Autore: karinmosca

Settembre, è tempo di vendemmia!

Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare, sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi.

Così Cesare Pavese descriveva i giorni della vendemmia nel suo ultimo romanzo, La luna e i falò. Ma, esattamente, cosa si intende per vendemmia?

Vendemmia: come si svolge e perché é importante condurla bene - Drinks&Co

Che cos’è la vendemmia?

Con il termine vendemmia si indica la raccolta dell’uva destinata alla produzione del vino. I frutti, una volta raccolti, vengono poi trasportati in cantina, dove iniziano il processo di vinificazione. Un tempo, la vendemmia riuniva le famiglie e gli amici, che lavoravano insieme nei campi e festeggiavano con ricchi banchetti. Oggi, sebbene non sia più come quella dei “bei vecchi tempi”, la vendemmia mantiene comunque un significato rituale, un momento atteso da tutti i lavoratori che si sono presi cura delle vigne durante l’anno.

La raccolta può avvenire in tre periodi diversi: agosto-settembre, settembre-ottobre e ottobre-novembre. Le uve vengono raccolte quando raggiungono la giusta maturazione, cioè quando nell’acino il rapporto tra gli zuccheri e gli acidi ha raggiunto il valore ottimale. Inoltre, va valutata anche quella che è chiamata la “maturazione fenolica”, ossia quando gli aromi e i profumi sono completamente sviluppati.

La vendemmia può essere sia manuale che meccanica. La prima modalità richiede dei tempi maggiori, per questo viene normalmente adottata quando si devono produrre vini di alta qualità. I grappoli vengono raccolti e selezionati singolarmente dagli operatori. La seconda modalità, invece, viene condotta con macchine vendemmiatrici capaci di scuotere gli acini, orizzontalmente o verticalmente, staccare i grappoli dalla pianta e raccoglierli prima che questi cadano a terra. Ovviamente, i tempi e i costi vengono notevolmente ridotti.

Le regole della vendemmia

Durante la vendemmia, è necessario prestare attenzione alla qualità dell’uva che si sta raccogliendo. Ad esempio, non si deve raccogliere l’uva bagnata, in quanto potrebbe rovinare il mosto. Inoltre, vanno evitate le ore più calde: il calore potrebbe far fermentare l’uva una volta che questa venga staccata dalla pianta. Per evitare che ciò accada, la vendemmia avviene quasi sempre durante le prime ore del mattino, se non addirittura di notte.

Una volta raccolta, l’uva deve essere riposta in contenitori dalla capienza limitata, per evitare che gli acini si schiaccino sotto il peso degli altri grappoli. Non appena possibile, l’uva deve essere portata in cantina, prima che i processi di macerazione e fermentazione inizino spontaneamente quando i frutti sono ancora nelle cassette.

Ora che abbiamo capito quanto una vendemmia ben condotta sia di fondamentale importanza per la qualità finale del vino, perché non ce ne godiamo un buon calice?

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Cordero di Montezemolo Barbera d’Alba 2018

Il Cordero di Montezemolo Barbera d’Alba 2018 è ottenuto dall’assemblaggio di uve Barbera provenienti da vari vigneti della tenuta Monfalletto. È un vino complesso, con un bouquet che sprigiona note di mora, prugna, cacao e liquirizia. In bocca, sorprendono il sorso pieno e i tannini morbidi. Ottimo da accompagnare a piatti della tradizione culinaria piemontese.

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Emidio Pepe Cerasuolo d’Abruzzo 2018

Emidio Pepe Cerasuolo d’Abruzzo 2018 è elaborato con uve Montepulciano vinificate in bianco. Si tratta di un vino rosato dai profumi di confettura di fragola e lamponi, arricchiti da delicate sfumature di fiori ed erbe. Fresco e profondo allo stesso tempo, presenta un sorso pieno e un gusto persistente.

7 birre belghe da scoprire

Il Belgio, si sa, è il paradiso per gli amanti della birra. Nonostante la produzione di questa bevanda risalga già al Medioevo, quella dello “stile belga” iniziò solo nel 1904, quando un gruppo di studenti birrai ideò una birra da presentare all’Esposizione Universale di Liegi dell’anno successivo. La Ligue des Brasseurs – Lega dei Birrai – aveva, infatti, organizzato una competizione per promuovere uno stile nazionale che potesse distinguersi e competere con le lager tedesche, le ale inglesi e le pilsner ceche, che presentavano già una propria personalità ben definita.

Da allora, i belgi non si sono più fermati e, dal 2016, la Cultura della Birra Belga è stata iscritta nell’elenco del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

Sette birre belghe da provare - Uvinum

 

La Tripel Karmeliet

Nata nel 1996 secondo un’antica ricetta del 1679, questo piccolo gioiello di alta fermentazione ha una gradazione alcolica non inferiore all’8,4%. Si ottiene da tre cereali: orzo, frumento e avena. La leggenda vuole che sia stata creata seguendo una ricetta dei frati carmelitani di Dendermonde, da cui il nome “Tripel Karmeliet”. Si dice anche che venga aggiunto dell’olio essenziale di una pianta segreta per renderne il gusto ancora più originale.

La Chouffe

La Chouffe è un po’ come il vino bianco francese: perfetta per ogni occasione! È una birra bionda a tripla fermentazione e ad alto contenuto alcolico, più dell’8%! La Chouffe è particolarmente apprezzata in Belgio soprattutto per i suoi aromi di fiori d’arancio e mela acida. Non è considerata di certo tra le più speciali, ma questa pale ale particolarmente forte rientra di diritto tra i prodotti tipici del suo paese.

