Vini di uve ibride: avranno un futuro?

Le uve ibride vengono utilizzate in varie parti del mondo per produrre vini. Ma non sono sempre son ben viste. Ad esempio, la Francia le proibisce nei vini classificati, ad eccezione del Baco Blanc nella distillazione di Armagnac; l’Austria consente il loro utilizzo nell’elaborazione e nella vendita dei vini Uhudler nel Südburgenland, ma concede loro il più basso livello di etichettatura. E negli Stati Uniti, nonostante gli inverni freddi che supportano queste uve, non sempre ricevono un caloroso benvenuto tra gli acquirenti di vino.


Gli ibridi (incroci deliberati tra due specie di vite) rappresentano meno del 5% dei vigneti del mondo. Secondo gli esperti di questo tipo di vini, come José Vouillamoz, coautore della guida Wine Grapes, questi vitigni ibridi sono stati creati principalmente per fornire resistenza contro le malattie fungine e le gelate. Secondo lui, il loro futuro è discutibile.

Il futuro dell’uva ibrida

Altri viticoltori statunitensi spiegano che gli ibridi per natura producono vini minori. E alcuni vedono questo tipo di vino come un segno del cambiamento, in un momento in cui le persone si incuriosiscono con le cose diverse e sperimentali. Quindi, per questo alcuni degustatori saranno disposti a ordinare un vino ottenuto da uve ibride.

D’altra parte, in alcune zone sono visti come qualcosa di positivo. Certi vitigni ibridi hanno una elevata capacità di sopportare i duri inverni alpini e ciò è utile a molti produttori per coltivare uve utilizzando tecniche biodinamiche, che sarebbero impossibili utilizzando vitigni autoctoni più fragili.

Negli Stati Uniti si considera che i vitigni ibridi saranno presto conosciuti come vitigni americani. Anche se al momento è poco chiaro il futuro, perché in realtà non c’è molta richiesta. Tutto dipenderà dall’introduzione di nuove uve, dai cambi di gusto dei consumatori o dai cambiamenti climatici che richiedono ai produttori di rivedere le coltivazioni.

Cosa succede in Europa e in Spagna?

L’Unione europea, dal canto suo, non mette ostacoli alla coltivazione dei vitigni ibridi e la successiva commercializzazione dei vini prodotti. Si vendono ufficialmente in Germania e in Italia. Tuttavia, in Spagna, sembra che la questione sia più complicata, dal momento che il governo ha approvato nel 2003 una legge “della Vite e del Vino“, nella quale si specifica che nello stato spagnolo può essere etichettato e commercializzato solo vino ottenuto da vitigni della specie europea Vitis Vinifera pura.


Vitigni ibridi

Alcune regioni spagnole stanno chiedendo al governo un cambio legislativo. In Galizia, per esempio, vorrebbero che il rosso di Barrantes fosse legalizzato. I sostenitori di questa causa sostengono che il rosso di Barrantes non può essere più dannoso per la salute di qualsiasi altro vino protetto da una denominazione di origine. Ammettono anche che presenta una percentuale maggiore di malvidina rispetto ad altri vini.

Voi cosa ne pensate delle uve ibride? Noi, nel frattempo, vi suggeriamo qualche vino più tradizionale:

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Quinta Sardonia Qs 2014

Questo vino è una bella dimostrazione di cosa la viticoltura biodinamica può regalare. È ottenuto dall’assemblaggio di diverse varietà di uva – Tinto fino, Cabernet sauvignon, Merlot e Malbec – nate nei vigneti di Villabáñez e Sardón de Duero (Valladolid).

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Luretta Rosso Dell Emilia Pantera 2010

È il vino più rappresentativo di casa Luretta, il vino del fondatore. È ottenuto da una miscela sapiente – le cui percentuali sono supersegrete – di uve Bonarda, Barbera e Cabernet Sauvignon, che dà vita a un vino dal seducente colore rosso rubino e dai profumi di ciliegia e spezie.

Gli abbinamenti di vino più originali per la pasta

Il vino bianco non è sempre l’opzione migliore per accompagnare la pasta. Molto dipende dalle salse che vengono utilizzate e, se si tratta di pasta ripiena, dagli ingredienti che compongono il ripieno. Ti indichiamo alcuni trucchi per imparare ad abbinare vino e pasta.

Vini per salse più leggere

Ci sono molte salse e sughi che accompagnano la pasta. L’olio, il burro, la besciamella o un sugo di pomodoro leggero. Con questi ingredienti possiamo abbinare vini bianchi o rosati. Se cuciniamo la pasta alla carbonara, invece di un semplice bianco, possiamo scegliere un buon spumante. Il Cabernet Sauvignon è una delle varietà più appropriate grazie al suo tocco di freschezza che rompe con l’acidità che potrebbe presentare il piatto.

Vini per sughi di carne

In questo caso, il condimento è più saporito ed il piatto presenterà aromi più intensi. È chiaro che con la carne è meglio scegliere un vino rosso. Ma questo può essere sia giovane che d’annata. In questo caso, possiamo infatti servire sia un Rioja più intenso che un Merlot o altre denominazioni più morbide, che aiutino ad addolcire un piatto forte.

