Cosa decide il prezzo di un vino?

Perché, se vado al discount, posso trovare una bottiglia di vino a 2€ e per altre, invece, dovrei aprire un mutuo? Alla fine, tutto proviene dalla stessa materia prima: l’uva, diffusa in tutto il mondo in grandi quantità! Quanti di noi hanno avuto il piacere (o il dispiacere) di assaggiare il vino fatto dal proprio nonno in campagna? Quello, forse, non ne valeva neanche 2€, eppure era bio e a km zero!

Cosa incide sul prezzo del vino? - Uvinum

In realtà, se ci riflettiamo, sono molti i fattori che incidono sul prezzo finale di un vino.

La vigna

Mantenere una vigna costa. Molto. Oltre all’investimento iniziale per comprarla, anche il mantenimento comporta alla cantina costi elevati. Si pensi ai macchinari, agli strumenti e ai prodotti necessari alla cura del vigneto. 

Inoltre, in vigna lavorano un sacco di persone… che bisogna pagare, naturalmente! Contadini, agronomi e viticoltori sono solo alcune delle figure che prendono parte alla fase iniziale di produzione del vino!

Quantità di produzione

Come dicevamo poco fa, tutto inizia con l’uva e con la vendemmia. La raccolta, ovviamente, porta dei costi fissi alla cantina (manodopera, macchinari, ecc.), che oltretutto non sono direttamente proporzionali alla quantità di frutta utilizzabile e di bottiglie prodotte.

In un anno in cui la raccolta risulta scarsa, quindi, i costi si fanno sentire maggiormente e vanno ammortizzati aumentando il prezzo del prodotto finale. Se un’annata risulta abbondante, invece, il numero di bottiglie prodotte sarà maggiore e non sarà necessario aumentarne il prezzo.

Tecniche di vinificazione e invecchiamento

La vinificazione, sembra banale spiegarlo, è quel processo attraverso il quale dall’uva si produce il vino. Il processo è lo stesso, ma le tecniche sono diverse! Alcune cantine, infatti, puntano alla quantità, mentre altre alla qualità dei loro prodotti: è la stessa differenza che si ha tra un prodotto “industriale” e uno “artigianale”. E un artigiano si paga di più!

Consideriamo, poi, il tempo. Un vino che ha affrontato un lungo periodo di maturazione, generalmente, costa di più e non solo perché non è stato possibile venderlo immediatamente per ricavarne un guadagno: far maturare un vino significa comprare materiali in cui farlo riposare e occupare spazio in cantina. Con il passare del tempo, e con sempre più (costose) botti da riporre in magazzino, la cantina, a un certo punto, è costretta ad allargarsi!

Il prezzo di una bottiglia di vino - Uvinum

Zona di produzione e cantina

Ogni zona di produzione ha le sue caratteristiche specifiche, ma alcune sono oggettivamente migliori di altre. Ci sono regioni vinicole storiche che ogni anno – grazie a particolarità nella composizione del terreno, a un microclima unico al mondo o a un vitigno autoctono rarissimo – sfornano vini di qualità eccelsa. In queste zone, il vino viene spesso elaborato secondo tecniche e tradizioni antiche, che i vignaioli si tramandano di generazione in generazione!

Per garantire la qualità dei loro prodotti, queste zone geografiche (indicate dalle sigle DOC, DOCG, IGT, IGP) sono protette da rigidi disciplinari, ideati appositamente per regolare il processo di produzione e le quantità di vino che è concesso produrre. Sono, ovviamente, delle restrizioni che mirano a difendere la qualità del prodotto e il territorio, ma che rendono il lavoro degli agricoltori e degli enologi più difficile e controllato.

Altro punto fondamentale: la cantina. Una cantina che ha saputo durare nel tempo, costruirsi una reputazione e farsi amare dai grandi critici del vino merita di essere ricompensata. È proprio come comprare una borsa di una grande firma!

La bottiglia

Bottiglia, tappo ed etichetta non sono certo regalati! Gli enologi sanno che la qualità di una buona confezione può incidere notevolmente anche sulla qualità del vino. Non vale la pena rischiare di mandare in malora anni e anni di attesa per risparmiare proprio sulla bottiglia!

Non dimentichiamoci, poi, del marketing! Una bella etichetta, magari decorata da qualche artista o firmata da qualche VIP, fa vendere di più… ma prima si deve investire! A tutto ciò, aggiungiamo anche i costi per tutti gli intermediari (grossisti, distributori, rappresentanti, negozianti, ecc.).

Anche se l’equivalenza “prezzo alto = qualità” è quasi sempre la più veritiera, esistono sul mercato dei vini buoni venduti a prezzi più accessibili. In base a tutti i fattori elencati, risulta evidente che le variabili sono molte. Quando si compra una bottiglia costosa, il consiglio è quello di informarsi prima di procedere all’acquisto, visitando i siti internet di critici e guide e comparando bene i prezzi di ogni negozio.

 

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Tenuta Guado al Tasso Antinori Il Bruciato 2016

Il Bruciato è elaborato con uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah provenienti dai vigneti della Tenuta Guado al Tasso di proprietà della famiglia Antinori. È un vino intenso, dalle note fruttate e speziate, che in bocca si rivela strutturato e persistente.

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Notte Rossa Negroamaro Rosato Salento 2018

Questo Negroamaro Rosato di Notte Rossa ci arriva da cuore del Salento. Le uve 100% Negramaro provengono da vigneti situati a un’altitudine di 100m sul livello del mare.  In bocca si rivela di buon corpo, fresco ed equilibrato.

Le malattie della vite

Anche la vite si ammala! Le nostre tanto care piante, purtroppo, sono minacciate da diverse malattie… proprio come noi umani! Ecco alcuni dei più grandi nemici del vigneto.