La Chimay Bleue

Qui il contenuto alcolico sfiora il 9%. Con il suo colore scuro, i potenti aromi di spezie pregiate e il suo sapore secco con note caramellate, la Chimay Bleue delizia gli amanti delle sensazioni forti.

La Kasteel Rouge

Generalmente sconosciuta al di fuori del Belgio, la Kasteel Rouge presenta un sapore di ciliegia molto dolce. Kasteel (che significa “castello” in olandese, da cui l’etichetta) è prodotto dalla fabbrica di birra Van Honsebrouck. Nonostante la dolcezza, in bocca lascia anche una certa acidità sul finale e un leggero retrogusto amaro. Anche in questo caso, il tasso alcolico non scende al di sotto dell’8%.

La Bush Ambrée

Con il 12% di alcool, la Bush Ambrée si conferma una delle birre più forti. O meglio, come dice la sua etichetta, “la più forte del Belgio“. Ideata dai fratelli Dubuisson nel 1933, è apprezzata soprattutto per il suo carattere potente.

La Kwak e il suo bicchiere tra le 7 belghe da provare - Uvinum

La Kwak

Parliamo ora di una delle birre più antiche, inventata dal birraio Paul Kwak nel lontanissimo 1791. Dalla gradazione alcolica dell’8,4%, la Kwak è nota soprattutto per il bicchiere in cui viene servita, chiamato “verre du cocher” – “bicchiere del cocchiere”. Questo bicchiere ha un fondo sferico che sale gradualmente in forma svasata, il tutto sostenuto da una piccola struttura in legno. La Bosteels Brewery, che produce la Kwak, ha anche presentato una denuncia contro i produttori di un’altra marca di birra per aver cercato di copiare l’insolito contenitore.

L’Orval

L’Orval prende il nome dall’Abbazia di Orval in cui viene prodotta. Si tratta, quindi, di una vera e propria trappista belga in tutto il suo splendore. Con la sua gradazione alcolica unica del 6,2% e la riconoscibile amarezza, è sempre stata apprezzata da tutti gli amanti della birra fin dalla sua creazione nel 1932!

 

 

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Kwak 75cl

Scopri la Kwak, una delle birre belghe più antiche, la cui ricetta risale al 1791! Se sei un amante delle birre, non puoi non provarla!

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Mc Chouffe 75cl

Prodotto tipico del suo paese, La Chouffe rende omaggio alla tradizione belga e alle sue leggende anche attraverso la sua etichetta, raffigurante uno gnomo dal cappello rosso. 

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Chimay Grande Reserve 75cl

Birra scura trappista proveniente dal Belgio, Chimay Grande Reserve 75cl regala al naso sentori di caramello e zucchero, che in bocca si evolvono in note di frutti neri piacevolmente amare.

Vino italiano: come si legge un’etichetta?

Sei un amante del vino e vorresti capirne un po’ di più su ciò che stai bevendo? Sappi che l’etichetta è una fonte, anche se a volte incomprensibile, di informazioni. Ti spieghiamo noi come fare per decifrarla!

Vino italiano: come leggere un'etichetta - Uvinum

Come leggere un’etichetta di vino

Innanzitutto, dobbiamo ricordare che il Regolamento CE 607/2009 impone uno standard di etichettatura per i vini a tutti i paesi della Comunità Europea. Fatta questa precisazione, passiamo alle informazioni che si incontrano sull’etichetta di un vino italiano:

  • Annata: Spesso si trova sulla parte anteriore dell’etichetta. È obbligatoria solo per i vini con denominazione, esclusi i vini spumanti, frizzanti e liquorosi. L’85% delle uve utilizzate nell’elaborazione deve appartenere all’annata indicata.
  • Allergeni: Va dichiarata la presenza di solfiti, uova e latte.
  • Categoria del prodotto: Viene indicata la tipologia del vino. È una dicitura obbligatoria solo per i vini senza denominazione o indicazione di origine.
  • Denominazione: Viene indicata l’eventuale DOP (Denominazione di origine protetta) o IGP (Identificazione Geografica Protetta). In alternativa, vengono indicate le diciture DOC (Denominazione di origine controllata), DOCG (Denominazione di origine controllata e garantita) o IGT (Identificazione Geografica Tipica).
  • Grado alcolico: È necessario indicare la quantità (ml) di alcol etilico presente in 100 ml del vino. Viene espresso in % Vol.
  • Imbottigliatore: Indica il nome, o la ragione sociale, il comune e il paese di chi ha imbottigliato il vino. Per gli spumanti, viene indicato solo il venditore o il produttore.
  • Lotto: Indica l’insieme di bottiglie o damigiane prodotte e/o confezionate in circostanze identiche. Serve a identificare la bottiglia.
  • Provenienza: Viene indicato il paese in cui è stato prodotto il vino.

Per gli spumanti, inoltre, è obbligatorio indicare il tenore zuccherino (extra brut, brut, extra sec, sec, demi sec, dolce).

