3 ricette di cocktail al caffè

Senza dubbio, il caffè è una delle bevande più popolari del mondo. Il suo delizioso e piacevole sapore, come il suo indiscusso effetto energetico, hanno reso questa bevanda un elemento fondamentale nella dieta quotidiana di molte persone. Per alcuni, si tratta addirittura di un rito mattutino necessario per iniziare la giornata con il piede giusto! Per altri, si tratta del compagno perfetto per piacevoli chiacchierate con parenti e amici.

Se anche per te ogni scusa è buona per bere un buon caffè, ecco tre 3 cocktail al caffè che ti conquisteranno!

Tre ricette di cocktail al caffè - Drinks&Co

Il canto del gallo

Forte, come il canto di un gallo al mattino! Ecco un cocktail che ci arriva direttamente dal Messico.

Ingredienti:

40 ml di Tequila reposado

15 ml di liquore al caffè

230 ml di caffè

2 cucchiai di nettare d’agave

1 cucchiaio di panna

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Noci moscata

Preparazione:

Da una parte, mescolate il nettare d’agave, la panna e l’estratto di vaniglia. Dall’altra, mescolate la tequila, il liquore al caffè e il caffè. Infine, mescolate le due miscele e spolverate con della noce moscata in polvere.

Cocktail al caffè... per gli amanti del caffè! - Drinks&Co

Urabá

Questo cocktail prende il nome dalla regione colombiana di Urabá, crocevia tra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico che separa l’America centrale e meridionale. È una bevanda che integra l’essenza caraibica del rum e della banana con la qualità del caffè colombiano.

Ingredienti: 

1 caffè espresso

30 ml di Rum bianco

30 ml di liquore alla banana

Preparazione:

La semplicissima preparazione di questo cocktail consiste nel mettere tutti gli ingredienti in uno shaker ed agitare fino a quando non si siano mescolati per bene.

Tre ricette di cocktail al caffè che devi conoscere - Drinks&Co

Espresso Martini

La bevanda preferita del super agente segreto James Bond è uno dei cocktail più famosi del mondo, elegante e sofisticata. Oggi, ti presentiamo una versione concepita per gli amanti del caffè.

Ingredienti:

45 ml di liquore al caffè

30 ml di Vodka

30 ml di caffè espresso

Preparazione :

Mettete tutti gli ingredienti in uno shaker e agitate fino a mescolarli per bene. Servite in una coppetta Martini con qualche cubetto di ghiaccio.

 

Il pacharán, il liquore della Navarra

Che co'è il pacharán? - Drinks&CoChe cos’è il pacharán?

Il pacharán è un liquore derivante dalla macerazione delle prugnole nell’acquavite di anice. Le prugnole sono le bacche del prugnolo, un arbusto molto spinoso dalla riproduzione facile e veloce, che tende a formare grandi macchie. Pur essendo un arbusto, possiamo trovarne esemplari che arrivano anche ai 6 metri di altezza.

Tra gennaio e aprile, il prugnolo comincia a ricoprirsi di piccoli fiorellini bianchi, mentre i suoi frutti, le prugnole per l’appunto, compaiono già verso l’inizio della stagione estiva di un caratteristico colore verde. Verso la fine dell’estate, il frutto è già maturo e pronto per essere raccolto. Il suo aspetto è ora abbastanza simile a quello dell’uva, sebbene sia molto più piccolo (non supera, infatti, i 15 mm). Ha un colore che va dal blu scuro al nero, una forma rotonda e una pelle vellutata.

Come si elabora il pacharán? - Drinks&Co

Come si elabora il pacharán?

Le prugnole vengono macerate, come abbiamo già detto, in acquavite di anice, e sono proprio loro a dare al pacharán quel sapore e quell’aroma fruttato, così come il suo caratteristico colore rosso-rosato intenso. Per produrre questo liquore, si utilizzano esattamente 250 gr. di prugnole mature per ogni litro di acquavite; la macerazione dura dai 7 agli 8 mesi e deve avvenire in un luogo fresco e privo di luce.