Le malattie del vigneto - Uvinum

Malattie della vite di origine fungina

Oidio

L’oidio, conosciuto anche come “mal bianco”, è una malattia di origine fungina (Ascomycota) che si sviluppa in presenza di umidità, temperature elevate e scarsa ventilazione. Trova, quindi, il clima adatto alla sua proliferazione nell’Italia Meridionale ed Insulare, anche se negli ultimi anni ha causato gravi danni anche nel Nord Italia. L’oidio attacca tutte le parti della pianta: le foglie, le infiorescenze, i tralci verdi e i grappoli, causando deformazioni che incidono sulla crescita della vite e sulla maturazione dei frutti. Per combatterlo, è preferibile attuare un’azione preventiva, polverizzando dello zolfo o delle spore di Ampelomyces quisqualis.

Peronospora

Causata dal fungo Plasmopara viticola, la Peronospora è una delle malattie più temibili, in quanto ha la capacità di penetrare nei tessuti vegetali e rubare nutrimento alla pianta. Fu importata, involontariamente, dall’America e i primi danni in Europa furono segnalati intorno al 1878. È facilmente riconoscibile dalle macchie gialle che lascia sulle foglie della pianta, dalla possibile presenza di muffa bianca e dagli acini rinsecchiti e scuri. Poiché la pianta non è ben nutrita come dovrebbe, la maturazione dei frutti viene gravemente compromessa. L’unico principio attivo realmente efficace contro la peronospora è il rame, al quale possono essere abbinati anche dei preparati biodinamici per aumentarne l’effetto e ridurne il dosaggio.

Botrite

La Botrite – o muffa grigia – è un fungo che penetra nelle ferite della pianta e che colpisce germogli, frutti e fusto. È riconoscibile dal colore grigio che assume l’uva, per questo il nome latino è Botrytis cinerea (fatta di cenere). Bisogna specificare, però, che la Botrite ha due effetti differenti. In presenza di forte umidità e in procinto della maturazione, può causare lo sviluppo di marciume grigio che provoca la caduta dei grappoli. In condizioni di clima più caldo e secco, ben alternato da condizioni di umidità limitata (rugiada mattutina o piogge leggere), la diffusione circoscritta del fungo (marciume nobile) fa sì che aumenti il grado zuccherino dei frutti. Solitamente, la muffa nobile è un buon alleato per quelle uve destinate alla produzione di vini liquorosi e dolci. Per curare la pianta, è necessario asportare la parte colpita prima di utilizzare principi attivi chimici.

Mal dell’esca

Se le foglie della vite sono macchiate di rosso-viola lungo il perimetro, allora siamo in presenza della malattia fungina chiamata Mal dell’esca. Quando la malattia è diffusa, risultano colpiti anche gli acini, che presentano macchie bruno-violacee, e il legno, che appare più debole e friabile. Anche in questo caso, la cura più efficace è la prevenzione con il rame. Inoltre, è buona cosa disinfettare con alcool le forbici e gli strumenti che sono eventualmente entrati in contatto con piante malate.

Malattie fungine e parassitarie della vite - Uvinum

Malattie della vite causate da parassiti e insetti

Fillossera

Se siete amanti del vino, sicuramente avrete sentito parlare della terribile fillossera, il parassita che  nell’Ottocento ha quasi provocato l’estinzione della vite in Europa. La fillossera della vite (Daktulosphaira vitifoliae) è un insetto della famiglia dei Phylloxeridae, di origine nordamericana e capace di attaccare le radici delle piante. I danni alle radici causano, in poco tempo, la morte di tutta la pianta attaccata. L’unico metodo davvero efficace consiste nell’innesto delle viti europee su radici – chiamate portinnesti – di viti americane, le quali hanno sviluppato una resistenza a questo insetto.

Flavescenza Dorata

La Flavescenza Dorata è un parassita appartenente al gruppo dei giallumi della vite. Il nome è un chiaro riferimento ai danni che provoca ai vitigni di bacca bianca: foglie, tralci e grappoli assumono un colore giallastro. L’insetto penetra nei tessuti bloccando il sistema linfatico della pianta e causandone lo scompenso delle attività fisiologiche. Poiché in Italia questa malattia è sottoposta a quarantena, la lotta comprende l’estirpazione delle piante infette.

Tignoletta della vite

La Tignoletta dell vite (Lobesia botrana) è un lepidottero diffuso, in Europa, nei paesi più a sud e nell’area balcanica. I danni consistono nella distruzione dei bottoni fiorali e nello svuotamento dei grappoli, i quali vengono esposti a un rischio maggiore di sviluppare marciume. Nel caso in cui i numerosi nemici naturali della Tignoletta dell’uva (alcuni Imenotteri, funghi, batteri e virus) non dovessero bastare, allora è necessario intervenire con prodotti fitoiatrici specifici.

Ragnetto rosso

Il Ragnetto rosso (Tetranychus urticae) è uno degli acari più temuti: quando colonizza una pianta, infatti, la conduce alla morte. Questo perché il Ragnetto, che si riproduce molto velocemente, riesce a sottrarre le sostanze nutritive alla pianta e a bloccare il processo di fotosintesi clorofilliana. Purtoppo, è davvero difficile notare quest’insetto a occhio nudo, in quanto le sue dimensioni sono minuscole (circa mezzo millimetro). Si possono, però, riconoscere i sintomi: puntini bianchi sulle foglie; foglie con macchie chiare dovute alla mancanza di clorofilla; foglie secche che cadono. Per sbarazzarsene, bisogna ricorrere a pesticidi specifichi o a mezzi più naturali, come inumidire frequentemente le foglie (il Ragnetto rosso odia l’acqua) o liberare nell’ambiente delle coccinelle.

 

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St. Urbans-Hof Wiltinger Alte Reben Riesling Kabinett 2018

St. Urbans-Hof Wiltinger Alte Reben Riesling Kabinett 2018 viene vinificato completamente in acciaio per preservare al meglio la freschezza e l’aromaticità del vitigno Riesling. È un vino fruttato e minerale, dotato di una bella acidità naturale.

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Fattoria la Torre Chianti Colli Senesi la Villa 2016

Il Fattoria la Torre Chianti Colli Senesi la Villa 2016 è un vino che mette tutti d’accordo, con un proprio carattere e una bella facilità di beva. La naso presenta succose note fruttate e floreali, che in bocca rivelano un sorso equilibrato, pieno e persistente.