Informazioni facoltative

Esistono poi delle diciture facoltative valide solo per i vini DOC e DOCG:

  • Classico: È un vino prodotto nella zona con la tradizione più antica all’interno della DOC.
  • Imbottigliato all’origine /  imbottigliato dall’azienda agricola / imbottigliato dal viticoltore: Indica un vino che è stato imbottigliato dal produttore stesso.
  • Integralmente prodotto da…: Questa dicitura può essere aggiunta quando il vino è stato prodotto con uve raccolte in vigneti di proprietà dell’azienda, che sono poi state vinificate nella stessa. 
  • Riserva: Indica un vino sottoposto a un invecchiamento più lungo rispetto a quello minimo definito dal disciplinare. L’invecchiamento dev’essere superiore ai due anni per i vini rossi, a un anno per i vini bianchi, a un anno per gli spumanti elaborati secondo il Metodo Charmat (rifermentazione in autoclave) e ai tre anni per gli spumanti elaborati secondo il Metodo Classico (rifermentazione in bottiglia).
  • Superiore:  È un vino con un tenore alcolico maggiore, dovuto a una maggiore concentrazione zuccherina data da condizioni climatiche estremamente favorevoli.
  • Vitigno: Solo se il prodotto è elaborato con il 100% della varietà indicata in etichetta.

Ogni produttore, poi, può scegliere come presentare il suo prodotto, aggiungendo alcune informazioni (ad esempio, il logo della cantina o il nome commerciale del vino) o decorando l’etichetta in modo da renderla più accattivante.

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Salvatore Martusciello Ottouve Gragnano Penisola Sorrentina 2018

Il Gragnano della Penisola Sorrentina DOC è il vino più rappresentativo della città di Napoli. Salvatore Martusciello Ottouve Gragnano Penisola Sorrentina 2018, dolce e leggermente frizzante, va servito freddo con la vostra pizza!

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Cantina Fina Kike

Cantina Fina Kike è un blend equilibrato, composto per il 90% da Gewürztraminer e per il 10% da Sauvignon Blanc. Il bouquet rivela note fruttate e di spezie, che si ritrovano anche al palato.

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Ornellaia 2014

Cuvée di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, l’Ornellaia 2014 è capace di esprimere tutte le qualità eccezionali del territorio. La maturazione piuttosto tardiva ha permesso alle uve di esprimere la loro vivacità e freschezza, regalando un vino dai tannini setosi e raffinati. 

Cosa decide il prezzo di un vino?

Perché, se vado al discount, posso trovare una bottiglia di vino a 2€ e per altre, invece, dovrei aprire un mutuo? Alla fine, tutto proviene dalla stessa materia prima: l’uva, diffusa in tutto il mondo in grandi quantità! Quanti di noi hanno avuto il piacere (o il dispiacere) di assaggiare il vino fatto dal proprio nonno in campagna? Quello, forse, non ne valeva neanche 2€, eppure era bio e a km zero!

Cosa incide sul prezzo del vino? - Uvinum

In realtà, se ci riflettiamo, sono molti i fattori che incidono sul prezzo finale di un vino.

La vigna

Mantenere una vigna costa. Molto. Oltre all’investimento iniziale per comprarla, anche il mantenimento comporta alla cantina costi elevati. Si pensi ai macchinari, agli strumenti e ai prodotti necessari alla cura del vigneto. 

Inoltre, in vigna lavorano un sacco di persone… che bisogna pagare, naturalmente! Contadini, agronomi e viticoltori sono solo alcune delle figure che prendono parte alla fase iniziale di produzione del vino!

Quantità di produzione

Come dicevamo poco fa, tutto inizia con l’uva e con la vendemmia. La raccolta, ovviamente, porta dei costi fissi alla cantina (manodopera, macchinari, ecc.), che oltretutto non sono direttamente proporzionali alla quantità di frutta utilizzabile e di bottiglie prodotte.

In un anno in cui la raccolta risulta scarsa, quindi, i costi si fanno sentire maggiormente e vanno ammortizzati aumentando il prezzo del prodotto finale. Se un’annata risulta abbondante, invece, il numero di bottiglie prodotte sarà maggiore e non sarà necessario aumentarne il prezzo.

Tecniche di vinificazione e invecchiamento

La vinificazione, sembra banale spiegarlo, è quel processo attraverso il quale dall’uva si produce il vino. Il processo è lo stesso, ma le tecniche sono diverse! Alcune cantine, infatti, puntano alla quantità, mentre altre alla qualità dei loro prodotti: è la stessa differenza che si ha tra un prodotto “industriale” e uno “artigianale”. E un artigiano si paga di più!

Consideriamo, poi, il tempo. Un vino che ha affrontato un lungo periodo di maturazione, generalmente, costa di più e non solo perché non è stato possibile venderlo immediatamente per ricavarne un guadagno: far maturare un vino significa comprare materiali in cui farlo riposare e occupare spazio in cantina. Con il passare del tempo, e con sempre più (costose) botti da riporre in magazzino, la cantina, a un certo punto, è costretta ad allargarsi!

Il prezzo di una bottiglia di vino - Uvinum

Zona di produzione e cantina

Ogni zona di produzione ha le sue caratteristiche specifiche, ma alcune sono oggettivamente migliori di altre. Ci sono regioni vinicole storiche che ogni anno – grazie a particolarità nella composizione del terreno, a un microclima unico al mondo o a un vitigno autoctono rarissimo – sfornano vini di qualità eccelsa. In queste zone, il vino viene spesso elaborato secondo tecniche e tradizioni antiche, che i vignaioli si tramandano di generazione in generazione!

Per garantire la qualità dei loro prodotti, queste zone geografiche (indicate dalle sigle DOC, DOCG, IGT, IGP) sono protette da rigidi disciplinari, ideati appositamente per regolare il processo di produzione e le quantità di vino che è concesso produrre. Sono, ovviamente, delle restrizioni che mirano a difendere la qualità del prodotto e il territorio, ma che rendono il lavoro degli agricoltori e degli enologi più difficile e controllato.

