L’Ode al Vino di Pablo Neruda

Pablo Neruda (1904-1973), premio Nobel per la letteratura nel 1971, è uno dei poeti più importanti di tutto il Novecento. La sua poetica è difficile da definire: è allo stesso tempo surrealista, realista, intimista, politica, civile, amorosa e tanto altro.

L’Ode al vino di Pablo Neruda

Gran parte della sua opera, però, è dedicata all’amore per le cose più semplici, quelle che tante volte diamo per scontate e a cui non prestiamo attenzione. Nella sua raccolta Odi Elementari, del 1954, Neruda dedica un bellissimo elogio al vino.

Vino color del giorno,
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.

A volte
ti nutri di ricordi
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
tagliapietre del sepolcro gelato,
e piangiamo
lacrime passeggere,
ma
il tuo bel
vestito di primavera
è diverso,
il cuore monta ai rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, tu, caraffa di vino, nel deserto
con la bella che amo,
disse il vecchio poeta.
Che la brocca di vino
al bacio dell’amore aggiunga il suo bacio.

Amor mio, d’improvviso
il tuo fianco
è la curva colma
della coppa
il tuo petto è il grappolo,
la luce dell’alcool la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico sigillo puro
impresso sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
la chiarità che cade sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.

Ma non soltanto amore,
bacio bruciante
e cuore bruciato,
tu sei, vino di vita,
ma
amicizia degli esseri, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.
Amo sulla tavola,
quando si conversa,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano;
ricordino in ogni
goccia d’oro
o coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno lavorò
fino a riempire di vino le anfore,
e impari l’uomo oscuro,
nel cerimoniale del suo lavoro,
e ricordare la terra e i suoi doveri,
a diffondere il cantico del frutto.

Di cosa è capace il vino? Il vino unisce, ci spinge a socializzare e a stare insieme. Il vino riporta l’allegria nei momenti di tristezza, fa cantare. Il vino fa innamorare e fa venir voglia di amare. Il vino è uno dei prodotti per cui si dovrebbe essere più grati alla terra, frutto del lavoro dell’uomo e del tempo.

Una bella poesia, quella di Neruda, che nei tempi che corrono ci spinge ad avere pazienza: anche se oggi siamo lontani, domani saremo più uniti di prima.

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