Cosa bere alla grigliata di Ferragosto

Si sa, per gli italiani la grigliata di Ferragosto è uno degli eventi più attesi dell’anno! Ma se per molti non ci sono dubbi su cosa prediligere tra costine e salamelle, il dubbio su quale vino scegliere si fa più arduo da dissipare.

Ci pensiamo noi a consigliarvi su quale bottiglia preferire in base alle vostre carni (o verdure) preferite!

Ferragosto: che vino bere durante la grigliata - Uvinum

Per le carni rosse

Se preferite le carni di manzo e vitello, allora scegliete un vino morbido ed elegante. Optate per un Dogliani superiore DOCG, un Chianti Classico DOCG o un Brunello di Montalcino DOCG.

Per le carni di maiale

La scelta può ricadere su un vino rosso, come un Sangiovese, o un rosato. Se preferite quest’ultima opzione, ideale per l’estate, allora puntate su un rosato del Salento o un Alezio DOC Rosato. Ma se parliamo di porceddu sardo, allora è quasi scontato l’abbinamento con un Cannonau Classico.

Per le carni bianche

Gli alleati migliori del pollo alla griglia sono il Grignolino del Monferrato Casalese DOC, un rosso delicato e fruttato, il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, morbido ma strutturato, e il Malvasia Rosato Salento IGP.

Per il pesce

Per voi la grigliata è solo di pesce? Non c’è problema. Vanno bene un Sauvignon altoatesino, un Carso Vitovska DOC o un Grillo di Sicilia. Insomma, la regola è scegliere un bianco fruttato e floreale. Con i gamberoni e i crostacei, invece, potete sorseggiare un Carso Malvasia DOC.

Per le verdure

Non dimentichiamoci, infine, di chi segue una dieta vegetariana, vegana o di quelli che, semplicemente, amano le verdure! Zucchine, melanzane e peperoni alla griglia trovano dei validi alleati nel Prosecco e nel Franciacorta. Se poi le bollicine proprio non vi vanno, allora scegliete un Soave Classico DOC.

Non vi resta che mettervi le infradito, preparare la carbonella e iniziare ad abbrustolire… tra un sorso di vino e l’altro!

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Isole e Olena Chianti Classico 2015

L’Isole e Olena Chianti Classico 2015 è prodotto con uve Sangiovese, Canaiolo e Syrah, vendemmiate manualmente sulle colline di Barberino Val d’Elsa. Vi consigliamo di lasciar respirare questo vino per circa 15-20 minuti prima di berlo.

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Tormaresca Calafuria Rosé Negroamaro salento 2018

Tormaresca Calafuria Rosé Negroamaro salento 2018 è un vino rosato vinificato in acciaio e a bassa temperatura, il che gli permette di mantenere inalterati gli aromi intensi dell’uva. 

Ad ogni salume il suo vino!

Italia: terra di santi, poeti, navigatori… e salumi! Gli affettati e gli insaccati che esistono nel nostro Paese sono centinaia e ogni regione ha le sue delizie tradizionali.

Oggi vi proponiamo una lista dei salumi più popolari e i nostri suggerimenti per abbinarli al vino giusto!

Abbinamento vini e salumi - Uvinum

Prosciutto crudo di Parma

È uno dei prodotti italiani più famosi al mondo. Cosa c’è di più semplice e più buono che il prosciutto crudo di Parma? Scegliamo un abbinamento locale, un bel Lambrusco o una Malvasia emiliana.

Mortadella

Parliamo di un altro alimento semplice, tanto amato da adulti e piccini: la mortadella. Se vogliamo rimanere sul classico, anche qui l’abbinamento ideale è quello con il Lambrusco. Provate, però, ad alzare un po’ il tiro e a rendere il vostro “pane e mortazza” una pietanza gourmet. Come? Beh, abbinatelo ad un bicchiere di Champagne! Le bollicine puliscono la bocca dall’untura lasciata dalla mortadella e la preparano al prossimo, delizioso, boccone!

Coppa

La coppa, salume tipico di Parma e Piacenza, ha un sapore unico, un po’ speziato. Provate ad abbinarla a un Barbera del Monferrato DOC.

Bresaola della Valtellina

La bresaola della Valtellina è un salume a Indicazione Geografica Protetta (IGP). Abbiniamola ad altri prodotti locali, come uno Sforzato della Valtellina DOCG, un Valtellina Superiore DOCG o un Rosso di Valtellina.

‘Nduja

Insaccato tipico calabrese, la ‘Nduja è così piccante che più piccante non si può! Per la scelta del vino, rimaniamo in Calabria e optiamo per un vino rosso di Cirò Marina.

Speck

Con lo speck ci possiamo sbizzarrire. Dobbiamo scegliere il vino, però, tenendo in mente due cose: il sapore del salume non deve essere coperto da quello del vino; il vino dovrebbe sgrassarci la bocca. Se preferite i rossi, scegliete un Pinot Nero, dagli aromi delicati e fruttati. Se, invece, preferite i bianchi, un bel Traminer aromatico ed intenso è la scelta più azzeccata.

Prosciutto, speck, salame: ogni salume vuole il suo vino! - Uvinum

Lardo

Lardo e miele: ed è subito baita di montagna! Abbiniamo questo piatto delizioso e ricco con un bel vino sgrassante (anch’esso di montagna), un bel Lagrein Rosé.

Prosciutto cotto

Felicità, è un bicchiere di vino con un panino… al prosciutto cotto! La scelta per il vino è ampia: Tocai, Pinot bianco, Sauvignon, Ribolla Gialla, Barbera del Monferrato e Lambrusco sono tutte valide opzioni! Ma se volete fare gli chic, allora optate per uno spumante!

Pancetta

La pancetta offre una bella combinazione di sapori dolci, speziati e salati. Un vino rosso, non troppo corposo e dal sapore fruttato, come un Gutturnio Frizzante DOC o un Chianti delle Colline Pisane DOCG, è l’alleato perfetto.