Altro punto fondamentale: la cantina. Una cantina che ha saputo durare nel tempo, costruirsi una reputazione e farsi amare dai grandi critici del vino merita di essere ricompensata. È proprio come comprare una borsa di una grande firma!

La bottiglia

Bottiglia, tappo ed etichetta non sono certo regalati! Gli enologi sanno che la qualità di una buona confezione può incidere notevolmente anche sulla qualità del vino. Non vale la pena rischiare di mandare in malora anni e anni di attesa per risparmiare proprio sulla bottiglia!

Non dimentichiamoci, poi, del marketing! Una bella etichetta, magari decorata da qualche artista o firmata da qualche VIP, fa vendere di più… ma prima si deve investire! A tutto ciò, aggiungiamo anche i costi per tutti gli intermediari (grossisti, distributori, rappresentanti, negozianti, ecc.).

Anche se l’equivalenza “prezzo alto = qualità” è quasi sempre la più veritiera, esistono sul mercato dei vini buoni venduti a prezzi più accessibili. In base a tutti i fattori elencati, risulta evidente che le variabili sono molte. Quando si compra una bottiglia costosa, il consiglio è quello di informarsi prima di procedere all’acquisto, visitando i siti internet di critici e guide e comparando bene i prezzi di ogni negozio.

 

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Tenuta Guado al Tasso Antinori Il Bruciato 2016

Il Bruciato è elaborato con uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah provenienti dai vigneti della Tenuta Guado al Tasso di proprietà della famiglia Antinori. È un vino intenso, dalle note fruttate e speziate, che in bocca si rivela strutturato e persistente.

 TAGS:Notte Rossa Negroamaro Rosato Salento 2018

Notte Rossa Negroamaro Rosato Salento 2018

Questo Negroamaro Rosato di Notte Rossa ci arriva da cuore del Salento. Le uve 100% Negramaro provengono da vigneti situati a un’altitudine di 100m sul livello del mare.  In bocca si rivela di buon corpo, fresco ed equilibrato.

Le malattie della vite

Anche la vite si ammala! Le nostre tanto care piante, purtroppo, sono minacciate da diverse malattie… proprio come noi umani! Ecco alcuni dei più grandi nemici del vigneto.

Le malattie del vigneto - Uvinum

Malattie della vite di origine fungina

Oidio

L’oidio, conosciuto anche come “mal bianco”, è una malattia di origine fungina (Ascomycota) che si sviluppa in presenza di umidità, temperature elevate e scarsa ventilazione. Trova, quindi, il clima adatto alla sua proliferazione nell’Italia Meridionale ed Insulare, anche se negli ultimi anni ha causato gravi danni anche nel Nord Italia. L’oidio attacca tutte le parti della pianta: le foglie, le infiorescenze, i tralci verdi e i grappoli, causando deformazioni che incidono sulla crescita della vite e sulla maturazione dei frutti. Per combatterlo, è preferibile attuare un’azione preventiva, polverizzando dello zolfo o delle spore di Ampelomyces quisqualis.

Peronospora

Causata dal fungo Plasmopara viticola, la Peronospora è una delle malattie più temibili, in quanto ha la capacità di penetrare nei tessuti vegetali e rubare nutrimento alla pianta. Fu importata, involontariamente, dall’America e i primi danni in Europa furono segnalati intorno al 1878. È facilmente riconoscibile dalle macchie gialle che lascia sulle foglie della pianta, dalla possibile presenza di muffa bianca e dagli acini rinsecchiti e scuri. Poiché la pianta non è ben nutrita come dovrebbe, la maturazione dei frutti viene gravemente compromessa. L’unico principio attivo realmente efficace contro la peronospora è il rame, al quale possono essere abbinati anche dei preparati biodinamici per aumentarne l’effetto e ridurne il dosaggio.

Botrite

La Botrite – o muffa grigia – è un fungo che penetra nelle ferite della pianta e che colpisce germogli, frutti e fusto. È riconoscibile dal colore grigio che assume l’uva, per questo il nome latino è Botrytis cinerea (fatta di cenere). Bisogna specificare, però, che la Botrite ha due effetti differenti. In presenza di forte umidità e in procinto della maturazione, può causare lo sviluppo di marciume grigio che provoca la caduta dei grappoli. In condizioni di clima più caldo e secco, ben alternato da condizioni di umidità limitata (rugiada mattutina o piogge leggere), la diffusione circoscritta del fungo (marciume nobile) fa sì che aumenti il grado zuccherino dei frutti. Solitamente, la muffa nobile è un buon alleato per quelle uve destinate alla produzione di vini liquorosi e dolci. Per curare la pianta, è necessario asportare la parte colpita prima di utilizzare principi attivi chimici.

Mal dell’esca

Se le foglie della vite sono macchiate di rosso-viola lungo il perimetro, allora siamo in presenza della malattia fungina chiamata Mal dell’esca. Quando la malattia è diffusa, risultano colpiti anche gli acini, che presentano macchie bruno-violacee, e il legno, che appare più debole e friabile. Anche in questo caso, la cura più efficace è la prevenzione con il rame. Inoltre, è buona cosa disinfettare con alcool le forbici e gli strumenti che sono eventualmente entrati in contatto con piante malate.