Dopo questo periodo di macerazione, il pacharán viene semplicemente imbottigliato, senza bisogno dell’aggiunta di alcun ingrediente. È chiaro che, se si vuole dare un tocco speciale al pacharán, si può farlo proprio durante il periodo di macerazione, aggiungendoci ad esempio un paio di chicchi di caffè o un po’ di cannella.

Come si beve il pacharán? - Drinks&Co

Come si beve il pacharán?

Consigliamo di bere il pacharán a una temperatura compresa tra i 3 e i 7° C, naturalmente in un calice di cristallo o in un bicchiere alto, nel caso aggiungessimo del ghiaccio. Si dice che abbia grandi proprietà digestive e che sia stato creato proprio con questa finalità, per questo motivo si consiglia di berlo dopo i pasti.

Un’altra caratteristica da tenere in considerazione è che il pacharán deve essere preferibilmente consumato nei due o tre anni (al massimo!) successivi alla sua lavorazione, dal momento che è un liquore al quale il tempo non apporta nessun miglioramento.

Che cos'è e da dove viene il pacharán? - Drinks&Co

Da dove viene il pacharán?

Questo liquore ha origine nella regione di Navarra, in Spagna, dove il pacharán viene consumato ormai da molti secoli, tanto da meritarsi una Denominazione d’Origine. Non è chiaro quando lo si sia cominciato a bere con esattezza, ma i primi dati certi risalgono già al XIV secolo, quando venne servito al matrimonio di Don Gonofre di Navarra, figlio di Carlo III.

Allora, vi è venuta voglia di un bel pacharán?

Una bottiglia di vino nella calza della Befana!

Sapevi che anche la befana è una winelover? Non tutti, infatti, sanno che la popolare filastrocca sull’Epifania continua così: La Befana è una vecchina / che col sacco si fa china, / mangia arance e beve vino, / porta i doni a un bambino.

Ecco una guida per imparare ad abbinare il vino con i regali della nostra cara vecchietta, caramelle, snack e cioccolato!

Epifania: come abbinare caramelle e vino - Drinks&Co

Vino e caramelle

Siete stati buoni e dentro la calza troverete un sacco di caramelle gommose? Rendetele più “adulte” accompagnandole con un buon bicchiere di Chardonnay, Riesling o di vino dolce, un Moscato per esempio. Va bene anche un buon calice di Champagne o Spumante. Cerchi qualcosa di un po’ più forte? Allora buttati su un Porto Tawny.

Se, invece, la tua debolezza sono quelle caramelle un po’ acidule, opta per un Prosecco o un Pinot Grigio.

Come abbinare i dolci della befana al vino - Drinks&Co

Snack al cioccolato

Non riesci a resistere a tutte quelle barrette che hanno del caramello/burro d’arachidi/wafer all’interno? Puoi tranquillamente scegliere tra un Malbec, un Cabernet Sauvignon e un Primitivo (o Zinfandel, se preferisce il vino californiano). Ci stanno bene anche uno Chardonnay o uno Sherry.

E se, invece, è l’abbinamento cocco-cioccolato che ti manda fuori di testa, ti consigliamo di scegliere un vino da dessert francese, come un Sauternes.

Cioccolato, snack e caramelle: abbinare al vino i regali della befana - Drinks&Co

Vino e cioccolato

Ah, l’insostituibile cioccolato! Per quello al latte, ti soffriamo un classico Merlot o un Malvasia delle Lipari Passito. Per accompagnare una tavoletta di cioccolato fondente, invece, è meglio un Cabernet Sauvignon, un Sagrantino di Montefalco Passito, un Vin Santo di Montepulciano o un Marsala.

Se sei di quelli che preferiscono il cioccolato bianco, allora un Moscato Passito è la scelta giusta per te.

5 cocktail con champagne o spumante per il tuo aperitivo di Natale

Non sapete ancora che aperitivo servire domani? Prendete la bottiglia di champagne o di spumante che sicuramente qualcuno vi avrà regalato e seguite i nostri consigli!