Salame piccante

Per ammortizzare la sensazione infuocata che ci lascia in bocca il salame piccante, scegliamo un vino rosé, delicato ma non troppo: le proposte sono un Alezio Rosato o un Cirò Rosato. Va bene anche un rosso corposo, come un Rosso di Montalcino.

Un po’ di pane, un tagliere pieno e un bicchiere di vino: non serve poi tanto per mangiare bene!

 

 TAGS:Librandi Rosato Cirò 2017

Librandi Rosato Cirò 2017

È uno dei vini più rappresentativi della Calabria. Nasce nei vigneti di Cirò e Val di Neto, situati sui pendii scoscesi della Sila ed è prodotto con uve Gaglioppo in purezza, varietà a bacca rossa tipico del Cirotano.

 TAGS:Cantine Ceci Lambrusco Amabile Terre Verdiane 1813

Cantine Ceci Lambrusco Amabile Terre Verdiane 1813

Nasce in vigneti situati sulle ridenti colline parmensi, nel cuore dell’Emilia Romagna. Le uve delle varietà Lambrusco Maestri e Lambrusco Marani vengono raccolte solo a maturazione perfetta e attentamente selezionate a mano.

Vino e gelato: missione impossibile?

C’è chi d’estate vivrebbe solo di gelato! C’è chi sceglie sempre gli stessi due gusti fin da quando era bambino e chi, più intraprendente, viene attirato dai gusti più insoliti e improbabili. C’è chi sceglie la coppetta e chi non può rinunciare al cono. C’è chi ama la frutta e chi ama le creme golose.

Regole per abbinare il gelato al vino - Uvinum

Gusti a parte, è possibile accompagnare il proprio gelato con un bicchiere di vino? A quanto pare, l’abbinamento è fattibile, ma ci sono alcune regole da seguire! Ecco i consigli dell’Istituto del Gelato Italiano.

Scegliere i gusti adatti

Non tutti i gelati si prestano facilmente al matrimonio con il vino. Se vogliamo provare questa esperienza gustativa, la scelta deve ricadere su gusti “morbidi”, come una crema (vaniglia, caffè, torrone, cassata, zuppa inglese, ecc.) o il cioccolato fondente. Questi sapori, infatti, vengono maggiormente valorizzati dal vino.

Se siamo più esperti, allora possiamo cimentarci anche nell’abbinamento con un gelato alla frutta, ma dobbiamo stare attenti a rispettare i profumi, la dolcezza e l’acidità.

Temperatura di servizio

Il gelato dev’essere servito ad una temperatura di 12º-15ºC. Una temperatura più bassa rischierebbe di “congelare” le papille gustative e rovinare l’assaggio. Il vino, invece, dev’essere leggermente più caldo. Un paio di gradi in più sono l’ideale.

Ordine di assaggio

Prima il vino, poi il gelato! La ragione è la stessa: evitare che il freddo del gelato annulli il sapore del vino.

Tipo di vino

L’abbinamento migliore è quello per concordanza. Il vino, quindi, dev’essere dolce ma non troppo alcolico, per non prevaricare sul sapore del gelato. Consideriamo anche l’aromaticità (se il gusto è più o meno delicato) e la grassezza del gelato quando scegliamo il vino.

Con il cioccolato, gli abbinamenti possibili sono numerosi: uno Sherry Pedro Ximenez, un Vin Santo Del Chianti classico Occhio di Pernice, un Passito di Pantelleria, un Moscato d’Asti, ma anche un Porto o un Madera.

Per gli irriducibili amanti del pistacchio, la scelta può ricadere su un Passito Superiore di Pantelleria o un Vin Santo. Per esaltare la vaniglia e il caramello, invece, vanno bene un Malvasia delle Lipari, un Moscato rosa o, se vogliamo azzardare con un vino non dolce, un Chianti Classico Riserva.

Per i gelati alla frutta, infine, si consiglia un Moscato d’Asti, un Moscato dell’Alto-Adige, un Brachetto d’Acqui o un Passito.

Non ci resta che augurarvi un buon assaggio!

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Vite Colte la Gatta Moscato d’Asti 2018

La cantina Vite Colte è situata nel meraviglioso territorio delle Langhe piemontesi, dove conta oltre 5.000 ettari di vigneti. Il suo Moscato d’Asti La Gatta 2018 nasce su terreni di origine calcareo-marnosa, da cui derivano il profumo e il sapore freschi di frutta.

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Néctar Pedro Ximénez

Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

Enoturismo: l’Italia è il miglior Wine Country al mondo

È ufficiale: l’Italia è il Wine Country migliore al mondo. Bisogna fare una precisazione, però. La ricerca, condotta da Lastminute.com, non è intesa a definire il paese che produce i vini migliori, ma quello che offre maggiori servizi ai turisti amanti del vino.

L'Italia è il paese migliore al mondo per l'enoturismo - Uvinum

Perché l’Italia è il miglior paese produttore di vino al mondo

Per ricevere tale titolo, l’Italia ha dovuto competere con altri 29 paesi produttori di vino su una serie di criteri che includevano, tra gli altri, esperienze di degustazioni offerte, vigne aperte ai visitatori, costi di viaggio e alloggio, prezzo medio di un pasto.

Le 20 regioni italiane offrono una scelta quasi infinita di varietà di uve e tipologie di vini (rossi, bianchi, rosati, spumanti, dolci, passiti, ecc.) e sono in grado di soddisfare davvero i gusti di tutti. Le enoteche e i vigneti aperti al pubblico sono 33, le esperienze di degustazione disponibili sono ben 993 e il costo medio di una bottiglia di vino è di 4.77€, un prezzo piuttosto ragionevole se si considera l’alta qualità di molti vini nostrani.

Nella classifica stilata da Lastminute.com, al secondo posto troviamo la Francia, seguita al terzo posto dalla Spagna. Il Sud Africa, in quarta posizione, è il primo paese non europeo della lista.

