questo tipo di vino. Il vitigno potrà godere della sua rivincita negli anni ‘30 del Novecento, quando Carlo Fregola, Reggente della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Colle di Val d’Elsa, si convinse della possibilità di reimpiantarlo. La sua idea si rivelò fondata, e negli anni ‘60 si potè finalmente assistere alla completa diffusione del vitigno in tutto il territorio di San Giminiano. 

Nel 1966, la Vernaccia di San Giminiano è stato il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata.

E per finire, ecco alcuni dei nostri suggerimenti Made in Tuscany:

 TAGS:Frescobaldi Ammiraglia Alìe Toscana 2019

Frescobaldi Ammiraglia Alìe Toscana 2019

Il Frescobaldi Ammiraglia Alìe Toscana 2019 è un vino fresco ed estremamente mediterraneo. La bottiglia, infatti, racchiude aromi di frutta matura, agrumi e fiori, il tutto accompagnato da una piacevole sfumatura sapida e minerale data dalla vicinanza con il mare.

 TAGS:Grattamacco Bolgheri Superiore 2016

Grattamacco Bolgheri Superiore 2016

Elaborato con uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese, è un vino morbido e complesso, ma che non perde la sua freschezza e mineralità.

 TAGS:Villa Antinori Toscana Bianco 2018

Villa Antinori Toscana Bianco 2018

Questo Toscana Bianco non è che l’ennesima prova del talento e dell’esperienza di Antinori. Un vino fresco, persistente e piacevolmente minerale.

Ti potrebbe interessare...

Lascia un commento