5 cocktail con champagne o spumante per il tuo aperitivo di Natale - Drinks&Co

Cocktail di Natale

Si tratta di un cocktail molto semplice da preparare e dal sapore piuttosto dolce, da accompagnare con della frutta come decorazione.

Ingredienti:

¼ bicchiere di Champagne

Granatina

Frutta 

Preparazione:

In una flûte, mettete della frutta tagliata a pezzi piccolissimi (potete scegliere voi quale, a seconda dei vostri gusti) e un po’ di granatina. Riempite, poi, il bicchiere fino all’orlo con lo Champagne.

5 ricette per i tuoi cocktail di Natale - Drinks&Co

Cocktail di champagne con zenzero

Questo cocktail ha un sapore particolare e deve essere preparato con un buon champagne, che sappia sostenere il sapore dello zenzero.

Ingredienti:

3 strisce di zenzero in salamoia

Cubetti di ghiaccio

2 cucchiai di Vodka

12 cl di Champagne

Preparazione:

Mettete le strisce di zenzero in un mixer e tritate. In uno shaker, mettete lo zenzero tritato, i cubetti di ghiaccio e la Vodka. Shakerate e versate in un bicchiere da Champagne. Riempite il resto della coppa con lo Champagne e servite.

5 cocktail con champagne o spumante per Natale - Drinks&Co

Black Velvet

La miscela di birra scura e champagne fa di questo cocktail un’esplosione di sapori!

Ingredienti:

Champagne

Birra nera

Preparazione:

Riempite mezza flûte con la birra nera e, lentamente, riempite il resto del bicchiere con lo Champagne. Mescolate delicatamente con una bacchetta di plastica e servite.

Natale: 5 cocktail per animare le tue feste! - Drinks&Co

Barbotage

Questo cocktail deve essere preparato esclusivamente con spumante tipo brut, per non rovinare il gusto della miscela.

Ingredienti:

Cognac

Grand Marnier

Spumante brut

Preparazione:

Versate il Cognac e il Grand Marnier in parti uguali in una flûte di champagne, poi riempite il resto del bicchiere con dello spumante brut e servite.

Cocktail per Natale: 5 ricette esplosive! - Drinks&Co

Mad men

Si tratta, praticamente, di un bicchiere di Champagne, ma più fresco e attraente!

Ingredienti:

Ghiaccio tritato

Champagne

Preparazione:

Agitate lo champagne con del ghiaccio tritato in uno shaker. Filtrate il composto in un bicchiere Collins che, se necessario, riempirete con dell’altro Champagne.

Natale 2019: le guide vini da regalare

Siete ancora alla ricerca del regalo di Natale perfetto per un amante del vino? Abbiamo la soluzione: una guida dei migliori vini del 2020! Ecco i titoli che vi suggeriamo:

Natale 2019: le migliori guide vini da regalare - Drinks&Co

Vini d’Italia – Gambero Rosso 2020

In questa guida, i critici di Gambero Rosso hanno preso in considerazione i migliori vini italiani assegnando la consueta valutazione da Uno a Tre Bicchieri. Nella guida si possono trovare anche i migliori vini sotto i 15 Euro, i vini “Tre Bicchieri Verdi” – con certificazione di agricoltura biologica o biodinamica – e 9 menzioni speciali.

I Vini di Veronelli 2020

All’interno della guida di Veronelli si potranno leggere le recensioni di oltre 2.000 aziende vinicole, ordinate per regione e per comune, di cui sono forniti tutti i dati di contatto, le informazioni tecniche e se esiste la possibilità di organizzare visite guidate. I vini presentati sono, invece, oltre 16.000. Anche di questi, viene fornita ogni informazione necessaria per conoscerli meglio.