L’enoturismo in Italia

Secondo il Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia (a cura dell’Associazione Nazionale Città del Vino e dell’Università di Salerno), l’enoturismo in Italia vale circa 2,5 miliardi all’anno. Sono circa 14 milioni gli enoturisti che visitano il nostro paese, i quali spendono una media di 85€ a persona al giorno (160€ se si considera anche il pernottamento). Tirando le somme, il turismo del vino incide circa sul 26.9% del fatturato annuo di una qualsiasi azienda vinicola.

Bisogna, poi, prendere in considerazione i benefici che ne traggono tutte quelle imprese che sono legate al settore turistico e agroalimentare: alberghi, ristoranti, produttori e rivenditori di prodotti tipici devono agli enoturisti una media del 36% del loro fatturato.

La regione che attrae più winelover è la Toscana (48.41% degli enoturisti), a cui seguono Piemonte, Trentino-Alto Adige e Campania.

 

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Il Palagio Sting Sister Moon 2013

Appassionato di musica? In questo caso non può perderti Il Palagio Sting Sister Moon 2013, vino che prende il suo nome dal famoso singolo di Sting del 1987. Nel 2016, questo vino corposo e rotondo è stato eletto dalla rivista Wine Spectator come uno dei cento migliori vini italiani.

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Andrian Pinot Grigio Alto Adige 2018

L’Andrian Pinot Grigio Alto Adige 2018 esprime tutte le caratteristiche del vitigno, tipico della regione dell’Alto Adige. Si presenta nel bicchiere di un bel colore giallo paglierino e sprigiona aromi di melone e agrumi. Fresco e fruttato, in bocca rivela un sapore elegante e di lunga persistenza. 

10 curiosità sulla tequila

Buon Tequila Day a tutti! Oggi vi sveliamo dieci curiosità sul prodotto messicano più conosciuto nel mondo!

Tequila Day: 10 curiosità sulla tequila

1 – La tequila si ricava dall’agave blu

La tequila, è noto, si ricava dalla pianta dell’agave. La varietà utilizzata è l’agave blu (o azul), la cui coltivazione è concentrata soprattutto attorno alla città di Tequila. Non a caso, il nome scientifico di questa pianta è Agave tequilana.

2 – La tequila è solo messicana

Tutta la tequila che viene bevuta nel mondo – circa 55 milioni di litri all’anno – viene prodotta nell’area tra la città di Tequila e quella di Guadalajara, zona che copre un raggio di soli 150 km circa. La tequila, infatti, può essere elaborata solo in Messico, più precisamente nello stato di Jalisco e in alcune zone limitate negli stati di Guanajuato, Michoacán, Nayarit e Tamaulipas.

3 – Prende il suo nome dalla città di Tequila

Il nome della tequila deriva dalla città omonima situata nello stato messicano di Jalisco. Il nome della città di Tequila deriva a sua volta da quello della popolazione dei nativi che abitavano la zona, i Tequili. È proprio in corrispondenza della città (fondata nel 1666) che la tequila, nel XVI secolo, iniziò ad essere prodotta dai conquistadores, i quali cercavano un sostituto locale al loro tanto amato brandy. Gli spagnoli si ispirarono al pulque, un liquore bianco di origine azteca ottenuto dalla fermentazione dell’agave.

4 – La tequila e il mezcal sono due cose diverse

Tequila e mezcal sono due cose diverse, non confondiamo! In cosa differiscono, ve lo abbiamo raccontato qui.

5 – È un dono degli dei

Secondo gli aztechi, l’agave era un dono della dea della fertilità Mayáhuel. Con la pianta, infatti, si era in grado di soddisfare tutti i bisogni della comunità: era fonte d’acqua e zuccheri; vi si poteva produrre il pulque (destinato a nobili e sacerdoti); le sue fibre venivano utilizzate per creare oggetti e vestiti; era ottima come cibo per gli animali; veniva utilizzata come combustibile.

6 – Guai a chiedere un Tequila Bum Bum in Messico!

La tradizione messicana vuole che la tequila venga bevuta da un piccolo bicchiere, liscia e tutta d’un fiato, preceduta da un po’ di sale – da leccare dal dorso della mano – e seguita da una fetta di limone. Il Tequila Bum Bum, però, è un’altra cosa: è un cocktail versione shot, ottenuto dalla tequila mescolata all’acqua tonica. Voi mettereste mai della tonica nel vostro bicchierino di limoncello?

Quanto ne sai sulla Tequila?

7 – Nella tequila non c’è mai il verme!

È assolutamente impossibile trovare in circolazione una bottiglia di tequila che contenga un verme. Il “gusano”, infatti, si trova solo nel mezcal. Si tratta di un bruco che vive nella pianta di agave e che viene raccolto con cura dai contadini messicani, i jimadores. In Messico è un onore bere il bicchiere con il verme, l’ultimo della bottiglia: si dice, infatti, che esso doni vigore sessuale a chiunque lo inghiottisca.

8 – Senza pipistrelli, non ci sarebbe la tequila

Il Leptonycteris curasoae e il Leptonycteris nivalis, due specie di pipistrello in pericolo di estinzione, sono attirati dall’odore del fiore dell’agave, che si schiude solo di notte. Gli animali si impregnano di polline e, volando di qua e di là, favoriscono la riproduzione della pianta. Oggi, gli edifici e le strutture create dall’uomo impediscono ai pipistrelli di arrivare alle piante nelle coltivazioni, le quali sono destinate a non fiorire e a non riprodursi.

9 – Era la bevanda preferita di Frida Kahlo

“Dottore, se mi lascia bere questa tequila, prometto che al mio funerale non tocco un goccio”. Frida Kahlo, artista messicana dallo spirito rivoluzionario, icona dell’indipendenza femminile, era una grande appassionata di tequila. Nonostante i suoi problemi di salute, non smise mai di berla.

10 – Il Margarita è uno dei 10 cocktail più bevuti al mondo

Tequila, triple sec e succo di lime/limone. Ogni anno, il Margarita si conferma nella Top 10 dei cocktail più bevuti al mondo. Secondo la leggenda, la nascita di questo drink risale ai primi anni del Novecento ed è legata all’attrice Marjorie King. Si dice, infatti, che la star americana fosse intollerante agli alcolici, ad eccezione della tequila, ovviamente!