Vini con salsa al pesto

Il pesto è una salsa particolare. Per molti può risultare forte e per altri piuttosto leggera, dipende dal gusto di ognuno. Per questo motivo, il vino che meglio si sposa con la pasta al pesto è un Sauvignon Blanc, perché fornisce la freschezza necessaria per contrastare il sapore deciso del piatto.

Vini con pasta ripiena di funghi

Abbiamo già detto che dobbiamo prestare attenzione al riempimento della pasta fresca, oltre al sugo. Per una pasta ripiena di funghi è meglio scegliere un vino rosso come il Merlot, o un bianco di corpo, come lo Chardonnay.

Pasta con pesce e frutti di mare

La pasta è un piatto molto versatile che può essere accompagnato con verdure, carne e pesce. Per la pasta con sughi di pesce e frutti di mare, è consigliato un vino bianco giovane.

Pasta con sugo di verdure

I sughi a base di verdure si abbinano perfettamente con vini bianchi come il Sauvignon Blanc o vini rosati leggeri.

Vini secondo il formaggio della pasta

Anche il formaggio viene preso in considerazione, perché di solito accompagna la pasta e offre sapori inconfondibili. Normalmente i formaggi usati non sono troppo forti o viene grattugiato il classico parmigiano. Questo famoso formaggio si sposa felicemente con i vini rossi italiani, ma possiamo anche scegliere un vino bianco.

Pasta alla Carbonara

Uova, guanciale, pecorino romano, sale e pepe: i semplici ingredienti di un piatto senza tempo! La carbonara si adatta ai gusti di tutti, per questo vi diamo diverse possibilità di scelta:

  1. Per gli amanti dei rossi, suggeriamo un bel Merlot, consistente ma versatile, o un Sangiovese, più energico.
  2. Chardonnay, Franciacorta o Malvasia potrebbero essere le scelte giuste per chi predilige i vini bianchi.
  3. La carbonara si abbina perfettamente a tutti vini rosé!

 

Vino e Yoga: una tendenza in aumento

Yoga, birra, pilates e molte altre bevande. Sebbene possa sembrare un’idea eccentrica, è realtà e sempre più centri e lezioni mirano alla moda del vino & yoga. Ed entrambi i concetti sono davvero salutari.

I benefici dello yoga sono riconosciuti da tutti, ma il vino offre un mondo di sensazioni in più e vantaggi per prendersi cura dell’organismo. Quindi se uniamo una cosa e l’altra, il risultato è magico.

Yoga nei vigneti

È una nuova tendenza che può essere interpretata in due modi. Da un lato, luoghi in cui è possibile praticare lo yoga e poi bersi un bicchiere di vino comodamente, e dall’altro lato, varie cantine dove è di moda il salutare ed oltre a vedere le campagne e i vigneti, possiamo anche dedicarci allo yoga.

Esercizio con un bicchiere di vino

Ma sembra che la tendenza stia andando oltre. Infatti, non è solo di moda andare nelle cantine e rilassarsi, ma anche fare esercizi e posture (asana come vengono chiamati nel mondo dello yoga) con un bicchiere di vino in mano.

Ad esempio, è di tendenza in molti posti a New York e, come abbiamo già detto, si estende anche ad altre bevande come la birra.

Senza dubbio, chi ama lo yoga lo considera una cosa strana. Poche posture di yoga si possono eseguire mentre proviamo a sostenere un bicchiere e beviamo allo stesso tempo. Si tratta di fare qualcosa di diverso, originale e divertente. Veramente serve per socializzare con gli altri, ovvero pratichi sport mentre bevi un bicchiere di vino o ti fai una birretta.

Benefici dello yoga

È interessante vedere come viene eseguita una lezione di questo tipo, dato che alcune persone dicono che alcune posture dello yoga, piuttosto complicate, non riescono bene senza bersi un sorso di vino.

Miglioramento della mente e del corpo grazie ad un’unica disciplina. Potrebbe essere una definizione di yoga, visto che tra i suoi benefici rientrano quelli del sistema cardiovascolare, oltre a saper gestire meglio lo stress e l’ansia grazie alla meditazione e al saper respirare correttamente. Uno studio dell’American College of Cardiology di Dubai ha dimostrato che i pazienti con malattie cardiache che praticano yoga, oltre ad esercizio aerobico, riducono fino al doppio i valori della pressione sanguigna, l’indice di massa corporea e il livello di colesterolo.

 

I 15 liquori italiani più famosi al mondo

La tradizione dei liquori italiana risale addirittura al Medioevo, quando delle miscele di erbe, spezie e frutta con alcol e zucchero venivano servite come medicinali.

Il Bel Paese vanta una serie lunghissima di liquori, di tutti i generi e di tutti i sapori. Oggi vi elenchiamo quelli che portano alta la nostra bandiera nel mondo.

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1) Fernet Branca

Digestivo storico, è prodotto utilizzando oltre 27 erbe provenienti da ogni parte del mondo. Nasce nel 1847 dall’argentino Beniamino Fernet, il cui scopo era quello di creare un medicinale contro la malaria e il colera.

2) Amaretto di Saronno

Nel 1500, il pittore Bernardino Luini scelse una locandiera di Saronno come modella per rappresentare la Madonna in uno dei suoi affreschi. La ragazza ringraziò l’artista offrendogli una bevanda a base di erbe, zucchero tostato, mandorle amare e brandy.

