Amarone: 5 curiosità da sapere

Di Karin Mosca
Amarone della Valpolicella: 5 curiosità da sapere - Drinks&Co

L’Amarone della Valpolicella è uno dei vini rossi più importanti per l’enologia del Bel Paese. Si tratta, infatti, di un vino pregiato dotato di grande personalità, dal sapore secco, avvolgente e vigoroso, elaborato attraverso un processo unico. Oggi vi sveliamo 5 curiosità che (forse) non sapevate su questa perla italiana.

1 – È un vino passito

Quando sentiamo “vino passito”, subito pensiamo a un vino dolce, adatto ad accompagnare la pasticceria secca e i formaggi più saporiti. Sembrerà strano – o forse no – ma l’Amarone della Valpolicella è, a tutti gli effetti, un vino passito… ma secco! Questo perché viene elaborato con uve che hanno subito un processo di disidratazione che, nel caso dell’Amarone, deve essere di almeno 100 giorni (generalmente, 120 giorni). Per l’appassimento, le uve vengono collocate su dei tipici graticci di bambù, chiamati “arele veronesi”, o su dei plateaux di legno, poi impilati in appositi fruttai.

Parente stretto di un altro mitico vino della zona, il Recioto, la differenza tra i due risiede tutta nel processo di elaborazione: per quanto riguarda il Recioto, la trasformazione degli zuccheri in alcool durante la fermentazione viene arrestata per ottenere un vino dolce; nel caso dell’Amarone, la trasformazione viene portata a termine, in modo da ottenere un vino secco, strutturato e complesso.

2 – Il nome delle uve

L’Amarone si ottiene da un blend di uve a bacca scura tipiche della Valpolicella. Parliamo di Corvina, Corvinone e Rondinella, a cui si aggiungono altre varietà autoctone come Oseleta e Molinara. Tutti questi vitigni hanno dei nomi piuttosto particolari, dietro i quali si celano delle brevi ma divertenti storielle legate alla tradizione popolare. 

L’uva Corvina deve il suo nome al colore scurissimo dei suoi acini, che ricorda quello delle piume dei corvi. Lo stesso discorso vale anche per il Corvinone, con l’unica differenza che i suoi acini sono più grossi e protetti da una buccia molto spessa. La Rondinella ha un colore molto scuro con riflessi bluastri, simile al piumaggio delle rondini. L’Oseleta, invece, è chiamata così perchè gli uccelli (“osei”, in dialetto veneto) ne vanno ghiotti.

Infine, abbiamo la Molinara, che nulla ha a che vedere con l’ornitologia. Il nome, infatti, deriva dalla pruina che ricopre i suoi acini, una specie di velo ceroso che fa sì che gli acini sembrino ricoperti di farina. E la farina si produce nel mulino, da cui “Molinara”.

5 fatti curiosi sull'Amarone della Valpolicella che dovresti sapere - Drinks&Co

3 – Ha origine da un (fortunato) errore 

Ebbene sì, non tutto il male vien per nuocere. La leggenda, infatti, vuole che l’Amarone abbia avuto origine da un errore: una botte di vino Recioto dimenticata in cantina. Il ritrovamento avvenne nel 1936 ad opera di Adelino Lucchese, capocantina della Cantina Sociale Valpolicella, il quale, assaggiando il contenuto della botte, esclamò: “questo non è un amaro, è un amarone!”

4 – Si usano solo grappoli spargoli

Se l’Amarone è considerato un vino pregiato, dal prezzo non proprio accessibile, un motivo c’è. La cura che si presta durante tutto il processo produttivo, infatti, raggiunge livelli altissimi, e la vendemmia non fa certo eccezione. Per produrre l’Amarone devono essere raccolti solo grappoli “spargoli”, cioè grappoli i cui acini siano ben distanziati tra loro. Ciò consente di ottenere un appassimento ottimale e, di conseguenza, un vino di qualità superiore. La raccolta delle uve viene affidata unicamente a mani esperte, che sanno come non danneggiare nessun acino: se il succo dell’uva dovesse entrare a contatto con l’aria, l’uva marcirebbe e rovinerebbe l’intera produzione.

Le uve vengono, poi, trasportate in appositi fruttai per l’appassimento, dove riposeranno per i successivi tre mesi, perdendo circa il 30-40% di acqua e aumentando la concentrazione di zuccheri.

5 – Amarone: un classico della letteratura

Nel film Il silenzio degli Innocenti (1991), Hannibal Lecter, interpretato da Anthony Hopkins, racconta di aver mangiato il fegato di una sua vittima con un piatto di fave e un buon Chianti. Nel romanzo originale di Thomas Harris, però, il vino è un Amarone. La scelta fu dettata dalla maggior popolarità del Chianti negli Stati Uniti.

Anche Ernest Hemingway era un fan dell’Amarone della Valpolicella, tanto da averlo voluto citare nel suo romanzo Addio alle armi (1929). Lo stesso vale per Jonathan Franzen, scrittore contemporaneo che nel 2012, nel suo romanzo Libertà, sceglie l’Amarone per accompagnare la cena tra le famiglie dei protagonisti.

Dulcis in fundo, anche Dylan Dog, in una delle scene del fumetto n° 362, intitolato Dopo un lungo silenzio, beve un bicchiere di Amarone, precipitando nuovamente nel tunnel dell’alcolismo.

I nostri suggerimenti:

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Recchia Amarone Della Valpolicella Classico 2015

L’Amarone di Recchia è caratterizzato da un profilo etereo, composto da succose note fruttate e da più raffinate sensazioni speziate. All’assaggio si svela nella sua pienezza e rotondità, controbilanciata da una elegante acidità.

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Zenato Amarone Della Valpolicella Classico 2015

L’Amarone Della Valpolicella Classico di Zenato seduce con un bouquet elegante e speziato con note fruttate di ciliegia matura, prugna e frutta secca, giocando armoniosamente con aromi legnosi e sfumature di erbe aromatiche. Potente, denso e complesso dal punto di vista aromatico, presenta tannini fini e una texture vellutata, morbida e di grande struttura.

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Tommasi Amarone Della Valpolicella Classico 2015

Il prodotto di spicco di Tommasi è, senza ombra di dubbio, l’Amarone della Valpolicella Classico, un rosso secco, fermo e molto intenso: un nettare squisito!

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