Ora sai qualcosa di più su questo distillato portabandiera del Messico. E ricorda: se la vita ti regala limoni, tu prendi sale e tequila!

 

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Tequila Herradura Reposado

La Tequila Herradura Reposado è stata insignita di numerosi riconoscimenti. E se la si assaggia, il motivo non è difficile da capire.

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Tequila Patrón Silver

Tequila Patrón Silver: un distillato di pregiata fattura, prodotto sulle colline di Jalisco fin dal 1989. 

Impronta ecologica: quanto è sostenibile il vino?

Da qualche anno, l’Unione Europea ha introdotto la Product Environmental Footprint, una metodologia che regolamenta il calcolo, la valutazione, la convalida di parte terza e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti e dei servizi.

Impronta ecologica: la sostenibilità del vino - Uvinum

Si tratta di una serie di indicatori ambientali (PEFCR, Product Environmental Footprint Category Rules) che permettono di verificare le principali categorie di impatto ambientale, come le emissioni di gas serra, l’efficienza dell’utilizzo delle risorse e il rispetto delle risorse idriche.

Tutto ciò è necessario se si pensa che, oggi, un bicchiere di vino ha un’impronta idrica media (a livello mondiale) di 108 litri d’acqua. In Italia, questa si “abbassa” a 88 litri d’acqua per un bicchiere di vino da 125 ml.

Che cos’è l’impronta ecologica?

La cosiddetta impronta ecologica è un valore che calcola quante risorse naturali sono necessarie all’uomo per produrre un bene o un servizio, e le confronta con la capacità della Terra di rigenerare quelle stesse risorse.

Per valutare se la propria attività è rispettosa dell’ambiente, è necessario tenere in considerazione diversi fattori, in particolare l’emissione di gas serra e il consumo delle risorse idriche.

L’impronta di carbonio (carbon footprint) è un parametro utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un’organizzazione, da un evento o da un solo individuo. È espresso in tonnellate di CO2 equivalente. L’impronta idrica (water footprint), invece, calcola il consumo delle acque dolci utilizzate per produrre un prodotto o un servizio.

Come si valuta l’impronta ecologica?

Nel caso del vino, la valutazione dev’essere estesa all’intero ciclo di vita della pianta (reperimento delle materie prime, processi di trasformazione, trattamento dei residui e degli scarti, ecc.), alla produzione del vino (vinificazione, produzione delle bottiglie, ecc.), fino alla distribuzione e al consumo (trasporto, riciclo delle bottiglie utilizzate, ecc.).

Impronta ecologica e vino italiano

In Italia sono diverse cantine che misurano costantemente la propria impronta biologica e, in particolare, si fa attenzione alla carbon footprint e alle emissioni di gas a effetto serra. I mezzi adottati per abbassare l’indicatore sono i più diversi: si va dall’adozione di un’agricoltura biologica o biodinamica all’impiego di macchine agricole a basso consumo; dall’installazione di impianti geotermici o solari all’utilizzo di carta riciclata per le etichette; dall’adozione di tappi in bioetanolo all’impiego di materiali da imballaggio riciclabili.

I risultati possono aiutare l’azienda a migliorare il proprio processo produttivo, sia nella vigna che in cantina e, perché no, a sfruttare le politiche ambientali come strumento di marketing e comunicazione.

 

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Ca’ Maiol Molin Lugana Bio 2016

Ca’ Maiol Molin Lugana Bio 2016 è un vino bianco elaborato con uve Trebbiano Di Soave in purezza. I nostri utenti gli hanno dato una valutazione di 4/5 punti.

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Alois Lageder Cabernet Sauvignon Cor Romigberg 2011

L’approccio sostenibile della cantina Lageder si rispecchia nell’attività vitivinicola biologica e biodinamica. Questo Cor Romigberg 2011 è un vino rosso elaborato con le migliori uve Petit Verdot e Cabernet Sauvignon

In viaggio per i vini d’Italia

State progettando di rimanere in Italia per le vostre vacanze? In qualsiasi regione vogliate andare, oltre a paesaggi incantevoli, troverete pietanze e bevande locali da leccarsi i baffi!

Ecco i nostri suggerimenti su quale vino bere quest’estate, regione per regione!

Vacanze in Italia? Ecco quali vini bere - Uvinum

Abruzzo

Iniziamo la nostra lista con l’Abruzzo, che in campo vinicolo può definirsi tranquillamente un’eccellenza. Se siete amanti del bianco, concedetevi (almeno) una bottiglia di Trebbiano d’Abruzzo DOC. Se, invece, non volete rinunciare al rosso neanche con questa canicola, come non provare il celeberrimo Montepulciano d’Abruzzo DOC? Infine, i sostenitori del binomio “estate-rosé” troveranno una bella sorpresa nel Cerasuolo d’Abruzzo DOC.

Basilicata

Monti, colline e mare. Il suolo vulcanico del Vulture e la biodiversità ambientale sono i punti di forza di questa piccola e, per certi versi, poco conosciuta regione. Se quest’estate andrete a vedere i famosi sassi di Matera, vi consigliamo di assaggiare l’Anglicano del Vulture DOC, portabandiera dei vini lucani.

Calabria

La Calabria vanta un’antichissima tradizione vinicola, in particolare per quanto riguarda i vini rossi. Non fatevi mancare un bicchiere di Cirò DOC, fresco e minerale, o di Melissa DOC rosso, fruttato e speziato. Con il dessert, chiedete un calice di Greco di Bianco DOC.

Campania

La Campania presenta una quantità incredibile di vitigni autoctoni. Se proprio dobbiamo scegliere, allora vi consigliamo si provare un Greco di Tufo DOCG, se vi piacciono i bianchi intensi e fruttati, o un Fiano di Avellino DOCG, se invece preferite qualcosa di più delicato e floreale. Passando ai rossi, il vitigno re è l’Anglicano. Optate per un Taburno DOCG o un Taurasi DOCG.