Annuario dei migliori vini italiani 2020 – Luca Maroni

Ecco una raccolta delle più importanti aziende vinicole del Bel Paese, con la descrizione vino per vino del critico Luca Maroni, famoso per mettere al centro della sua analisi il principio della piacevolezza. Questo annuario ci offre informazioni sulle caratteristiche organolettiche dei vini, sulle sensazioni provate durante gli assaggi, su statistiche e graduatorie. Inoltre, vengono riportate anche oltre 670 etichette a colori.

Le guide vini più importanti per un regalo di Natale coi fiocchi! - Drinks&Co

Slow Wine 2020. Storie di vita, vigne e vini in Italia

Per la sua guida, Slow Wine ha deciso di adottare un modus operandi unico al mondo: visitare tutti gli anni le aziende recensite. Lo scopo è quello di scrivere la storia delle cantine, descrivendo anche le vigne oltre che i vini prodotti. Si tratta, senza ombra di dubbio, di una delle guide più ricche di informazioni che si possano trovare in libreria, che regalano al lettore numerosi ragioni per cui comprare una certa bottiglia di vino.

Vitae. La guida vini 2020

L’Associazione Italiana Sommelier ci propone, come ogni anno, una rassegna dei migliori vini italiani. Sarà possibile trovare una sezione “Freccia di Cupido”, dedicata ai vini in grado di suscitare emozioni, e una “Salvadanaio”, dedicata ai vini caratterizzati da un ottimo rapporto qualità-prezzo. Per compilare la guida, i sommelier hanno assaggiato alla cieca quasi 30.000 vini di oltre 3.000 aziende vinicole.

Tre cocktail per animare il vostro Natale!

Quest’anno a Natale volete offrire qualcosa di speciale ai vostri ospiti? Se spumanti e champagne vi hanno annoiato, vi suggeriamo di provare questi tre cocktail natalizi che sapranno animare le vostre Feste.

Tre ricette di cocktail per sopravvivere a Natale - Drinks&Co

Eggnog Martini

L’Eggnog è un liquore natalizio particolarmente diffuso nei paesi anglosassoni, elaborato con uova, latte, liquore e spezie. Noi, però, vi proponiamo una rivisitazione della ricetta dell’Eggnog Martini con un ingrediente nostrano, l’italianissimo Vov.

6 cl di Vov

3 cl di Vodka

3 cl di Amaretto Disaronno

Sciroppo di zucchero

Zucchero di canna

Sporcate i bordi di una coppetta Martini con dello sciroppo di zucchero e poi immergeteli nello zucchero di canna. In uno shaker, mettere il Vov, la Vodka e l’Amaretto con del ghiaccio e shakerate per alcuni secondi. Versate il cocktail nella coppetta.

Potete decorare ulteriormente il vostro cocktail con una spruzzata di cannella in polvere o aggiungendo nel bicchiere una stecca di cannella.

Il cocktail del Grinch! Scopri le ricette dei migliori cocktail per Natale - Drinks&Co

Grinch Cocktail

 

Questo cocktail verde ispirato al famoso film Il Grinch è adatto a tutte quelle persone che con il Natale hanno un rapporto di odio e amore!

6 cl di Midori

3 cl di Vodka

12 cl di Sprite

Ciliegie al maraschino (per decorare)

Bastoncini di zucchero (per decorare)

Riempite un bicchiere Old Fashioned con del ghiaccio e aggiungete il Midori e la Vodka. Riempite fino all’orlo con la Sprite e mescolate. Decorate con una ciliegia al maraschino e con un bastoncino di zucchero.

Se preferite, potete sostituire la Vodka con del Rum o del Triple Sec.

Cocktail per Natale: il Santa Clausmopolitans - Drinks&Co

Santa Clausmopolitans

Babbo Natale non è mai stato così cool! Ecco un cocktail elegante e goloso da servire come aperitivo prima di buttarsi a tavola!

24 cl di Vodka

36 cl di succo di Cranberry

5.6 cl di Triple Sec

5.6 cl di succo di lime fresco

Mirtilli rossi (per decorare)

Zucchero granulato (per decorare)

Passate una fetta di lime sui bordi dei bicchieri (coppette Martini), che poi immergerete nello zucchero granulato. In uno shaker, aggiungete la Vodka, il succo di Cranberry, il Triple Sec e il succo di lime. Shakerate per alcuni secondi e versate nelle coppette decorate con lo zucchero. Se volete, potete decorare aggiungendo dei mirtilli rossi nel bicchiere.