Malattie fungine e parassitarie della vite - Uvinum

Malattie della vite causate da parassiti e insetti

Fillossera

Se siete amanti del vino, sicuramente avrete sentito parlare della terribile fillossera, il parassita che  nell’Ottocento ha quasi provocato l’estinzione della vite in Europa. La fillossera della vite (Daktulosphaira vitifoliae) è un insetto della famiglia dei Phylloxeridae, di origine nordamericana e capace di attaccare le radici delle piante. I danni alle radici causano, in poco tempo, la morte di tutta la pianta attaccata. L’unico metodo davvero efficace consiste nell’innesto delle viti europee su radici – chiamate portinnesti – di viti americane, le quali hanno sviluppato una resistenza a questo insetto.

Flavescenza Dorata

La Flavescenza Dorata è un parassita appartenente al gruppo dei giallumi della vite. Il nome è un chiaro riferimento ai danni che provoca ai vitigni di bacca bianca: foglie, tralci e grappoli assumono un colore giallastro. L’insetto penetra nei tessuti bloccando il sistema linfatico della pianta e causandone lo scompenso delle attività fisiologiche. Poiché in Italia questa malattia è sottoposta a quarantena, la lotta comprende l’estirpazione delle piante infette.

Tignoletta della vite

La Tignoletta dell vite (Lobesia botrana) è un lepidottero diffuso, in Europa, nei paesi più a sud e nell’area balcanica. I danni consistono nella distruzione dei bottoni fiorali e nello svuotamento dei grappoli, i quali vengono esposti a un rischio maggiore di sviluppare marciume. Nel caso in cui i numerosi nemici naturali della Tignoletta dell’uva (alcuni Imenotteri, funghi, batteri e virus) non dovessero bastare, allora è necessario intervenire con prodotti fitoiatrici specifici.

Ragnetto rosso

Il Ragnetto rosso (Tetranychus urticae) è uno degli acari più temuti: quando colonizza una pianta, infatti, la conduce alla morte. Questo perché il Ragnetto, che si riproduce molto velocemente, riesce a sottrarre le sostanze nutritive alla pianta e a bloccare il processo di fotosintesi clorofilliana. Purtoppo, è davvero difficile notare quest’insetto a occhio nudo, in quanto le sue dimensioni sono minuscole (circa mezzo millimetro). Si possono, però, riconoscere i sintomi: puntini bianchi sulle foglie; foglie con macchie chiare dovute alla mancanza di clorofilla; foglie secche che cadono. Per sbarazzarsene, bisogna ricorrere a pesticidi specifichi o a mezzi più naturali, come inumidire frequentemente le foglie (il Ragnetto rosso odia l’acqua) o liberare nell’ambiente delle coccinelle.

 

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St. Urbans-Hof Wiltinger Alte Reben Riesling Kabinett 2018

St. Urbans-Hof Wiltinger Alte Reben Riesling Kabinett 2018 viene vinificato completamente in acciaio per preservare al meglio la freschezza e l’aromaticità del vitigno Riesling. È un vino fruttato e minerale, dotato di una bella acidità naturale.

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Fattoria la Torre Chianti Colli Senesi la Villa 2016

Il Fattoria la Torre Chianti Colli Senesi la Villa 2016 è un vino che mette tutti d’accordo, con un proprio carattere e una bella facilità di beva. La naso presenta succose note fruttate e floreali, che in bocca rivelano un sorso equilibrato, pieno e persistente.

Cosa bere alla grigliata di Ferragosto

Si sa, per gli italiani la grigliata di Ferragosto è uno degli eventi più attesi dell’anno! Ma se per molti non ci sono dubbi su cosa prediligere tra costine e salamelle, il dubbio su quale vino scegliere si fa più arduo da dissipare.

Ci pensiamo noi a consigliarvi su quale bottiglia preferire in base alle vostre carni (o verdure) preferite!

Ferragosto: che vino bere durante la grigliata - Uvinum

Per le carni rosse

Se preferite le carni di manzo e vitello, allora scegliete un vino morbido ed elegante. Optate per un Dogliani superiore DOCG, un Chianti Classico DOCG o un Brunello di Montalcino DOCG.

Per le carni di maiale

La scelta può ricadere su un vino rosso, come un Sangiovese, o un rosato. Se preferite quest’ultima opzione, ideale per l’estate, allora puntate su un rosato del Salento o un Alezio DOC Rosato. Ma se parliamo di porceddu sardo, allora è quasi scontato l’abbinamento con un Cannonau Classico.

Per le carni bianche

Gli alleati migliori del pollo alla griglia sono il Grignolino del Monferrato Casalese DOC, un rosso delicato e fruttato, il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC, morbido ma strutturato, e il Malvasia Rosato Salento IGP.

Per il pesce

Per voi la grigliata è solo di pesce? Non c’è problema. Vanno bene un Sauvignon altoatesino, un Carso Vitovska DOC o un Grillo di Sicilia. Insomma, la regola è scegliere un bianco fruttato e floreale. Con i gamberoni e i crostacei, invece, potete sorseggiare un Carso Malvasia DOC.

Per le verdure

Non dimentichiamoci, infine, di chi segue una dieta vegetariana, vegana o di quelli che, semplicemente, amano le verdure! Zucchine, melanzane e peperoni alla griglia trovano dei validi alleati nel Prosecco e nel Franciacorta. Se poi le bollicine proprio non vi vanno, allora scegliete un Soave Classico DOC.

Non vi resta che mettervi le infradito, preparare la carbonella e iniziare ad abbrustolire… tra un sorso di vino e l’altro!

 TAGS:Isole e Olena Chianti Classico 2015

Isole e Olena Chianti Classico 2015

L’Isole e Olena Chianti Classico 2015 è prodotto con uve Sangiovese, Canaiolo e Syrah, vendemmiate manualmente sulle colline di Barberino Val d’Elsa. Vi consigliamo di lasciar respirare questo vino per circa 15-20 minuti prima di berlo.