Emilia-Romagna

Inutile mentire! Il primo nome che ci viene in mente è il Lambrusco, il secondo il Sangiovese. Se volete sperimentare qualcosa di diverso, invece, provate un Albana di Romagna DOCG, dal caratteristico profumo di buccia di mela, un Pagadebit di Romagna DOC, dagli aromi di camomilla, o un Colli Piacentini Ortrugo DOC.

Friuli-Venezia Giulia

Quando si dice Friuli, si dice vino bianco. Provate un Collio Malvasia DOC, un Collio Friulano DOC o un Friuli Isonzo Friulano DOC. L’orgoglio della regione, però, è il Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG, un vino bianco da dessert altamente alcolico. Per quanto riguarda i rossi, consigliamo il Refosco e lo Schioppettino.

In viaggio tra i vini italiani, regione per regione - Uvinum

Lazio

Negli ultimi anni, il Lazio si è dato molto da fare per migliorare la qualità dei suoi vini. È qui che nascono i bianchi Cannellino di Frascati DOCGFrascati Superiore DOCG ed Est! Est! Est! Di Montefiascone DOC e il rosso Cesanese del Piglio DOCG.

Liguria

Anche se i vini liguri sono difficili da trovare in commercio, nel passato sono stati decantati da poeti e scrittori. Il Rossese di Dolceacqua DOC e l’Ormeasco di Pornassio DOC sono i rappresentanti dei rossi liguri. La vera specialità, però, è lo Cinque Terre Sciacchetrà DOC, un passito che nasce nei ripidi terrazzamenti attorno alle Cinque Terre, la cui produzione è limitatissima.

Lombardia

Non solo Franciacorta! Oltre al famosissimo bollicine, la Lombardia è la patria di vini bianchi e rossi di alta qualità. Gli amanti dei bianchi possono provare un Lugana DOC, mentre quelli che fanno parte del “Team Rosso” possono deliziarsi con i poco conosciuti Buttafuoco DOCSangue di Giuda DOC.

Marche

La viticoltura fu introdotta nelle Marche dagli Etruschi. Il bianco marchigiano più conosciuto e senza dubbio il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC. Noi, però, vi consigliamo anche il Verdicchio di Matelica DOC e lo spumante Vernaccia di Serrapetrona DOCG. Con i rossi c’è, invece, da sbizzarrirsi: il Conero DOCG, il Colli Pesaresi DOC, il Lacrima di Morro DOC e l’Offida DOCG meritano tutti un assaggio!

Molise

È incredibile come una regione così piccola possa ospitare una tanto notevole produzione di vino! Ci sentiamo di consigliarvi il morbido Biferno Bianco DOC e il più rustico Tintilia del Molise DOC.

Piemonte

Molto probabilmente, quando pensiamo al vino italiano, la prima regione che ci viene in mente è proprio il Piemonte. La scelta è dura, ma dobbiamo farla. Per i bianchi vada per un Gavi DOCG, mentre per i rossi puntiamo su un Barbaresco DOCG, un Dogliani DOCG e un Gattinara DOCG.

Per chiudere la vostra cena in bellezza, scegliete uno spumante Moscato d’Asti DOCG o Brachetto d’Acqui DOCG.

I vini d'Italia regione per regione - Uvinum

Puglia

Sapevate che la Puglia è la regina dei vini rosati italiani? Ma è anche la patria del Primitivo, del Negroamaro e del Nero di Troia, e quindi non potete andarvene senza prima aver bevuto un buon Primitivo di Manduria DOC, un Salice Salentino DOC o un Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG.

Sardegna

I fortunati di voi che passeranno l’estate in Sardegna potranno godere di mari caraibici e ottimi vini. Se cercate un vino fresco e rinfrescante, allora optate per un Vermentino di Sardegna DOC, un Vermentino di Gallura DOCG o un Nuragus di Cagliari DOC. Se, invece, volete provare il vino sardo per eccellenza, buttatevi sul classico Cannonau di Sardegna DOC. Un’alternativa? Un Carignano del Sulcis DOC.

Sicilia

Salpiamo per un’altra isola e arriviamo nella splendida Sicilia, dove gli amanti dei vini liquorosi troveranno pane per i loro denti. Come non provare un Marsala DOC, un Passito di Pantelleria DOCG o un Moscato di Noto DOC? Altrimenti, consigliamo un Etna rosso DOC, un Sicilia Inzolia Bianca DOC o un Sicilia Nero d’Avola DOC.

Toscana

Alziamo le mani: è impossibile fare una selezione dei vini toscani. Se proprio dobbiamo consigliarvene alcuni, allora diciamo un Chianti Classico DOCG, un Brunello di Montalcino DOCG, un Vino Nobile di Montepulciano DOCG e un Bolgheri Sassicaia DOC. Attenzione solo al portafoglio!

I bianchi sono sicuramente meno famosi, ma ce ne sono comunque di interessanti, come il Candia Dei Colli Apuani DOC, il vino da dessert Moscadello di Montalcino e il Vin Santo.

Vini d'Italia: cosa bere in ogni regione - Uvinum

Trentino-Alto Adige

D’estate il Trentino-Alto Adige è preso d’assalto da coloro che al mare preferiscono la montagna. In mezzo ai verdi monti, i turisti potranno entrare in contatto con la natura e praticare sport, ma anche mangiare e bere bene! Teroldego Rotaliano DOC, Trentino Pinot nero DOC e Alto Adige Schiava DOC sono delle belle opzioni per tutti gli amanti dei rossi. Tra i bianchi, invece, segnaliamo l’Alto Adige Gewürztraminer DOC, il Trentino Müller Thurgau DOC e l’Alto Adige Valle Isarco DOC.

Non dimenticate, infine, di fare un brindisi con un Trento DOC Metodo Classico!

Umbria

Voi amate il rosso e la vostra dolce metà il bianco? L’Umbria sarà in grado di accontentare entrambi. Il bianco più celebre è senza dubbio l’Orvieto DOC, ma provate anche un Grechetto Todi DOC e un Grechetto dei Colli Martani DOC. Per quanto riguarda i rossi, invece, il souvenir perfetto è un Sagrantino di Montefalco DOCG o un Torgiano Rosso Riserva DOCG.