Vi abbiamo convinto con i nostri cocktail?

Vin brulé: la bevanda del Natale!

Tè, infusioni, cioccolate calde… sono tanti i modi in cui riscaldarsi in queste gelide giornate dicembrine! A noi, però, piace il vino e, quindi, vi parliamo del vin brulé, la bevanda più bevuta in tutti i mercatini di Natale!

Storia e ricetta del vin brulé, la bevanda di Natale - Drinks&Co

Storia del vin brulé

Glühwein, vin chaud, mulled wine, glögg. Chiamatelo come volete, ma si tratta sempre della stessa cosa: vino caldo mischiato a zucchero e spezie. Come potete immaginare, l’abitudine di bere del vino riscaldato ha origine nelle zone di montagna e nei paesi più freddi, per poi essersi diffusa in tutto il mondo. Solitamente, viene consumato durante l’inverno, nel periodo che va dall’Avvento al Carnevale.

Il primo antenato del vin brulé risale addirittura all’Antica Roma. Il conditum paradoxum, la cui prima descrizione è contenuta nel “De re coquinaria” di Apicio, era una bevanda a base di vino rosso caldo aromatizzata con miele, pepe, zafferano, datteri e foglie di nardo. Solitamente, veniva offerto agli ospiti a fine pasto come digestivo.

Ricetta del vin brulé, la bevanda del natale - Drinks&Co

Nel Medioevo, invece, le bevande speziate si diffusero come potenti medicinali e la cannella prese  presto il posto del pepe. Il vin brulé veniva chiamato ipocras, in onore del medico greco Ippocrate, un modo geniale per rendere le bevande più convincenti dal punto di vista medico. Un’ulteriore testimonianza di questo tipo di vino la si può trovare nel Tractatus de modo preparandi et condiendi omnia cibaria, un antico ricettario anonimo risalente al Tardo Medioevo.

Con il tempo, il vin brulé si é diffuso in molti paesi europei, soprattutto in quelli dell’Est e del Nord Europa. La ricetta può cambiare leggermente di paese in paese: alcuni aggiungono noce moscata, altri zenzero fresco, alcuni lo addolciscono con dello zucchero ed altri con il miele. Il modo migliore per assaggiarlo è sicuramente mentre si passeggia per qualche mercatino di Natale, dove viene servito in coloratissime tazze di ceramica.

Il Vin brulé: il vino dei mercatini di Natale - Drinks&Co

Ricetta del vin brulé

Preparare il vin brulé in casa è molto semplice. Vi serviranno:

1l di vino rosso

100g di zucchero

Scorza di un limone

Qualche fetta d’arancia

2 stecche di cannella

Circa 5 bacche di ginepro

Noce moscata

Circa 8 chiodi di garofano

1 anice stellato

Versate lo zucchero in un tegame e aggiungete tutte le spezie, comprese l’arancia e la scorza di limone. Versate, poi, il vino rosso e accendete il fuoco. Portate lentamente ad ebollizione e fate sobbollire per circa 5 minuti a fiamma bassa. Mescolate fino a quando lo zucchero non si sarà completamente sciolto. Facendo molta attenzione, portate una fiamma sulla superficie del vino e lasciate che sfiammeggi fino al suo spegnimento. Quando il fuoco si sarà spento, versate il vin brulé nelle tazze filtrandolo. Se volete, potete aggiungere tra gli ingredienti anche delle mele.

Ricetta del Vin Brulé, il vino di Natale! - Drinks&Co

Quale vino usare per il vin brulé?

In linea generale, per preparare il vin brulé è necessario utilizzare un vino rosso corposo. Optate per un Barolo, un Cabernet o un Merlot. In Trentino-Alto Adige, si utilizzano anche vini elaborati con Pinot Nero, Schiava o Teroldego.