3) Campari

Il Campari è l’emblema dello stile italiano nel mondo. Dall’iconico color rosso brillante, è prodotto mediante l’infusione di erbe aromatiche e frutta in una miscela di alcool e acqua, ma la ricetta vera e propria è segretissima!

4) Aperol

Nato a Padova nel 1919, oggi l’Aperol è l’aperitivo italiano per eccellenza! I fratelli Barbieri lo proposero alla prima Fiera Campionaria della città e da subito entrò nel cuore di tutti gli italiani. D’altronde, che mondo sarebbe senza Spritz?

5) Grappa

La grappa è il più famoso distillato italiano. Si ottiene dalla distillazione delle vinacce, le bucce dell’uva, e i frutti devono necessariamente essere cresciuti e vinificati in Italia. La distilleria Bortolo Nardini di Bassano del Grappa è la più antica del Paese.

6) Limoncello

Questo liquore tipico della Campania è prodotto con la buccia del limone, – meglio se di Amalfi o di Sorrento – che viene lasciata macerare in alcool e poi miscelata con una soluzione di acqua e zucchero. C’è qualcosa che richiama l’Italia più del limoncello?

7) Sambuca Molinari

Tutti conoscono la sambuca, ma quasi nessuno ne conosce la ricetta! La famiglia Molinari, infatti, la custodisce gelosamente dal 1945. Certo è che il suo sapore di anice stellato è uno di quelli che sa di casa e di tradizione.

8) Liquore Strega

Il liquore Strega prende il nome dalle streghe di Benevento, le quali, secondo la leggenda, sapevano creare una pozione in grado di unire eternamente le coppie. Nato nel lontano 1860, è prodotto con oltre 70 erbe aromatiche e spezie.

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9) Cynar

L’ingrediente principale del Cynar sono le foglie di carciofo, che conferiscono a questo liquore il suo aroma inconfondibile. Ideato come digestivo dall’imprenditore veneziano Angelo Dalle Molle nel 1948, è ormai parte integrante della cultura popolare italiana.

10) Amaro Montenegro

Nel 1885, Stanislao Cobianchi aprì a Bologna una piccola azienda di liquori. Appassionato di spezie ed erbe aromatiche, ideò un prodotto dal sapore unico, che dedicò a Elena Petrovich, Principessa di Montenegro e futura Regina d’Italia.

11) VOV

Il VOV fu ideato nel 1845 da Gian Battista Pezziol, un pasticcere di Padova che unì a dei tuorli d’uovo dello zucchero, dell’alcool e del marsala. Questo zabaione alcolico, super energetico, prende il nome dal termine veneto “vovi”, che significa appunto “uova”.

12) Averna

Nel 1868, Frà Girolamo, dell’Abbazia Santo Spirito di Caltanissetta, svelò la ricetta di un amaro prodotto dai monaci benedettini al mercante Salvatore Averna, come gesto di gratitudine per le sue attività filantropiche. L’amaro divenne poi tanto celebre che nel 1912 ricevette anche il “Brevetto della Real Casa” da Vittorio Emanuele III.

13) Amaro Lucano

È l’amaro simbolo della Basilicata. L’invenzione della ricetta si deve a Pasquale Vena, proprietario di un piccolo biscottificio a Pisticci. Ottimo da gustare ghiacciato a fine cena: cosa vuoi di più dalla vita?

14) Mirto

Il mirto rappresenta l’essenza della Sardegna. È ottenuto dalla macerazione in alcool delle bacche di mirto, pianta tipica della macchia mediterranea. Inizialmente, veniva utilizzato come salsa per condire la selvaggina, mentre oggi è il digestivo preferito da molti italiani.

15) Nocino

Il nocino è un liquore tipico della tradizione modenese. L’ingrediente principale sono le noci, che vengono raccolte per tradizione il giorno di San Giovanni (24 giugno), o comunque entro i primi di luglio.

 

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Limoncello Luxardo

È ottenuto attraverso l’infusione delle bucce di limone in alcool, metodo che ne esalta l’aroma e il gusto fresco di limone.

 TAGS:Mirto Rosso Di Sardegna

Mirto Rosso Di Sardegna

Perfetto da bere ghiacciato a fine pasto, il mirto è ottenuto dalle piccole e profumatissime bacche dell’omonima pianta.

Calcio e vino: quando le passioni fanno gioco di squadra!

Verrebbe da dire dal campo alla vigna! Già, perché molti calciatori e allenatori hanno pensato bene di investire il loro tempo e i loro risparmi in un’altra passione, quella del vino. 

Sapevi che molti calciatori e allenatori si sono dedicati alla produzione di vino? - Uvinum

Ecco solo alcuni dei giocatori che hanno deciso di dedicarsi all’enologia.

Andrea Pirlo – Pratum Coller

Andrea Pirlo, ex giocatore della Juventus ed eroe della Nazionale 2006, ha fondato nel 2007 l’azienda biologica Pratum Coller. La tenuta si trova a Castel Mella, alle porte di Brescia, e ha all’attivo due rossi, un rosato e un bianco, un IGP Montenetto di Brescia, elaborato con Trebbiano di Lugana.

Gigi Buffon – Cantina Fabio Cordella

Qualche anno fa, la cantina Fabio Cordella ha deciso di lanciare una linea di vini chiamata “La selezione dei campioni”. Il portierone Gigi Buffon è stato invitato a mettere il suo nome su un Salento IGP Primitivo, un Salento IGP Rosato di Negroamaro e un Salento IGP Chardonnay.