 TAGS:Tormaresca Calafuria Rosé Negroamaro salento 2018

Tormaresca Calafuria Rosé Negroamaro salento 2018

Tormaresca Calafuria Rosé Negroamaro salento 2018 è un vino rosato vinificato in acciaio e a bassa temperatura, il che gli permette di mantenere inalterati gli aromi intensi dell’uva. 

Ad ogni salume il suo vino!

Italia: terra di santi, poeti, navigatori… e salumi! Gli affettati e gli insaccati che esistono nel nostro Paese sono centinaia e ogni regione ha le sue delizie tradizionali.

Oggi vi proponiamo una lista dei salumi più popolari e i nostri suggerimenti per abbinarli al vino giusto!

Abbinamento vini e salumi - Uvinum

Prosciutto crudo di Parma

È uno dei prodotti italiani più famosi al mondo. Cosa c’è di più semplice e più buono che il prosciutto crudo di Parma? Scegliamo un abbinamento locale, un bel Lambrusco o una Malvasia emiliana.

Mortadella

Parliamo di un altro alimento semplice, tanto amato da adulti e piccini: la mortadella. Se vogliamo rimanere sul classico, anche qui l’abbinamento ideale è quello con il Lambrusco. Provate, però, ad alzare un po’ il tiro e a rendere il vostro “pane e mortazza” una pietanza gourmet. Come? Beh, abbinatelo ad un bicchiere di Champagne! Le bollicine puliscono la bocca dall’untura lasciata dalla mortadella e la preparano al prossimo, delizioso, boccone!

Coppa

La coppa, salume tipico di Parma e Piacenza, ha un sapore unico, un po’ speziato. Provate ad abbinarla a un Barbera del Monferrato DOC.

Bresaola della Valtellina

La bresaola della Valtellina è un salume a Indicazione Geografica Protetta (IGP). Abbiniamola ad altri prodotti locali, come uno Sforzato della Valtellina DOCG, un Valtellina Superiore DOCG o un Rosso di Valtellina.

‘Nduja

Insaccato tipico calabrese, la ‘Nduja è così piccante che più piccante non si può! Per la scelta del vino, rimaniamo in Calabria e optiamo per un vino rosso di Cirò Marina.

Speck

Con lo speck ci possiamo sbizzarrire. Dobbiamo scegliere il vino, però, tenendo in mente due cose: il sapore del salume non deve essere coperto da quello del vino; il vino dovrebbe sgrassarci la bocca. Se preferite i rossi, scegliete un Pinot Nero, dagli aromi delicati e fruttati. Se, invece, preferite i bianchi, un bel Traminer aromatico ed intenso è la scelta più azzeccata.

Prosciutto, speck, salame: ogni salume vuole il suo vino! - Uvinum

Lardo

Lardo e miele: ed è subito baita di montagna! Abbiniamo questo piatto delizioso e ricco con un bel vino sgrassante (anch’esso di montagna), un bel Lagrein Rosé.

Prosciutto cotto

Felicità, è un bicchiere di vino con un panino… al prosciutto cotto! La scelta per il vino è ampia: Tocai, Pinot bianco, Sauvignon, Ribolla Gialla, Barbera del Monferrato e Lambrusco sono tutte valide opzioni! Ma se volete fare gli chic, allora optate per uno spumante!

Pancetta

La pancetta offre una bella combinazione di sapori dolci, speziati e salati. Un vino rosso, non troppo corposo e dal sapore fruttato, come un Gutturnio Frizzante DOC o un Chianti delle Colline Pisane DOCG, è l’alleato perfetto.

Salame piccante

Per ammortizzare la sensazione infuocata che ci lascia in bocca il salame piccante, scegliamo un vino rosé, delicato ma non troppo: le proposte sono un Alezio Rosato o un Cirò Rosato. Va bene anche un rosso corposo, come un Rosso di Montalcino.

Un po’ di pane, un tagliere pieno e un bicchiere di vino: non serve poi tanto per mangiare bene!

 

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Librandi Rosato Cirò 2017

È uno dei vini più rappresentativi della Calabria. Nasce nei vigneti di Cirò e Val di Neto, situati sui pendii scoscesi della Sila ed è prodotto con uve Gaglioppo in purezza, varietà a bacca rossa tipico del Cirotano.

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Cantine Ceci Lambrusco Amabile Terre Verdiane 1813

Nasce in vigneti situati sulle ridenti colline parmensi, nel cuore dell’Emilia Romagna. Le uve delle varietà Lambrusco Maestri e Lambrusco Marani vengono raccolte solo a maturazione perfetta e attentamente selezionate a mano.

Vino e gelato: missione impossibile?

C’è chi d’estate vivrebbe solo di gelato! C’è chi sceglie sempre gli stessi due gusti fin da quando era bambino e chi, più intraprendente, viene attirato dai gusti più insoliti e improbabili. C’è chi sceglie la coppetta e chi non può rinunciare al cono. C’è chi ama la frutta e chi ama le creme golose.

Regole per abbinare il gelato al vino - Uvinum

Gusti a parte, è possibile accompagnare il proprio gelato con un bicchiere di vino? A quanto pare, l’abbinamento è fattibile, ma ci sono alcune regole da seguire! Ecco i consigli dell’Istituto del Gelato Italiano.