 

Le birre di Natale: storia di una tradizione

Anche in Italia, da qualche anno a questa parte, si è diffusa la tradizione delle birre di Natale. Sono molte, infatti, le birrerie che lanciano la loro Special Edition natalizia, la cui ricetta cambia ogni anno. Vediamo insieme da dove viene questa usanza e quali sono le caratteristiche più comuni di queste birre.

Le birre di Natale: le origini della tradizione - Drinks&Co

Birre di Natale: dove nasce la tradizione?

Nel Nord Europa, la tradizione delle birre invernali ha una storia antichissima, plurisecolare. Durante il medioevo, ad esempio, in Inghilterra veniva prodotta una bevanda fermentata a base di mele, zucchero e spezie, utilizzata per scaldarsi durante la lunga stagione fredda. La patria ufficiale delle birre di Natale, però, è il Belgio, dove sono nate per il consumo in famiglia verso la fine dell’Ottocento.

Le Kerstbier, come sono chiamate in Belgio, sono nate in piccoli birrifici artigianali che, in occasione delle Feste, solevano produrre dei quantitativi limitati di birre, per dirla in poche parole, in “edizione speciale”, che non venivano poi introdotte nella produzione seriale. Visto il successo ottenuto da queste birre anno dopo anno, anche le grandi marche hanno deciso di appropriarsi di questo costume e produrre le proprie birre natalizie.

Le birre di Natale: origini e caratteristiche - Drinks&Co

Le caratteristiche delle birre di Natale

Le birre di Natale – o Christmas Beer, Bière de Nöel, Weihnachtsbier, Winter Warmer – sono birre dal forte tenore alcolico (raramente sotto i 7-8 gradi), adatte per aiutare ad affrontare le gelide temperature invernali, che cambiano caratteristiche ogni anno e che difficilmente si ripetono nella ricetta.

Sono birre ad alta fermentazione, non pastorizzate e particolarmente intense e aromatiche. Il gusto, infatti, si rivela speziato (cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano, etc.) e dolce, con note di frutta secca, canditi, e caramello. Insomma, gli aromi e sapori tipici dell’inverno!

Le birre di Natale: ecco come è nata la tradizione - Drinks&Co

Birre di Natale e abbinamento con il cibo

Queste particolarità nel sapore non è casuale. Queste birre invernali, infatti, venivano concepite come possibile abbinamento per i piatti tipici della cucina nordica, che include carni speziate e agrodolci. Pensiamo, ad esempio, a un piatto di carne di cervo con salsa ai mirtilli, a uno stufato di carne o a un panino con salsiccia e crauti.

In Italia, possono essere abbinate perfettamente a formaggi dal gusto forte, erborinati e stagionati, o con dolci tipici delle festività, come l’intramontabile Panettone.

Le caratteristiche delle birre di Natale - Drinks&Co

Etichette decorate per Natale!

Parte del successo delle birre di Natale è dovuto anche alle etichette che ne decorano le bottiglie. Spesso, infatti, le etichette riportano disegni tipicamente natalizi, come casette innevate, Babbo Natale, slitte, renne e alberi decorati. Queste caratteristiche rendono le birre di Natale dei veri e propri oggetti da collezione… e degli ottimi regali da mettere sotto l’albero!

PIWI: i vini prodotti da vitigni resistenti

Forse, negli ultimi tempi, vi sarà capitato di sentire parlare di vini PIWI o di vitigni resistenti. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e perché si stanno diffondendo sempre di più anche nel nostro paese.

Che cosa sono i vini PIWI e i vitigni resistenti? - Drinks&Co

I vini PIWI e i vitigni resistenti

Quando si parla di Pilzwiderstandsfähige Rebsorte – o PIWI, per chi non domina il tedesco – si parla di “varietà di vite resistenti alle crittogame”, cioè incroci tra alcune varietà di vite da vino e delle varietà di vite americane resistenti alle malattie fungine.