Buffon, però, non è l’unico campione ad essere stato coinvolto dall’imprenditore Cordella. Nella “selezione” compaiono anche Wesley Benjamin Sneijder, Fabrizio Miccoli, Ronaldinho, Ivan Zamorano e Vincent Candela.

Paolo Rossi – Poggio Cennina

Il mitico Pablito, bomber dei Mondiali 1982, già da qualche anno, si dedica alla produzione di vino nelle colline aretine della Val d’Ambra. Nel suo resort Poggio Cennina, a Bucine, viene prodotto il Borgo Cennina, un rosso elaborato con uve Sangiovese e con piccole quantità di Merlot e Cabernet.

Luciano Spalletti – La Rimessa

Una delle passioni di Luciano Spalletti – da bravo toscano – è il vino. Qualche anno fa, il Mister ha comprato La Rimessa, un agriturismo di lusso a Montaione, e l’annessa vigna. Si è dedicato quindi alla produzione del suo Bordocampo IGT Toscana 2015, elaborato con uve Sangiovese e Merlot.

Damia­no Tommasi – Tenuta San Micheletto

Nel 2001, Damiano Tommasi si trasferisce nella Tenuta di San Micheletto a Fumane. Qui, insieme a Pietro Zardini, inizia a produrre i suoi vini. Il Ripasso 17 fa ri­ferimento al numero di maglia che il centrocampista ha indos­sato nei dieci anni passati alla Roma, mentre l’Amarone Ani­ma Candida è un omaggio al soprannome che Car­lo Zampa, speaker dell’Olim­pico, gli aveva assegnato.

Alessandro Gamberini – Casariccio

L’ex difensore del Chievo Verona, Alessandro Gamberini, ha acquistato un agriturismo a San Leolino, nel comune di Bucine. Oltre a un menù tipicamente Toscano, l’azienda agricola Casariccio offre anche tre vini di produzione propria: la Fonte, un vino da tavola elaborato con Sangiovese; il Casariccio, un Chianti DOCG prodotto con Sangiovese, Merlot e Cabernet; il Cinque, che prende il nome dal numero di maglia di Gamberini.

Andrès Iniesta – Bodega Iniesta

Non solo gli italiani sono stati sedotti dalla vigna! A Fuentalbilla, vicino ad Albacete, è possibile trovare il vigneto di proprietà di Iniesta. E i numeri sono importanti: con i suoi 200 ettari coltivati a vigna, la tenuta è la più grande della D.O. Manchuela. Presso la Bodega Iniesta si producono olio, formaggi e 18 tipi di vini tra bianchi, rossi, bollicine e biologici.

Siete curiosi di provare i vini dei vostri campioni?

 TAGS:Pratum Coller Marzi 2016

Pratum Coller Marzi 2016

Vino rosso elaborato con uve Marzemino in purezza accuratamente selezionate. È un vino fresco e schietto, ottimo per l’estate.

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Gianluigi Buffon Salento Primitivo 2015

Ottenuto da uve 100% Primitivo, presenta profumi intensi di ciliegia e prugna, con leggeri sentori speziati. Morbido e piacevolmente aspro, si consiglia l’abbinamento con piatti di carne

 TAGS:La Rimessa Rosso Bordocampo Toscana 2015

La Rimessa Rosso Bordocampo Toscana 2015

La Rimessa Rosso Bordocampo Toscana 2015 è prodotto con uve Sangiovese e Merlot, raccolte e selezionate a mano. Tannini fitti e un’acidità ben equilibrata, lo rendono adatto all’abbinamento con formaggi e carni rosse.

Hamburger e vino? Perché no!

Quando si mangia un hamburger, lo si accompagna spesso e volentieri con una bibita gassata o con una bella birra fresca. Ma se preferissimo un bicchiere di vino?

Se consideriamo che i gusti son gusti e che oggi gli hamburger sono diventati un piatto gourmand, non c’è nessun motivo perché non si possa abbinare un buon vino al nostro panino!

Abbinamento hamburger e vino - Uvinum

Tanti hamburger, tanti vini

Quando parliamo di hamburger, parliamo di una “polpetta schiacciata” di carne macinata, perlopiù di manzo, cotta su piastra e servita solitamente dentro a un panino. Trattandosi di carne, sembra quasi scontato che la scelta del vino ricada su un rosso. In realtà, non sempre vale questa regola.

Molto dipende, ad esempio, dalla salsa e dagli ingredienti con sui si accompagna la carne. La regola principale, però, è quella di non sovrastarne il sapore. Si può anche cercare un vino che stemperi la grassezza della carne e che ripulisca la bocca. In questo caso, gli elementi da tenere in considerazione sono l’acidità, i tannini (ben presenti) e la frizzantezza.

Non dimentichiamoci, poi, di tutte le “nuove” varianti: pollo, tacchino, pesce, verdura… Ce n’è davvero per tutti i gusti!

Hamburger di manzo

Se siete amanti dei rossi, potete optare per un Merlot veneto o un Chianti Colli Aretini. Quando l’hamburger è più impegnativo, con tante salse e ingredienti, dovete puntare su un vino più corposo e dal forte impatto gustativo. Vanno benissimo un Chianti Classico, un Montepluciano d’Abruzzo, un Nebbiolo o un Bonarda Pavese. Se poi quello che state mangiando è un cheesebruger, potete scegliere anche un Rossese di Dolceacqua.