Valle d’Aosta

In Valle d’Aosta esiste un’unica DOC, la Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste DOC, ma la produzione vinicola è intensissima e di alta qualità. In questa piccola regione vengono prodotti vini secchi, vini liquorosi, vini passiti e spumanti con oltre 20 vitigni differenti.

Veneto

In Veneto c’è di tutto: montagna, collina, pianura e mare. E anche per quanto riguarda i vini non c’è che l’imbarazzo della scelta. Noi vi diamo tre nomi, un rosso, un bianco e un bollicine, che sicuramente sapranno accontentare tutti: Amarone DOCG, Soave DOC e Prosecco.

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Varvaglione 12 e Mezzo Rosato del Salento 2017

Prodotto con uve 100% Negroamaro vinificate in rosato, questo vino esprime aromi di frutta fresca e fiori bianchi, mentre in bocca si rivela brioso e persistente. I vigneti sono situati in provincia di Taranto, dove il clima secco e arido viene temperato dalle brezze marine provenienti dallo Ionio.

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Astoria Corderíe Prosecco Superiore Extra Dry Valdobbiadene

Nasce sulle colline nel cuore di Valdobbiadene, da vitigni di uva Glera di età compresa tra gli 8 ed i 18 anni e situati a 150m sul livello del mare. La scelta di uve selezionate, il perlage persistente, il profumo primaverile e il gusto elegante: tutti questi elementi hanno contribuito a far guadagnare a questo Prosecco 5 stelle al Vinitaly nel 2017.

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Sassicaia 2015

Generosità, freschezza ed eleganza si riuniscono in questo eccellente Sassicaia 2015, il miglior vino del mondo secondo Wine Spectator, acclamato dai più famosi critici enologici. 

Prosecco: a Conegliano Valdobbiadene si vieta il glifosato

Il mondo del vino si è sempre dimostrato attento per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente e la conservazione della qualità dei prodotti. L’Italia, in particolare, è da anni schierata a favore del divieto dell’utilizzo del glifosato in frutteti e vigneti.

La D.O. Conegliano Valdobbiadene, terra in cui vede la luce il Prosecco, ha da poco deciso di vietare definitivamente l’utilizzo di questa sostanza nel suo territorio.

Conegliano Valdobbiadene - Prosecco: basta glifosato! - Uvinum

Che cos’è il glifosato?

Il glifosato è il diserbante più venduto al mondo. Nonostante sia aggressivamente prodotto, commercializzato e utilizzato, il glifosato è stato giudicato dall’IARC – l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – come cancerogeno.

Nel 2017, l’Unione Europea ha deciso di riautorizzare questa sostanza nonostante il “no” di diverse nazioni, tra cui l’Italia, definendola solo “probabilmente cancerogena”. In realtà, sono molti gli studi condotti che hanno rilevato la pericolosità del glifosato, che tra l’altro è definibile anche come “sostanza genotossica”, cioè capace di danneggiare l’informazione genetica all’interno delle cellule.

Inoltre, le statistiche rivelano che, nelle aree in cui viene impiegato il glifosato, la percentuale di persone che accusano problemi a livello ormonale e renale è drasticamente alta. Diversi studi hanno ritenuto il glifosato responsabile di scompensi ormonali, in particolare dell’abbassamento dei livelli di testosterone, estrogeni e progesterone. Negli uomini, questa condizione porta alla femminilizzazione del corpo – ad esempio, lo sviluppo di mammelle – e alla perdita della libido, con problematiche a lungo termine gravi. Nelle donne, il rischio di cancro degli organi sessuali è aumentato.

Perché é usato il glifosato?

Il glifosato, impiegato in agricoltura dal 1974, è un potente erbicida. Una volta spruzzato sulle coltivazioni, è capace di eliminare le erbacce e le piante infestanti, rendendo più rapido e facile il lavoro dell’agricoltore e aumentando la resa per ettaro.

Purtoppo, non sono solo la frutta e la verdura ad essere contaminate. Il glifosato è presente anche nei cereali (soprattutto quelli provenienti dal Nord America, dove le regolamentazioni sull’uso di questa sostanza sono più permissive), nella carne e nel latte (i mangimi più utilizzati contengono soia e mais, sulle cui coltivazioni viene riversata una grande quantità di erbicidi).

Glifosato: Conegliano Valdobbiadene è vietato

Il Prosecco contro il glifosato

Il Conegliano Valdobbiadene ha detto basta! Nel 2019, la Denominazione di Origine del Prosecco – il vino italiano più consumato all’estero – ha deciso di vietare l’utilizzo del glifosato, nonostante le normative italiane ed europee non ne impediscano l’impiego.

Già negli ultimi anni, sono stati molti i vignaioli della zona – e in tutta Italia – che hanno deciso spontaneamente di dire addio a diserbanti e pesticidi per passare a un tipo di agricoltura più naturale. Una scelta dettata, oltre che da ovvi motivi di salute, dal mercato: sono sempre di più i consumatori che prediligono vini prodotti da agricoltura biologica o biodinamica.

È vero, gli agricoltori dovranno armarsi di pazienza e dedicare più tempo alla cura delle loro vigne, ma la qualità dei loro prodotti sarà senza dubbio migliore e apprezzata dal pubblico.

Ecco qualche proposta per brindare a questa bella notizia:

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Astoria Corderíe Prosecco Superiore Extra Dry Valdobbiadene

Nasce sulle colline nel cuore di Valdobbiadene, da vitigni di uva Glera di età compresa tra gli 8 ed i 18 anni e situati a 150 m sul livello del mare. La scelta di uve selezionate, il perlage persistente, il profumo primaverile e il gusto elegante fanno di questo Prosecco un perfetto rappresentante del territorio.

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La Tordera Prosecco Treviso Millesimato Extra Dry Alnè

È il vino per eccellenza quando si parla di aperitivo! Dal sapore fresco, fruttato e vivace, si accompagna bene anche a risotti di crostacei e secondi a base di pesce. Inoltre, le bottiglie di questo vino sono prodotte con un 70% di vetro riciclato.