Le viti, proprio come gli umani, si ammalano. Le malattie fungine della vite furono importate involontariamente dall’America nel XIX secolo, con l’introduzione di alcune varietà di vite americane in Europa. Queste, insieme alla devastante fillossera, per poco non decretarono la fine della viticoltura europea. Per questo motivo, ogni anno, numerosi interventi fitosanitari sono obbligatori in tutto il paese, allo scopo di contenere una possibile infezione (e un possibile disastro).

La scopo dei vitigni resistenti è quello di “giocare in anticipo” sulla natura evitando di dover utilizzare sostanze chimiche e ricorrere ai trattamenti anticrittogamici. Come? Unendo la resistenza delle piante americane alla qualità dei vitigni europei.

Stiamo parlando, quindi, di una viticoltura attenta alla sostenibilità ambientale: non a caso questi incroci vengono spesso definiti “super bio”.

La storia dei PIWI

In realtà, lo studio di vitigni “incrociati” non è per nulla una cosa degli ultimi anni. Tra il 1880 e il 1935, infatti, vennero condotte numerose ricerche e prove per rendere le viti più resistenti ai funghi. I risultati, però, furono piuttosto deludenti, tanto che, ancora oggi, quando si sente parlare di vitigni resistenti – o ibridi, ma meglio evitare il termine – qualcuno tende a storcere il naso.

Gli studi e gli incroci condotti ai giorni nostri, invece, sono notevolmente più sofisticati e complessi rispetto a quelli del passato. Gli ottimi risultati ottenuti nelle prove di vinificazione, infatti, hanno evidenziato il rispetto delle caratteristiche varietali e hanno fatto sì che questi vitigni venissero accettati dalla Comunità Europea per la produzione dei “Vini di Qualità”.

Vini PIWI e vitigni resistenti: cosa sono? - Drinks&Co

La selezione dei PIWI

Innanzitutto, va sottolineato che il processo di selezione delle viti PIWI non è per nulla semplice o breve, ma può durare anche alcune decine di anni!

La prima fase consiste nel creare gli incroci, per poi ottenere delle piantine da seme che vengono esposte al fungo. Infine, si selezionano gli esemplari resistenti, che saranno poi valutati anche da un punto di vista enologico. Durante il processo, è possibile ricorrere all’utilizzo di alcuni marcatori per evidenziare i genotipi che contengono i geni della resistenza.

Le varietà più diffuse e la situazione in Italia

Nel campo dei PIWI, sono i tedeschi che dominano la scena, seguiti da austriaci e svizzeri. Di conseguenza, anche le varietà PIWI più diffuse sono di origine germanica. Tra queste ricordiamo il Bronner, il Cabernet Carbon, il Cabernet Cortis, il Gamaret, l’Helios, il Muscaris, il Johanniter, il Prior, il Regent e il Solaris.

In Italia, invece, le regioni che più credono nei vitigni resistenti sono quelle del Nord-Est: Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia.

Voi cosa ne pensate? I vitigni PIWI rappresentano davvero la viticoltura del futuro?

 

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Vini e nomi strani: parolacce e proposte osé

In vino veritas, sostiene un famoso modo di dire. Il vino, quando è troppo, può far uscire la nostra parte peggiore o quella più animale. A volte, però, non è neanche necessario berlo, ma solo leggere ad alta voce il nome della nostra bottiglia. Eh già, perché alcune cantine puntano su una strategia di marketing piuttosto, come dire, volgare, ma senza dubbio divertente e vincente! Ecco dei nomi davvero strani dati a dei vini.

Nomi di vini osé e cattivi - Drinks&Co

Vino e parolacce

Avete litigato con il capo al lavoro? Vi hanno tagliato la strada in macchina? Avete fatto due ore di fila alle poste? Tranquilli, nulla che un bel calice di vino non possa sistemare! E se le convenzioni sociali vi impediscono di affacciarvi alla finestra e urlare insulti a chiunque, nessuno vi potrà impedire di leggere a voce alta delle etichette su delle bottiglie.