Non sottovalutate i bianchi! Se l’hamburger è di vitello, sono ottimi gli abbinamenti con un Pinot grigio o un Orvieto. I bianchi dal tasso alcolico un po’ più alto, invece, sono ideali anche per accompagnare hamburger ben conditi e dai sapori forti. Scegliete, ad esempio, un Pecorino.

Per rinfrescare la bocca dall’untuosità dell’hamburger, specialmente se nel vostro panino è presente della pancetta rosolata, i vini frizzanti sono l’alternativa migliore. Provate ad accompagnare la vostra pietanza con un bicchiere di Freisa d’Asti DOC, di Pignoletto Emiliano, di Lambrusco o di Merlot Rosato frizzante. E che ne dite di un Prosecco Brut?

Hamburger di pollo o tacchino

Mano grasso e dal sapore meno invasivo, l’hamburger di carne bianca si abbina bene ad un vino elegante, che non sia né troppo corposo né troppo delicato. La scelta potrebbe ricadere tra un Pinot Nero o un Syrah.

Hamburger di pesce

Anche questa volta vale la regola “pesce-vino bianco”. L’hamburger di pesce, infatti, trova nel vino bianco, specie se aromatico, l’alleato migliore. Optate, quindi, per un Malvasia o uno Chardonnay. Ottima idea anche gli spumanti metodo classico, sia bianchi che rosé.

E per i vegetariani?

Gli hamburger di verdura sono sicuramente i meno grassi della lista. Per questo motivo, il consiglio è quello di scegliere vini poco tannici e con una buona acidità, capaci di esaltare il gusto del piatto. Una buona scelta potrebbe essere un vino bianco prodotto con uve Chardonnay o un rosso come il Nebbiolo.

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Arezzo Vini Tipici del Aretino Chianti Colli Aretini 2016

Si tratta di un vino rosso elaborato con sangiovese, merlot, cabernet sauvignon e canaiolo dell’annata 2016. Ha un volume di 12.5º. Un vino rosso valutato con 4 punti su 5 secondo gli utenti di Uvinum.

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Terre Bianche Rossese di Dolceacqua

Vino rosso della DO Rossese di Dolceacqua, secondo gli utenti di Uvinum merita una valutazione di 4 punti su 5. Al naso risulta intenso, con note di frutti di bosco, spezie e rosa canina.

In viaggio tra i vini dell’Africa

Negli ultimi anni, l’Africa è diventata la terra promessa del vino. La reputazione e la qualità dei vigneti del Sudafrica sono ben noti, ma è il continente nel suo insieme che sta vivendo una vera e propria rivoluzione vinicola.

Non solo Sudfrica: in viaggio tra i vini africani - Uvinum

Quando si parla di Africa e vino, però, è bene ricordare che in molte zone del continente le bevande alcoliche sono vietate dalla religione, ed è per questo motivo che la produzione e il commercio del vino non si sono mai sviluppati tanto come in altre parti del mondo.

Salite a bordo e fate un viaggio con noi nel continente africano… giusto per il tempo di leggere questo articolo!

Sudafrica

Lo stato del Sudafrica rappresenta senza dubbio la zona del continente più famosa – e più apprezzata – per i suoi vini. La viticoltura vi si pratica fin dal 1600, quando fu introdotta dagli olandesi che si occupavano dei traffici commerciali tra Europa e Oriente. Furono poi gli Ugonotti francesi e olandesi – in fuga dall’Europa a seguito della revoca dell’Editto di Nantes da parte del sovrano francese Luigi XIV – che dal 1680 circa fecero diventare vigneti e frutteti i principali protagonisti dell’economia del paese.

In Sudafrica si trovano tre importantissime zone vinicole, che oggi stanno conquistando i mercati mondiali. La prima, la più antica, è quella di Constantia, situata sul Capo di Buona Speranza, dove nel 1685 fu fondata la prima cantina sudafricana. Seguono Stellenbosh, famosa anche per i suoi vini fortificati, e Paarl, dove vengono prodotti spumanti e brandy.

Oggi, il vitigno più coltivato è lo Chenin Bianco, qui chiamato Steen, che vince su Chardonnay, Sauvignon, Riesling, Colombard e Cape Riesling, da noi più famoso come Moscato d’Alessandria. Tra le uve a bacca rossa, invece, primeggiano il Cabernet Sauvignon, il Cinsault, il Merlot e lo Shiraz. Importantissimo è anche il Pinotage, una varietà locale ottenuta dall’incrocio tra Cinsault e Pinot Nero.

Tanzania

La Tanzania si è buttata solo recentemente nel settore vinicolo. Nel 2002 l’ingegnere veronese Fiorenzo Chesini ha pensato bene di investire ingenti risorse in un progetto di valorizzazione a favore dei produttori locali. Grazie agli investimenti di Chesini, sono sorte delle cantine all’avanguardia nel cuore della regione di Dodoma, situata su un altipiano di 1.100-1.200 m proprio nel centro del Paese.

Dalle cantine del villaggio di Hombolo ci arrivano dei vini di qualità, intensi e esotici, che non hanno nulla da inviare a quelli di altri paesi e continenti. I vigneti tanzaniani ospitano soprattutto uve Marzemino, Teroldego, Aglianico e Syrah, varietà introdotte precedentemente dai missionari europei.