Scegliere i gusti adatti

Non tutti i gelati si prestano facilmente al matrimonio con il vino. Se vogliamo provare questa esperienza gustativa, la scelta deve ricadere su gusti “morbidi”, come una crema (vaniglia, caffè, torrone, cassata, zuppa inglese, ecc.) o il cioccolato fondente. Questi sapori, infatti, vengono maggiormente valorizzati dal vino.

Se siamo più esperti, allora possiamo cimentarci anche nell’abbinamento con un gelato alla frutta, ma dobbiamo stare attenti a rispettare i profumi, la dolcezza e l’acidità.

Temperatura di servizio

Il gelato dev’essere servito ad una temperatura di 12º-15ºC. Una temperatura più bassa rischierebbe di “congelare” le papille gustative e rovinare l’assaggio. Il vino, invece, dev’essere leggermente più caldo. Un paio di gradi in più sono l’ideale.

Ordine di assaggio

Prima il vino, poi il gelato! La ragione è la stessa: evitare che il freddo del gelato annulli il sapore del vino.

Tipo di vino

L’abbinamento migliore è quello per concordanza. Il vino, quindi, dev’essere dolce ma non troppo alcolico, per non prevaricare sul sapore del gelato. Consideriamo anche l’aromaticità (se il gusto è più o meno delicato) e la grassezza del gelato quando scegliamo il vino.

Con il cioccolato, gli abbinamenti possibili sono numerosi: uno Sherry Pedro Ximenez, un Vin Santo Del Chianti classico Occhio di Pernice, un Passito di Pantelleria, un Moscato d’Asti, ma anche un Porto o un Madera.

Per gli irriducibili amanti del pistacchio, la scelta può ricadere su un Passito Superiore di Pantelleria o un Vin Santo. Per esaltare la vaniglia e il caramello, invece, vanno bene un Malvasia delle Lipari, un Moscato rosa o, se vogliamo azzardare con un vino non dolce, un Chianti Classico Riserva.

Per i gelati alla frutta, infine, si consiglia un Moscato d’Asti, un Moscato dell’Alto-Adige, un Brachetto d’Acqui o un Passito.

Non ci resta che augurarvi un buon assaggio!

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Vite Colte la Gatta Moscato d’Asti 2018

La cantina Vite Colte è situata nel meraviglioso territorio delle Langhe piemontesi, dove conta oltre 5.000 ettari di vigneti. Il suo Moscato d’Asti La Gatta 2018 nasce su terreni di origine calcareo-marnosa, da cui derivano il profumo e il sapore freschi di frutta.

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Néctar Pedro Ximénez

Néctar Pedro Ximénez è un vino sherry speciale prodotto da González Byass. Dopo la vendemmia, le uve vengono collocate al suolo per l’appassimento al sole: l’acqua dell’uva evapora e la concentrazione zuccherina aumenta.

Enoturismo: l’Italia è il miglior Wine Country al mondo

È ufficiale: l’Italia è il Wine Country migliore al mondo. Bisogna fare una precisazione, però. La ricerca, condotta da Lastminute.com, non è intesa a definire il paese che produce i vini migliori, ma quello che offre maggiori servizi ai turisti amanti del vino.

L'Italia è il paese migliore al mondo per l'enoturismo - Uvinum

Perché l’Italia è il miglior paese produttore di vino al mondo

Per ricevere tale titolo, l’Italia ha dovuto competere con altri 29 paesi produttori di vino su una serie di criteri che includevano, tra gli altri, esperienze di degustazioni offerte, vigne aperte ai visitatori, costi di viaggio e alloggio, prezzo medio di un pasto.

Le 20 regioni italiane offrono una scelta quasi infinita di varietà di uve e tipologie di vini (rossi, bianchi, rosati, spumanti, dolci, passiti, ecc.) e sono in grado di soddisfare davvero i gusti di tutti. Le enoteche e i vigneti aperti al pubblico sono 33, le esperienze di degustazione disponibili sono ben 993 e il costo medio di una bottiglia di vino è di 4.77€, un prezzo piuttosto ragionevole se si considera l’alta qualità di molti vini nostrani.

Nella classifica stilata da Lastminute.com, al secondo posto troviamo la Francia, seguita al terzo posto dalla Spagna. Il Sud Africa, in quarta posizione, è il primo paese non europeo della lista.

L’enoturismo in Italia

Secondo il Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia (a cura dell’Associazione Nazionale Città del Vino e dell’Università di Salerno), l’enoturismo in Italia vale circa 2,5 miliardi all’anno. Sono circa 14 milioni gli enoturisti che visitano il nostro paese, i quali spendono una media di 85€ a persona al giorno (160€ se si considera anche il pernottamento). Tirando le somme, il turismo del vino incide circa sul 26.9% del fatturato annuo di una qualsiasi azienda vinicola.

Bisogna, poi, prendere in considerazione i benefici che ne traggono tutte quelle imprese che sono legate al settore turistico e agroalimentare: alberghi, ristoranti, produttori e rivenditori di prodotti tipici devono agli enoturisti una media del 36% del loro fatturato.

La regione che attrae più winelover è la Toscana (48.41% degli enoturisti), a cui seguono Piemonte, Trentino-Alto Adige e Campania.

 

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Il Palagio Sting Sister Moon 2013

Appassionato di musica? In questo caso non può perderti Il Palagio Sting Sister Moon 2013, vino che prende il suo nome dal famoso singolo di Sting del 1987. Nel 2016, questo vino corposo e rotondo è stato eletto dalla rivista Wine Spectator come uno dei cento migliori vini italiani.