In questo caso, optate per un Bastardo (che in Portogallo non è altro che una varietà di uva), un Rosso Bastardo (che prende il nome dal paesino umbro da cui provengono le uve) o un Fat Bastard, se vi sentite ancora più arrabbiati. Non dimentichiamoci, poi, dell’intramontabile Nero di Troia, varietà il cui nome deriverebbe dall’omonima città pugliese o dalla leggenda di Diomede, reduce dalla guerra di Troia, che portò con sé in Puglia dei vitigni tipici della sua terra, la Grecia. 

In Australia esiste anche un vino che si chiama Bitch, termine un po’ forte per indicare una donna di facili costumi.

Parolacce e proposte osé: i nomi del vino più strani - Drinks&Co

Vini sexy

L’alcol, si sa, libera i freni inibitori! Ecco allora che i nomi di alcuni vini diventano dei chiari messaggi subliminali, che corrono in aiuto dei più timidi e pudici.

Il Soffocone di Vincigliata è un vino toscano prodotti dall’artista svedese Bibi Graetz. Il nome si rifà, chiaramente, alla fellatio ed è stato ispirato dalle numerose coppiette che, a quanto pare, si appartano vicino alla Cantina Testamatta. Anche lo Scopaio potrebbe apparire come un invito piuttosto esplicito, ma in realtà prende il nome dalla località Lo Scopaio a Castagneto Carducci, in Provincia di Livorno. La selezione di vini Orgasmo, infine, invitano a chiudere la serata in bellezza, anche se ai più romantici suggeriamo il Barbera Baciami Subito, della cantina La Scamuzza.

Vini con nomi sexy e piccanti - Drinks&Co

Sono molti, poi, i riferimenti al sesso femminile. Il Bernarda di Christian Trinchero, ad esempio, è nato dall’unione dei nomi di due famosi vitigni piemontesi, il barbera e il bonarda, ma è stato il voluto doppio senso che ha contribuito a renderlo famoso. Il Merlo della Topa Nera, prodotto da Gino Fuso Carmigiani in provincia di Lucca, invece, è proprio un omaggio al sesso femminile.

Proprio come il Nero di Troia, anche il Passerina è un vitigno dal nome particolare, diffuso nelle Marche, in Abruzzo, in Emilia Romagna e nel Lazio. I piccoli acini di questa varietà risultano particolarmente buoni ai passeri, che ne vanno ghiotti, e non mancano di certo le cantine che hanno approfittato del doppio senso. La cantina Lepore, ad esempio, ha chiamato il suo vino Passera delle Vigne.

Infine, la fattoria Uccelliera ha lanciato un vino chiamato Ficaia, termine che in dialetto toscano ha un significato molto più innocente: albero di fico. Esiste, poi, un vino frizzante che si chiama La Monella, prodotto dall’azienda Braida, ottimo se vi sentite piuttosto esuberanti!

I vini con i nomi più strani: parolacce e proposte osé -Drinks&Co

Non dimentichiamoci degli uomini: il vino non fa distinzioni di genere! Il Bricco dell’Uccellone prodotto sempre dall’azienda Braida, in realtà, non voleva essere un riferimento al membro maschile, ma un omaggio alla vecchia vicina di casa del vignaiolo, una signora soprannominata appunto “uccellone” per la sua abitudine di vestirsi di nero.

Il Pelaverga non è un invito a radersi le parti basse, ma semplicemente il nome di un vitigno a bacca nera piemontese, coltivato perlopiù in provincia di Cuneo. Esistono anche uno spumante biologico che si chiama Addio cugghiuna (letteralmente, “addio coglioni” in siciliano) e un brand di vini dal nome Deunasega, espressione empolese traducibile come “accipicchia!”

E se il biologico ormai si fa strada sempre più sulle tavole degli amanti del vino, esiste ancora chi preferisce una vinificazione più tradizionale, come Rodolfo Cosimi, che intitola il suo Brunello di Montalcino Bionasega, a mo’ di provocazione.

 

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