Kenya

Il Kenya è ancora alle prime armi per quanto riguarda la produzione di vino. Al momento, i migliori sono quelli a base di uve Colombard prodotti nella zona del Lago Naivasha, a nord-ovest di Nairobi.

Se volete assaporrare qualcosa di davvero tipico, allora non potete non provare il mnazi, un vino biancastro ricavato dalla palma di cocco. Il vino di cocco è ottenuto dalla fermentazione della linfa della palma e presenta un sapore piuttosto acido. Dobbiamo avvertirvi, però: il mnazi non sembra incontrare il gusto della maggior parte dei viaggiatori europei!

Etiopia

Purtroppo, l’origine della vitivinicoltura in Etiopia è legata a una pagina nera della storia, quella del colonialismo italiano in Abissinia. Le truppe italiane di occupazione, infatti, iniziarono a coltivare la vigna vicino alla capitale, Addis Abeba, per produrre in loco del vino. Dopo l’indipendenza dall’Italia (1947), la produzione di vino fu nazionalizzata e lasciata ristagnare per parecchi anni.

Questo fino al 2012, quando il colosso francese Castel, su invito dell’ex presidente Meles Zenawi, decise di investire sullo sviluppo della viticoltura in Etiopia. Dalla Francia arrivarono uve Syrah, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, che sembrano aver trovato il loro ambiente ideale sugli altipiani e nelle verdi vallate etiopi.

Vini dal continente africano - Uvinum

Nordafrica

I vini marocchini sono perlopiù vini rossi. La zona maggiormente coltivata a vite è quella della valle di Meknes, a ovest di Fez e situata a circa 600 m di altitudine. Altri vigneti si possono trovare sulla costa, nelle città di Rabat e Casablanca, e sulle montagne della catena dell’Atlante.

La Tunisia, invece, è specializzata in vini bianchi di ottima qualità. La Tunisia è uno dei pochi Paesi africani dove la vitivinicoltura ha origini profonde: il Moscato veniva qui coltivato e vinificato già dai fenici.

Nel nostro tour non poteva certo mancare l’Egitto. La coltivazione e la produzione del vino egiziane vantano una lunga tradizione, come testimoniano i geroglifici che decorano le tombe dei faraoni e i documenti scritti ritrovati dagli archeologi. Il Delta del Nilo era intensamente coltivato a vite dagli antichi egizi e il vino era la bevanda preferita dai nobili. Secondo la leggenda, fu lo stesso dio Osiride ad insegnare agli uomini a produrre il vino.

Con il tempo, però, la vitivinicoltura egiziana ha subito uno stop (circa il 90% della popolazione è musulmana). Oggi, sembra esserci la volontà, da parte di alcuni produttori locali, di investire nella produzione e nell’esportazione di vini – bianchi, rossi e rosé – per portare l’Egitto a una posizione competitiva nel mercato internazionale.

Beh, non siete curiosi? Mettete “Africa” di Toto a tutto volume e iniziate a scoprire l’Africa partendo dal bicchiere!

 

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Boschendal Pinotage 2016

Al naso, presenta note di ciliegia matura, ribes, prugna e un tocco di cioccolato fondente. In bocca, invece, è possibile riconoscere eleganti sfumature di fumo e pelle.

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Vergelegen Sauvignon Blanc 2016

Vino sorprendentemente elegante, regala aromi di fiori di tiglio, uva spina, guava, pepe bianco e mela cotogna. Secondo gli utenti di Uvinum, merita una valutazione di 4 punti su 5.

Bevi il vino rosso senza paura di sprecarlo!

A volte commettiamo degli errori quando beviamo vino rosso e dovremmo prenderli in considerazione per non sprecarlo. Prendi nota di questi consigli.

Bere il vino rosso a temperatura ambiente

Durante i mesi più caldi, anche se amiamo il vino rosso, consumarlo direttamente a temperatura ambiente, se non adeguatamente conservato in un luogo umido, lo rende imbevibile. Quando abbiamo sete e caldo, l’ideale è lasciarlo, solo un po’, nel frigorifero, in modo che si rinfreschi, o lasciare la bottiglia in un recipiente con acqua fresca. Il vino si manterrà fresco senza essere congelato.

Berlo molto freddo direttamente dal frigo

È piacevole la sensazione di freschezza, ma il vino rosso troppo freddo perde il suo sapore, le sue sfumature e i suoi odori non si possono apprezzare allo stesso modo. Infatti, il freddo eccessivo rovina il vino e per questo motivo non è raccomandato lasciarlo per giorni nel frigorifero, al momento di berlo non avrà un buon sapore.

Riempire il bicchiere fino all’orlo

Se riempiamo con il vino rosso il bicchiere fino all’orlo, si scalderà prima e non saremo in grado di finirlo. È meglio riempirlo solo un poco (fino a metà) così da bere correttamente e non sprecare vini che normalmente hanno una qualità superiore.

Vino rosso in estate

Prendere il calice per lo stelo

Per evitare ulteriori errori, è sempre meglio prendere il calice per lo stelo, poiché se afferriamo la pancia del bicchiere, il vino si scalderà più rapidamente.