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Andrian Pinot Grigio Alto Adige 2018

L’Andrian Pinot Grigio Alto Adige 2018 esprime tutte le caratteristiche del vitigno, tipico della regione dell’Alto Adige. Si presenta nel bicchiere di un bel colore giallo paglierino e sprigiona aromi di melone e agrumi. Fresco e fruttato, in bocca rivela un sapore elegante e di lunga persistenza. 

10 curiosità sulla tequila

Buon Tequila Day a tutti! Oggi vi sveliamo dieci curiosità sul prodotto messicano più conosciuto nel mondo!

Tequila Day: 10 curiosità sulla tequila

1 – La tequila si ricava dall’agave blu

La tequila, è noto, si ricava dalla pianta dell’agave. La varietà utilizzata è l’agave blu (o azul), la cui coltivazione è concentrata soprattutto attorno alla città di Tequila. Non a caso, il nome scientifico di questa pianta è Agave tequilana.

2 – La tequila è solo messicana

Tutta la tequila che viene bevuta nel mondo – circa 55 milioni di litri all’anno – viene prodotta nell’area tra la città di Tequila e quella di Guadalajara, zona che copre un raggio di soli 150 km circa. La tequila, infatti, può essere elaborata solo in Messico, più precisamente nello stato di Jalisco e in alcune zone limitate negli stati di Guanajuato, Michoacán, Nayarit e Tamaulipas.

3 – Prende il suo nome dalla città di Tequila

Il nome della tequila deriva dalla città omonima situata nello stato messicano di Jalisco. Il nome della città di Tequila deriva a sua volta da quello della popolazione dei nativi che abitavano la zona, i Tequili. È proprio in corrispondenza della città (fondata nel 1666) che la tequila, nel XVI secolo, iniziò ad essere prodotta dai conquistadores, i quali cercavano un sostituto locale al loro tanto amato brandy. Gli spagnoli si ispirarono al pulque, un liquore bianco di origine azteca ottenuto dalla fermentazione dell’agave.

4 – La tequila e il mezcal sono due cose diverse

Tequila e mezcal sono due cose diverse, non confondiamo! In cosa differiscono, ve lo abbiamo raccontato qui.

5 – È un dono degli dei

Secondo gli aztechi, l’agave era un dono della dea della fertilità Mayáhuel. Con la pianta, infatti, si era in grado di soddisfare tutti i bisogni della comunità: era fonte d’acqua e zuccheri; vi si poteva produrre il pulque (destinato a nobili e sacerdoti); le sue fibre venivano utilizzate per creare oggetti e vestiti; era ottima come cibo per gli animali; veniva utilizzata come combustibile.

6 – Guai a chiedere un Tequila Bum Bum in Messico!

La tradizione messicana vuole che la tequila venga bevuta da un piccolo bicchiere, liscia e tutta d’un fiato, preceduta da un po’ di sale – da leccare dal dorso della mano – e seguita da una fetta di limone. Il Tequila Bum Bum, però, è un’altra cosa: è un cocktail versione shot, ottenuto dalla tequila mescolata all’acqua tonica. Voi mettereste mai della tonica nel vostro bicchierino di limoncello?

Quanto ne sai sulla Tequila?

7 – Nella tequila non c’è mai il verme!

È assolutamente impossibile trovare in circolazione una bottiglia di tequila che contenga un verme. Il “gusano”, infatti, si trova solo nel mezcal. Si tratta di un bruco che vive nella pianta di agave e che viene raccolto con cura dai contadini messicani, i jimadores. In Messico è un onore bere il bicchiere con il verme, l’ultimo della bottiglia: si dice, infatti, che esso doni vigore sessuale a chiunque lo inghiottisca.

8 – Senza pipistrelli, non ci sarebbe la tequila

Il Leptonycteris curasoae e il Leptonycteris nivalis, due specie di pipistrello in pericolo di estinzione, sono attirati dall’odore del fiore dell’agave, che si schiude solo di notte. Gli animali si impregnano di polline e, volando di qua e di là, favoriscono la riproduzione della pianta. Oggi, gli edifici e le strutture create dall’uomo impediscono ai pipistrelli di arrivare alle piante nelle coltivazioni, le quali sono destinate a non fiorire e a non riprodursi.

9 – Era la bevanda preferita di Frida Kahlo

“Dottore, se mi lascia bere questa tequila, prometto che al mio funerale non tocco un goccio”. Frida Kahlo, artista messicana dallo spirito rivoluzionario, icona dell’indipendenza femminile, era una grande appassionata di tequila. Nonostante i suoi problemi di salute, non smise mai di berla.

10 – Il Margarita è uno dei 10 cocktail più bevuti al mondo

Tequila, triple sec e succo di lime/limone. Ogni anno, il Margarita si conferma nella Top 10 dei cocktail più bevuti al mondo. Secondo la leggenda, la nascita di questo drink risale ai primi anni del Novecento ed è legata all’attrice Marjorie King. Si dice, infatti, che la star americana fosse intollerante agli alcolici, ad eccezione della tequila, ovviamente!

Ora sai qualcosa di più su questo distillato portabandiera del Messico. E ricorda: se la vita ti regala limoni, tu prendi sale e tequila!

 

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Tequila Herradura Reposado

La Tequila Herradura Reposado è stata insignita di numerosi riconoscimenti. E se la si assaggia, il motivo non è difficile da capire.

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Tequila Patrón Silver

Tequila Patrón Silver: un distillato di pregiata fattura, prodotto sulle colline di Jalisco fin dal 1989.