5 curiosità sul Franciacorta

Di Karin Mosca
Quanto ne sai sul Franciacorta? Ecco 5 curiosità da sapere - Drinks&Co

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Quando si parla di Franciacorta, è inevitabile pensare immediatamente alle magnifiche bollicine che vengono prodotte in quel lembo di terra tra la città di Brescia e la costa meridionale del lago d’Iseo. Oggi, vi invitiamo a conoscere meglio la Franciacorta con queste 5 curiosità.

1) L’origine del nome Franciacorta

L’origine del nome “Franciacorta” è incerta. Una prima teoria vuole che a battezzare il territorio della Franciacorta con questo nome sia stato Carlo Magno. Secondo la leggenda, il grande condottiero, che nel 774 aveva appena conquistato la Brescia longobarda, aveva promesso alle sue truppe che avrebbero celebrato la festa di San Dionigi a Parigi. Visto, però, che non si trovavano in Francia, decise di decretare la zona una “piccola Francia”.

Una seconda teoria, forse la più probabile, è legata al termine “Corte Franca”. La zona intorno al lago d’Iseo, infatti, intorno al 1200, era abitata da diverse comunità di monaci, i quali, in cambio del duro lavoro in vigna, venivano esentati dai tributi imperiali. A queste “Corti Franche”, quindi, i Signori non imponevano nessun tipo di dazio.

Infine, una terza teoria è legata all’occupazione da parte delle truppe francesi di Carlo d’Angiò. Nel 1265, il futuro re di Sicilia venne chiamato dai papi per sottrarre l’isola a re Manfredi. Durante la loro discesa, le truppe stazionarono in territorio bresciano per nove giorni, durante i quali tormentarono i civili, soprattutto le donne. La gente del luogo si ribellò, e si dice che una delle grida che accompagnò l’insurrezione fu: “Francesi, andatevene, perché qui la Francia sarà corta”.

2) Guido Berlucchi: un uomo, un mito

La storia della Franciacorta cambierà per sempre il suo corso grazie a un fortunato incontro, quello tra Guido Berlucchi, produttore di vini e vignaiolo discendente dalla nobile famiglia dei Lana de’ Terzi, e Franco Ziliani, enologo talentuoso e in cerca di nuove sfide. “E se facessimo uno spumante alla maniera dei francesi?”, si chiesero i due. Alla sfida si uní anche l’amico Giorgio Lanciani, con il quale Guido fondò la Guido Berlucchi & C. nel 1955, e nel 1961, dopo diversi tentativi falliti, vennero finalmente sigillate le prime 3000 bottiglie di Metodo Classico prodotte in Franciacorta. L’anno successivo, Ziliani creò anche il primo rosé metodo classico italiano in assoluto, il Max Rosé.

Ed è così che la Franciacorta è diventata una delle più importanti zone a maggior vocazione spumantistica in Italia. Ricordatevi, però, che dal 1995 è vietato utilizzare le parole “vino spumante” sull’etichetta di un Franciacorta.

3) L’Erbamat 

Come molti già sapranno, i vitigni consentiti per la produzione dei vini Franciacorta sono lo Chardonnay, il Pinot Nero e il Pinot Bianco. Nel 2017, nel disciplinare del Franciacorta, è stato ufficialmente introdotto il vitigno autoctono Erbamat. In passato, questa varietà veniva usata per aumentare l’acidità, la finezza e la freschezza del vino prodotto nella zona di Brescia. 

In realtà, la recente “riscoperta” dell’Erbamat si deve all’esigenza di far fronte ai problemi causati dal cambiamento climatico. Con l’aumento delle temperature, la maturazione delle uve destinate alla spumantizzazione, in particolar modo quella dello Chardonnay, è diventata una questione piuttosto critica. Poiché il caldo influenza negativamente quell’acidità naturale che rende lo Chardonnay perfetto per la produzione di spumanti, si è resa inevitabile la ricerca di un vitigno che lo possa sostituire. L’Erbamat, grazie alla maturazione tardiva, alla ricchezza in acido tartarico e malico e all’autoctonicità, è stato considerato come una possibile soluzione al problema.

4) Il Franciacorta Satèn

Gli amanti del Franciacorta conosceranno senza dubbio il Satèn, una speciale tipologia di Franciacorta dalla storia piuttosto recente. Nel 1989, la dicitura “crémant” – atta ad indicare vini con un’effervescenza più contenuta, una minore pressione in bottiglia e una spuma più cremosa –  venne riservata ad alcuni spumanti elaborati in Francia e nel Lussemburgo. Anche in Franciacorta venivano prodotti spumanti dalle stesse caratteristiche, ma serviva un nome diverso per poterli identificare. Si scelse, quindi, il nome “Satèn”, che riprendeva la pronuncia della parola francese “satin”, “raso”, e che ricordava per assonanza il termine italiano “seta”.

Nel 1995, il marchio Satèn è stato registrato dal Consorzio per la tutela del Franciacorta e, nel 2008, il Franciacorta Satèn è diventato a tutti gli effetti una nuova tipologia della denominazione. Da ricordare che, nella produzione dello Satèn, è vietato l’utilizzo di uve Pinot Nero. Inoltre, viene prodotto solo nella versione Brut.

5 curiosità che forse ancora non sai sul Franciacorta - Drinks&Co

5) Franciacorta o Curtefranca?

Spesso vi sarà capitato di sentire il nome Curtefranca. Fate attenzione, però: Franciacorta e Curtefranca non sono sinonimi! 

Dal 1967 al 1995, il nome Franciacorta veniva usato anche per indicare i vini rossi e bianchi fermi prodotti nella stessa area. In seguito, però, si ritenne necessario differenziare questi vini dal vero e proprio Franciacorta, il quale rispondeva a delle norme di produzione precise. Questi vini vennero inclusi nella denominazione Terre di Franciacorta, la quale cambiò di nome nel 2008 diventando Curtefranca.


Per altre informazioni, potete visitare anche il sito ufficiale del Franciacorta. E ora, non ci resta che brindare!

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