Conservare la bottiglia a temperatura ambiente

Abbiamo già detto che, quando fa caldo, non è consigliato lasciare le bottiglie di vino a temperatura ambiente. A meno che non abbiamo una cantina o una cantinetta dove conservare le bottiglie a bassa temperatura, è meglio tenere la bottiglia in piedi e in frigo. Ricorda che dobbiamo consumare questo vino il prima possibile, se lo lasciamo per giorni, perderà il suo sapore.


Come bere vino rosso in estate

La temperatura ideale per berlo

L’Organizzazione dei Consumatori e degli Utenti, OCU, consiglia di servire un vino rosso giovane a 9 gradi, a 15 gradi un vino maturo e a 17 gradi massimo i vini riserva e gran riserva.

Aggiungere ghiaccio al vino

Se segui il nostro blog, sai sicuramente che questo è l’errore più grande e non ti verrà in mente di farlo. I cubetti di ghiaccio nel vino, si scioglieranno e rovineranno il vino. L’unica eccezione sono quei tipi che sono stati elaborati pensando di essere consumati con cubetti di ghiaccio.

Se sei a conoscenza di altri errori che meritano di essere evidenziati, faccelo sapere!

In fondo al mar: quando i vini invecchiano sott’acqua

No, i vini non invecchiano solo in oscure cantine. Alcuni produttori vinicoli preferiscono far riposare i loro vini sott’acqua, direttamente in mare, dove le condizioni ambientali sembrerebbero essere migliori e le caratteristiche organolettiche del vino vengono mantenute inalterate.

Le ragioni, se ci pensate, sono abbastanza chiare: assenza di ossigeno, assenza di luce, temperatura costante, immobilità. Non si potrebbe chiedere di meglio per far invecchiare il proprio vino in tranquillità!

lecantine acquatiche: quando i vini invecchiano sott'acqua - Uvinum

Come è nata l’idea?

L’idea di una cantina sott’acqua è nata nel 2010, grazie al ritrovamento di una nave affondata nel 1880 nell’arcipelago delle Aaland, fra Svezia e Finlandia. I sommozzatori trovarono 168 bottiglie di Champagne, molte delle quali firmate Veuve Clicquot, che probabilmente erano dirette alla corte russa.

Molte delle bottiglie sono state restituite alla casa madre, altre sono state destinate ad esami e prove in laboratorio, altre ancora sono state aperte. La tentazione di assaporare il frutto di 170 anni di sepoltura marina era troppo forte! Sebbene il perlage fosse quasi del tutto scomparso, il vino era inaspettatamente ancora integro.

Nel 2014, Veuve Clicquot ha dato il via al progetto “A cellar in the sea”, una cantina sotto il mare, a 42 metri di profondità, dove lasciare invecchiare lo Champagne in condizioni naturali. Il progetto prevede il posizionamento di diversi vini (una selezione di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi-Sec), in diversi tipi di contenitore, accanto al famoso relitto. I vini verranno tenuti sotto stretta osservazione e sottoposti ad esami di laboratorio per cinquant’anni.

Le cantine sommerse d’Europa

Il Mediterraneo è la culla delle cantine sommerse. In Grecia, nella stupenda isola di Santorini, la cantina Gaia Wines dispone le sue gabbie metalliche piene di bottiglie di vino Thalassitis, prodotto con la nobile uva Assyrtico, a una profondità di 25 metri per almeno 5 anni. In Croazia, invece, optano per un metodo un po’ più “vintage”. La cantina Edivovino ripone le sue bottiglie di vino in anfore di terracotta e le lascia riposare sul fondo del mare per 1-2 anni.

Anche gli spagnoli non si sono lasciati sfuggire l’occasione di utilizzare il mare come cantina. Vina Maris fa risposare il suo vino, sia bianco che rosso, in bottiglie sigillate a una profondità di 30 metri a largo di Calpe, vicino ad Alicante.  Nei Paesi Baschi, più precisamente a Plentzia, esiste anche un laboratorio che studia l’invecchiamento del vino sott’acqua: il Lseb – Laboratorio submarino envejecimiento bebidas.

Lo Château francese Larrivet Haut-Brion, invece, ha inabissato alcuni dei suoi pregiati Bordeaux nelle profondità dell’Oceano Atlantico.

Invecchiamento dei vini sott'acqua in Italia - uvinum

E in Italia?

In Italia, il pioniere delle cantine acquatiche è stato Piero Lugano, proprietario dell’azienda vinicola Bisson di Chiavari. Nel 2009, Lugano ha posizionato ben 6.500 bottiglie dello spumante Abissi sul fondale del golfo di Portofino. Oggi le bottiglie della sua Riserva Marina di Portofino sono oltre 30.000.

Dal 2010, la Tenuta del Paguro di Brisighella ha affondato migliaia di bottiglie di Merlot, Sangiovese, Albana e Cabernet nel relitto di una piattaforma petrolifera al largo di Ravenna. Continuando a parlare di Mar Adriatico, il Lagunare rosso di Ornella Molon Traverso viene lasciato invecchiare per 6 mesi in botti calate nella Laguna di Caorle.

In Sardegna, la Cantina Santa Maria La Palma di Alghero fa riposare il suo Vermentino DOC nella stupenda Area Marina Protetta di Capo Caccia.

 

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Bisson Metodo Classico Dosage Zero Abissi 2015

Dopo la vinificazione, lo spumante viene imbottigliato, posizionato in gabbie di acciaio inox e immerso sott’acqua ad una profondità di 60 metri, alla temperatura costante di 15° per 18 mesi. 

Vino e arte: un matrimonio che dura da secoli

Vino e arte sono parte integrante della storia del mondo. Nel corso dei secoli, arte e vino hanno spesso incrociato le loro strade. Affreschi egizi che raccontano della vendemmia, mosaici dedicati a Dionisio, quadri barocchi, impressionisti o cubisti… ce n’è davvero per qualsiasi epoca e stile.

Il vino nei quadri - Uvinum

Ecco a voi alcuni esempi di quadri in cui compare il nostro tanto amato vino. Voi sapete dircene altri?

Le nozze di Cana – Paolo Veronese

“Le nozze di Cana” è un’opera colossale del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588), che misura ben 6,77 m x 9,94 m. Il dipinto risale al 1562, quando il Veronese fu incaricato di decorare il refettorio del Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Il quadro raffigura il celebre episodio biblico delle nozze di Cana, durante le quali Gesù trasformò l’acqua in vino. Per ammirarlo dovrete recarvi al Louvre di Parigi, dove fu portato da Napoleone nel 1797.

Bacco – Caravaggio

Il ritratto del dio Bacco venne realizzato da Caravaggio (1571-1610) tra il 1596 e il 1598. Il protagonista è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale: nudo, con in testa una corona fatta di foglie di vite e con in mano un calice di vino rosso, che sembra offrire allo spettatore.

Si pensa che Caravaggio abbia usato uno specchio e abbia utilizzato la propria immagine riflessa per studiare la posizione della mano. Sarebbe per questo motivo che Bacco regge il bicchiere con la sinistra.

Il dipinto è conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Riunione dei bevitori – Bartolomeo Manfredi

Simile allo stile di Caravaggio è quello di Bartolomeo Manfredi (1582-1622). Nella sua “Riunione dei bevitori”, le figure emergono da uno sfondo cupo, illuminate con violenza da una luce proveniente dall’alto. È un quadro che dona una sensazione di suspense e di inquietudine, ben resa dalla posizione accalcata e dalle espressioni dei personaggi.

Oggi il quadro, che risale al 1621, si trova oltreoceano, al Los Angeles County Museum of Art.

La colazione dei canottieri – Renoir

Conservato alla Phillips Collection di Washington, il celebre “Le déjeuner des canotiers” di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) risale al 1880-1882.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull’isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini che amavano praticare il loro sport lungo la Senna. È una scena di festa, di leggerezza, con ben 14 persone riunite attorno alla stessa tavola per passare in allegria una domenica pomeriggio.

È un quadro dai toni chiari e tenui, che regala una sensazione di spensieratezza.

Il vino nell'arte - festa dei musei

Il caffè di notte – Vincent Van Gogh

Accecante, stridente, angoscioso. “Il caffè di notte” (1888) di Vincent van Gogh (1853-1890) è un tentativo di rappresentare la degenerazione umana che ha luogo nei bar durante la notte.

Nei locali notturni, le più terribili passioni umane salgono alla luce aiutate dall’alcool. Secondo il pittore, i colori più adatti per rappresentare l’inquietudine e la disperazione sono il rosso e il verde, che appunto abbondano nel dipinto.

Se siete curiosi di ammirarlo dal vivo, dovrete recarvi all’Art Gallery dell’Università di Yale.

Il giorno dopo – Edvard Munch

Si sa, il vino è una gioia… ma non bisogna esagerare! Il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) ha voluto rappresentare il dramma della sbornia nel dipinto “Il giorno dopo” (1895). Il titolo dice già tutto.

La fanciulla protagonista è ritratta sul letto, in una posizione non proprio elegante, e in primo piano si possono notare le bottiglie e i bicchieri abbandonati della serata precedente. È una scena triste, che vuole raffigurare le conseguenze fisiche e la solitudine causate dell’abuso di alcool.

Potete ammirarlo alla Nasjonalgalleriet di Oslo.

Due donne sedute in un bar – Pablo Picasso

Il quadro risale al Periodo Blu del pittore Pablo Picasso (1881-1973). Come suggerisce il nome, “Due donne sedute in un bar” (1902) – chiamato anche “Due prostitute sedute in un bar” – rappresenta due ragazze vestite di azzurro sedute al bancone di un café. Le ragazze, però, non sembrano divertirsi.

Le spalle incurvate e le facce rivolte verso il basso danno una sensazione di tristezza e di noia, sensazione messa ancor più in evidenza dai toni freddi e spenti del dipinto. I vestiti provocanti sembrano suggerire la professione delle due, le quali aspettano al bar il prossimo cliente.

Il quadro è esposto al Museum of Art di Hiroshima, in Giappone.

La prossima volta che vi capiterà di varcare le porte di un museo, aguzzate l’occhio e cercate di trovare più bicchieri possibili nei quadri alle pareti!

 

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Néctar Pedro Ximénez

Il Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

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Varvaglione Primitivo di Manduria Papale 2016

Il vino “Papale” deve il suo nome a Papa Benedetto XIII, unico papa originario della Puglia. Anche l’etichetta è un omaggio al Santo Padre pugliese. Riporta, infatti, un articolo di giornale in cui si racconta delle festose celebrazioni per l’elezione del papa, avvenuta il 29 Maggio 1724.